DROGA

Narcotraffico, i soldi della droga investiti nelle mozzarelle nel Teramano

Uno degli arrestati aveva aperto a Martinsicuro una rivendita di latticini

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TERAMO. Erano bravi a cambiare i metodi di trasporto e occultamento dello stupefacente ad ogni sequestro operato dagli investigatori ma alla fine sono stati beccati ugualmente.
Emergono nuovi particolari dell’indagine "Game Over", coordinata dal sostituto procuratore della Direzione Distrettuale dell'Aquila, David Mancini, che ieri ha smantellato un'organizzazione che gestiva un ingente traffico di cocaina nelle province di Teramo, Napoli e Ascoli Piceno.

Nessuna delle sei persone arrestate e' appartenente alla criminalita' organizzata, ma per tre di loro tra i quali spicca il vertice dell'associazione, e' stata contestata la contiguità alla camorra degli scissionisti.
A tutti i responsabili e' stata contestata l'associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, con l'aggravante del cosiddetto metodo mafioso. L'indagine ha consentito di delineare la struttura organizzativa di un sodalizio, con al vertice Di Costanzo contiguo al clan camorristico 'Amato-Pagano' , in grado di approvvigionare consistenti quantitativi di cocaina, reperendola nella zona di Melito di Napoli e di Secondigliano, per poi trasferirla nel territorio aprutino e piceno, al fine di commercializzarla lungo la fascia costiera.
Di Costanzo, arrestato a Barcellona nel 2005 con il capo degli scissionisti Amato Raffaele, nel 2012 si era trasferito sulla costa adriatica, verosimilmente per sfuggire alla violenta spaccatura riscontrata in quel periodo tra gli stessi scissionisti con il gruppo 'Vanella-Grassi', stabilendo la propria dimora, in un primo momento a Martinsicuro, dove aveva aperto una rivendita di mozzarelle, e successivamente a San Benedetto del Tronto, dove si e' definitivamente radicato.
L'associazione era strutturata su un secondo livello operativo costituito da costituito da collaboratori, con incarico di organizzare i trasferimenti dello stupefacente per la successiva immissione della droga sul mercato, prevalentemente delle cittadine della costa adriatica, laddove veniva spacciata da decine di altri personaggi che la cedevano al dettaglio quale braccio terminale dei tentacoli di uno stesso programma criminale.

Secondo gli inquirenti il sodalizio era molto bravo anche nello smistamento e la consegna della droga (anche ad imprenditori affermati delle due province); nel reinvestimento dei proventi illeciti in attivita' commerciali su Teramo ed Ascoli (prodotti caseari, abbigliamento e rivendite di autoveicoli) gia' individuati e censiti; attivita' di supporto agli associati, dopo l' arresto (avvocati e mantenimento delle loro famiglie).
L' associazione disarticolata, comunque, non ha replicato nel Teramano e nell' Ascolano i caratteri di quella di stampo camorristico, tipica delle regioni ad alto indice di criminalita'. Il grande quantitativo di droga avrebbe fruttato all' intera struttura criminale un introito di circa un milione e mezzo di euro triplicabili al dettaglio.

GLI ARRESTATI
Mente del gruppo viene ritenuto dagli investigatori Gennaro Di Costanzo, napoletano 39enne, vicino al clan "Amato-Pagano" che nel 2012 si era stabilito dapprima a Martinsicuro, in provincia di Teramo, dove gestiva una attività casearia, e poi a San Benedetto del Tronto.
Inoltre sono stati raggiunti da ordinanza di custodia in carcere Carmine Pietropaolo, Antonio Manzo, Aldo, Raimondo e Ines Buonavoglia. Ai domiciliari, Donatella Mancini residente a Colonnella, Patrizio Andolfi, Anna Maria Buonavoglia, Immacolata Odierno, Antonietta Di Giorgio, Andrea Iozzi e Francesco De Luca.