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Cialente verso il ritiro delle dimissioni? Cittadini pronti ad occupare il Comune

Sabato manifestazione #dimettiamoli

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L'AQUILA. In duecento circa hanno partecipato sabato scorso in piazza Duomo all'Aquila, all'evento "Dimettiamoli tutti. Indietro non si torna".
L’evento è stato organizzato da movimenti e comitati cittadini per riaffermare la necessità di un cambiamento generale nell'amministrazione aquilana il giorno dopo l'assemblea pubblica promossa dal Partito democratico. E mentre cresce la possibilità che il sindaco Massimo Cialente torni sui suoi passi e ritiri le dimissioni (ha altri 10 giorni di tempo per farlo) i comitati cittadini vanno dritti per la loro strada.
Sabato pomeriggio numero di partecipanti inferiore rispetto ai 500 manifestanti che una settimana fa esatta, nella stessa location, avevano esultato in contemporanea all'annuncio delle dimissioni del primo cittadino aquilano, accusato di responsabilità politica dopo l'inchiesta della procura della Repubblica su tangenti e appalti che ha portato alle dimissioni il vice sindaco della sua Giunta, Roberto Riga.
«Quando una comunità subisce un trauma come il terremoto e le inchieste giudiziarie, si può rispondere in due modi: se è una società vitale, crede nel cambiamento. Altrimenti prevale il senso di paura e di conservazione», ha detto Ettore Di Cesare, consigliere comunale di Appello per L'Aquila, durante la manifestazione.
«Se si va avanti così - ha aggiunto - la città non si ricostruisce. Questo è un test importantissimo per la società aquilana, deve far vedere di che pasta è fatta. C'è bisogno di una stagione di cambiamento». «Cialente non doveva ricandidarsi - le parole di Vincenzo Vittorini, consigliere comunale di L'Aquila che vogliamo - e ora tornerà a fare il sindaco dopo questa messa in scena delle dimissioni. Per noi è dimesso, questa amministrazione non esiste più. Un ripensamento sarebbe un danno enorme per la città, siamo delegittimati a tutti i livelli». 

Secondo Vittorini, la città «deve eleggere un nuovo Comune, con persone nuove, che sappiano fare della trasparenza e della progettualità la base per ripartire. L'attuale Cialente non può ricostruire con qualsiasi governo italiano, non ha idea, né un progetto sulla città. Ha fatto un gesto importante, dimettersi dopo l'onta che ha subìto la città. Spero che lo confermi».
«Hanno scatenato una guerra cercando di dividerci», ha fatto notare Mattia Lolli del Comitato 3e32. Secondo cui «non si può tornare indietro: Cialente si è dimesso e non può ritirare le dimissioni. Perché cosa accadrebbe se tra qualche mese scoppiasse un nuovo scandalo? A quel punto non potremmo neanche tornare alle elezioni e dovremmo subire un lungo commissariamento. Chi se ne assume la responsabilità?» Lolli ha spiegato che se Cialente decidesse di tornare in Comune «noi occuperemo il Consiglio comunale».
Presente anche la senatrice aquilana del Movimento 5 stelle, Enza Blundo. «Cialente ha responsabilità politiche che la stampa locale e nazionale non ha accennato, definendolo un buon amministratore - ha dichiarato l'esponente dei grillini - ma si deve ripartire, va invertita la rotta. Abbiamo un'amministrazione non più legittimabile? Bene, devono andare a casa». Tra il pubblico anche l'ex parlamentare dell'Italia dei valori Francesco Barbato che, però, non ha rilasciato dichiarazioni.
«Se è inammissibile l’atteggiamento della senatrice Pezzopane – che ci sembra più proiettata verso le elezioni regionali che a spendersi per la città -», dicono sempre dal 3e32, «ancor peggio ha fatto il presidente del consiglio comunale Carlo Benedetti, garante dell'assise civica che, invece di convocare il consiglio per fare chiarezza sui gravissimi fatti, è impegnato come avvocato difensore dell'ex sindaco Roberto  Riga e si diverte a denigrare i cittadini che protestano e chiedono chiarezza. I cittadini hanno estremamente bisogno  di una classe dirigente credibile che sia in grado di pianificare, programmare e ridisegnare una città ostaggio degli interessi di pochi. Mentre i broker fanno affari, L’Aquila rimane una non-città invivibile, dove troppi sono lasciati soli, senza servizi, senza reddito, senza diritti. Vogliamo una ricostruzione che sia anche e soprattutto sociale. Vogliamo vivere con dignità. Costruiamo insieme un progetto reale di rinascita economica e sociale della città, che metta in rete le migliori idee e le esperienze già attivi sul territorio, invece di procedere a caso, come si sta facendo, puntando su progetti assurdi come un aeroporto o sull'arrivo di fantomatiche grandi aziende, che sfrutteranno i fondi del 5% per poi andarsene lasciando i lavoratori senza occupazione e diritti».