FUROR DI POPOLO

Manifestazione pro Cialente, un successo? L’ex sindaco: «non posso tornare»

Pezzopane contro Chiodi: «ci ha messo le pezze al culo»

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L’AQUILA. Almeno mille persone (duemila per RaiTre) si sono mossi ieri pomeriggio, all'Aquila, per partecipare all'assemblea pubblica "A testa alta per la città", alle porte del centro storico terremotato. 

L'evento è stato promosso dal centrosinistra cittadino dopo le dimissioni del sindaco, Massimo Cialente, per le conseguenze politiche dell'inchiesta su presunti tangenti e appalti post-sisma in cui è indagato, tra l'altro, l'ex vice sindaco Roberto Riga. Tra la folla numerose bandiere neroverdi mentre non si sono viste quelle di partito.
C’erano amministratori di Comuni limitrofi, dipendenti di aziende comunali ma anche cittadini del Pd venuti da fuori città, in particolare da Pescara, così come aveva annunciato il segretario regionale del partito, Silvio Paolucci. «Massimo Cialente - ha detto la senatrice Stefania Pezzopane nel suo intervento conclusivo - è una persona per bene, onesta, non indagata. Non si capisce perchè debba dimettersi. Questa non è una città di ladri. Cialente si dimette per un tiro al piccione di alcuni mezzi di informazione che hanno colpito anche la sua famiglia. Chiediamo alla magistratura di fare presto e di accertare le responsabilità di ognuno, che sono soggettive».
Nel ricordare che il centrosinistra «ha sempre lavorato per la città mettendoci la faccia», Pezzopane, rivolgendosi alla platea, ha aggiunto: «Abbiamo chiesto a Cialente di ritirare le dimissioni, questa sera glielo chiediamo insieme: Massimo non mollare, se molla lui molla la città». La senatrice, infine, non ha risparmiato bordate al presidente della Regione Gianni Chiodi che quando ha avuto la gestione commissariale «ci ha messo con le pezze al culo», ha affermato senza mezzi termini. «Ha detto di essere un baluardo, ma baluardo di che?. Noi non lo sopportiamo più. Abbiamo bisogno della Regione, non di Chiodi, sempre assente nelle riunioni importanti e che tenta in ogni occasione di delegittimarci. Meno male che poi e' arrivato Barca».
La senatrice Pezzopane ha sottolineato che «alla fine il ministro Trigilia, così come riportato nella relazione che ha mandato al Parlamento, ha finalmente ammesso che per la ricostruzione occorrono un miliardo e 600 milioni l'anno, aggiuntivi al miliardo e 800 milioni che abbiamo già trovato. Quindi, alla fine, ci da' ragione. Ha fatto una bruttissima figura». 

Molte le pressioni per far ritornare l'ex sindaco e moltissima mobilitazione anche mediatica c'è stata per dimostrare la vicinanza della gente. Le presenze ieri (oltre i vertici del Pd) sono satte tra mille e duemila. Cialente è stato eletto sindaco l'ultima volta con quasi 18mila voti.

CIALENTE: «HO SBAGLIATO A NON DARMI FUOCO»
Tra i presenti, l'ex sottosegretario e parlamentare Giovanni Lolli, che ha parlato dell'addio del primo cittadino. «Ribadisco - ha detto - che speriamo in un ripensamento di Massimo ma questo non è il Cialente-pride, come qualcuno vuole far passare».
Se entro il 31 gennaio prossimo Cialente non dovesse ritirare le dimissioni, mandando il Comune capoluogo ancora alle urne dopo soli due anni, Lolli sarebbe tra i più accreditati candidati del centrosinistra a raccoglierne l'eredità.
«Non ci sono spazi per un mio ripensamento, sono stato licenziato dal governo per un avviso di garanzia al mio vice sindaco», ha fatto sapere Cialente proprio mentre era in corso l'evento. «L'Italia è piena di avvisi di garanzia – ha sbottato Cialente - è come se il ministero competente dicesse che non invierà più soldi a Roberto Cota», il presidente della Regione Piemonte indagato per peculato e per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio con altri 37 in un'inchiesta sui rimborsi e spese nell'amministrazione regionale. «Non ho sentito nessuno del governo negli ultimi giorni - ribadisce Cialente - Fate due più due e capirete che non posso tornare indietro. L'unica colpa che ho è quella di non essermi dato fuoco o aver fatto lo sciopero della fame», ha detto ancora l’ex sindaco che ha rivolto nuovamente un appello alla magistratura, «faccia in fretta, la imploro, perché ogni giorno che passa aumenta il danno grave e irreversibile per la città».
Secondo Cialente, «quando si chiarirà tutto, e cioè che il sistema c'era, ma contro L'Aquila, e verrà fuori l'ingiustizia di questa vicenda, molte persone dovranno chiedere scusa alla città. Quando si saprà di quale appalto si parla - aggiunge - verrà fuori che è la ricostruzione pesante il grande affare, per la quale ho chiesto regole al governo ma senza avere risposte». In ultimo, il sindaco dimissionario attacca politici e media nazionali: «hanno fatto cose vergognose».