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Tangenti L’Aquila. Cilente:«attacchi alla mia famiglia. Contro di me “metodo Boffo”»

Cialente continua a parlare nonostante avesse promesso il silenzio stampa

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L’AQUILA. In silenzio non ci sta, dentro ha ancora troppe cose da dire e che ha taciuto finora. Massimo Cialente sembra avere un unico obiettivo: fare più rumore possibile. E ci sta riuscendo rilasciando dichiarazione qua e là e raccontando frammenti della sua verità, verità taciuta fino ad ora.
Il sospetto del rancore e di una manovra mediatico-politica è dietro l’angolo anche perché a L’Aquila succedono diverse cose che sembrano distogliere l’attenzione dal vero problema di sempre: la ricostruzione che non c’è.
E pare ci si sia già dimenticati persino dell’inchiesta per tangenti che è passata in secondo piano prima per le dimissioni del sindaco, poi per il gesto di Celco Cioni, poi per la pubblicazione della lettera segreta di Cialente a Napolitano contro le speculazioni immobiliari della Curia e poi ancora per la polemica ed il frastuono creato intorno alle dimissioni stesse (polemiche contro il ministro, metodo Boffo, ecc).
E di tutto si parla quando si parla di dimissioni tranne che dei fatti che hanno portato all’arresto di persone che nella amministrazioni hanno gravitato e lambendo anche l’ex vicesindaco Roberto Riga che è indagato ma non Cialente che non lo è.

A Cialente va riconosciuto il merito di essersi dimesso e questo è lo stesso ex primo cittadino a rimarcarlo.  
 Ma a tenere banco sono comunque le “verità” di Cialente e le mille ragioni delle sue dimissioni.
«Ho capito che mi dovevo dimettere quando su alcuni tg nazionali ho visto attacchi diretti alla mia famiglia: lì ho capito. Se si muovono i poteri forti... E in mezzora mi sono dimesso», così ha detto ieri Cialente.
E sulla inchiesta penale della procura adombrando anche per la sua vicenda il pericolo di un 'metodo Boffo'. «La magistratura ora vada avanti, ma faccia presto, lo chiedo non per me ma per la città - continua Cialente - Giovedì ci sono gli interrogatori? Bene, ci dicano subito chi rinviano a giudizio, ma se c'é una cosa che contesto é che in queste ore si parli dell'Aquila come città del malaffare, come una città di farabutti. Io chiedevo regole per la ricostruzione privata - attacca di nuovo l'ex sindaco - e non me le davano. Perché? Non mi riferisco a questa inchiesta, ma vedo nel futuro il classico 'Mani sulla città'. Qui ci sono ministri che convocano riunioni per discutere il piano regolatore della città senza il Comune? E allora me ne vado, e giuro che sparisco, che smetto, non mi troverete più a far politica. Ma vedere L'Aquila sulla Bbc, parlare degli interessi di mia cognata, mischiare le inchieste tra di loro, senza che uno straccio di giornale mi abbia difeso...».
 In merito alla lettera che Cialente ha spedito a Napolitano l'11 dicembre scorso, l'ex sindaco ha confermato «noi tutti siamo convinti che la Curia abbia delle responsabilità nella rimozione di Magani».
L’ex sindaco dimostra di sapere molte cose che tuttavia non dice ma che forse aiuterebbero a capire.