DENTRO L'INCHIESTA

Tangenti L’Aquila, quando Cialente davanti ai magistrati incolpò Riga

«Tancredi lo ha voluto lui»

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L’AQUILA. «Mi sento tradito», «ho sempre raccomandato a tutti la massima trasparenza», «non voglio nemmeno un’ombra sulla mia giunta», «non mi dimetto».
Il sindaco Massimo Cialente ha reagito con sorpresa agli arresti di ieri e ha fatto pressing affinchè il suo vice Roberto Riga si dimettesse.
Una sorpresa ribadita in tute le interviste di ieri. Lo stesso Riga ha parlato di «fulmine a ciel sereno» commentando l’avviso di garanzia che poco prima delle 7 gli è stato messo in mano dagli uomini della Squadra Mobile diretta da Maurilio Grasso.
Ma una sorpresa totale non sarà stata forse per il sindaco Cialente che, come emergenze nell’ordinanza del gip Romano Gargarella, nei mesi scorsi era stato ascoltato dagli investigatori proprio nell'ambito di questa inchiesta e su fatti ben precisi emersi pubblicamente solo ieri.
Sicuramente non conosceva i particolari dell’indagine ed i risultati a cui gli investigatori magari sono giunti anche dopo ma il sindaco di sicuro conosceva i personaggi su cui si stava scavando e questo perché Cialente fu chiamato a chiarire proprio la nomina di Pierluigi Tancredi, ex assessore del Pdl, all’epoca dei fatti consigliere comunale e da lui nominato delegato del Comune dell’Aquila per il recupero e la salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della città.
Un uomo dell’opposizione messo in una postazione strategica per una città da ricostruire. Il centrosinistra che concede una posizione agli avversari perché?
Una delega che creò qualche mal di pancia tanto che in quei giorni Cialente venne subissato di sms di protesta da parte dei cittadini e poi decise di annullare quell’incarico.
E’ davanti ai magistrati che Cialente ricostruisce il perché di quella scelta, che politicamente gli creò problemi: non sarebbe stata una sua scelta. Il sindaco si legge nell’ordinanza, «affermava palesemente che la nomina era stata caldeggiata dal vice sindaco Riga, il quale addirittura gli predisponeva il provvedimento per la nomina, che Cialente si limitava a sottoscrivere».
Dunque il sindaco firmò soltanto, fece tutto Riga.
Per la Procura è «illuminante» che «la nomina sia stata espressamente imposta da Riga», oggi nei guai insieme a Tancredi, e rivelerebbe « il ruolo pubblico di Tancredi con riguardo agli affidamenti dei lavori» oltre che rivelare «il peso e l’influenza dell’ex assessore di centrodestra». Ma che tipo di abboccamento c'era stato tra Tancredi e Riga, che accordo tra il consigliere di centrodestra e l'attuale vicesindaco di centrosinistra?
Anche le dimissioni di Tancredi per la procura avvengono tardivamente «solo dopo qualche mese, quando i rapporti con la Steda erano già pienamente avviati». Da quel momento l’incarico passa a Vladimiro Placidi, che da dicembre 2009 è anche assessore». Che c’è una indagine su quest’ultimo lo si apprende già a giugno scorso, altro elemento che prova che il caos scoppiato ieri è tutt’altro che una sorpresa.

TANCREDI: «PIEGA L’INTERESSE PUBBLICO PER PROPRI INTERESSI»
E la figura più inquietante, secondo la ricostruzione della procura, è proprio quella di Pierluigi Tancredi al quale viene riservata una serie di descrizioni pesantissime. L’imprenditore Lago lo descrive come «un sicuro punto di riferimento attraverso il quale interferire e piegare ai propri interessi l’orientamento di importanti uffici della pubblica amministrazione».
Le richieste dell’ex amministratore di centrodestra sarebbero state continue e pressanti, svela sempre l’imprenditore, tanto che a fine 2009 si sarebbe deciso di mettere in piedi anche una società, la Dama Consulting, per far transitare le mazzette. E’ il segno, annota il gip, di un salto di qualità, «Tancredi si era strutturato». «Da sta per Daniela e Ma per Macera a indicare la loro compartecipazione nella società ma il regista dell’operazione era Tancredi». Per il gip Gargarella Tancredi «in virtù del suo ruolo politico» era diventato «intercettore di denaro pubblico» e «collettore di compensi di imprese in cambio di interferenze per elargizione di lavori. La sua operatività è sconvolgente, gli accertamenti finanziari sono eclatanti, i movimenti di denaro sono totalmente ingiustificati rispetto alla redditualità degli interessati».
E poi ancora «un fisso mensile di 7.200 euro, un compenso del 7% per lavori fino a mezzo milione di euro, un compenso del 3% per lavori ricompresi tra i 5 e i 10 milioni di euro». Dal 17 dicembre 2009 al 5 luglio 2010 la Dama Srl, secondo i calcoli degli inquirenti, avrebbe ricevuto dalla Steda Spa a saldo delle fatture una somma di 43.200 euro.
E il giudice tira in ballo anche Daniela Sibilla, all’epoca dei fatti dipendente e collaboratrice del consorzio dei beni culturali della provincia di L’Aquila, collaboratrice di Tancredi. I due nel tempo avrebbero formato «un duo che non ha smesso di operare nell’ambito degli affari post-sisma. Ne è un esempio l’attuale società di cui è legale rappresentante Francesco Tancredi, figlio di Pierluigi, e avente come soci Tancredi e Sibilla, la Dafne Srl, costituita il 26 luglio 2012, avente per oggetto attività di consulenza amministrativa».
Su questo punto starebbero andando avanti gli accertamenti della Procura che ieri ha eseguito una serie di perquisizione raccogliendo documento e migliaia di file in decine di hardisk che saranno esaminati a fondo per trovare riscontri ulteriori.