L'AUDIO

Omicidio Bottega, «vidi la corrente portarla via. Ma perché confessare?»

Ecco il racconto dalla viva voce dell'assassino reo confesso

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5076

 

 

 


PESCARA. «Anche oggi io non avrei voluto dire niente, perché confessare?»
E’ questa la domanda che Giulio Cesare Morrone, reo confesso del delitto di sua moglie (dopo 22 anni dai fatti), rivolge agli inquirenti il 7 dicembre 2012, il giorno in cui per la prima volta ha raccontato l’omicidio.
Perché dirlo?, ripete durante la seconda parte dell’interrogatorio che oggi PrimaDaNoi.it pubblica in esclusiva (ieri la prima parte) .
Temeva per la sua persona, ma soprattutto per il giudizio della figlia che, ammette, «forse avrà anche pensato che ero stato io ad uccidere mia moglie».
Morrone ricorda quel giorno, dopo l’omicidio: corse in auto fino a Bondeno, provincia di Ferrara, 4 ore di auto per poi buttare il corpo, messo in una cesta e coperto da un sacco, in un fiume. Temeva pure che sarebbe rispuntato fuori ma per sua fortuna il cadavere della donna non è stato mai ritrovato, nemmeno l’anno scorso quando l’omicida è tornato sul posto insieme agli uomini della Mobile di Pescara, diretti da Pierfrancesco Muriana. «Avevo una gran paura addosso», racconta, «per quello che avevo fatto prima di tutto, se si fosse scoperto, per i miei figli e poi è subentrato il ‘cosa ho fatto’». Forse (il ricordo è sbiadito) vide il cadavere portato via dalla corrente. Lo riesce solo ad immaginare: «sì deve essere andata così, perché poi decisi di andarmene».

«Ma ai suoi figli cosa ha raccontato? Avranno chiesto dov’è la mamma?», chiede il pm. «Boh, signora cosa voleva che dicessi. Non lo so dove sta».
«Neanche oggi l’avrei detto… poi il mio confessore mi ha detto di dire la verità, che il signore adesso mi chiede questo». E che Morrone sia stato spinto alla confessione da padre Femminella lo sanno bene gli investigatori che hanno intercettato (poco prima di questa confessione) il dialogo tra i due negli uffici della questura di Pescara. In quell’occasione fu proprio il prelato a dire all’uomo: «tanto non ti farai nemmeno un giorno di carcere», prevedendo in effetti il risultato incredibile del processo che ha visto il reato prescriversi.
E sempre in quelle intercettazioni è apparso evidente come fino all’ultimo Morrone abbia cercato di tirarsi fuori sostenendo addirittura che il prelato non avesse capito bene il suo racconto e che lui non aveva mai detto di averla uccisa.
Quand’è che si è sbandata sua moglie?, chiedono gli investigatori. «Non so, è stato tutto un processo… facevo la mia vita non è che stavo a guardare lo sbandamento di mia moglie. Io pensavo a lavorare e a portare i soldi a casa… me ne stavo come un babbeo e stavo perdendo la cosa più cara che avevo… la mia famiglia». 

Alessandra Lotti