LA SENTENZA

Abruzzo. Terremoto. Occupazione del Consiglio regionale, quattro aquilani condannati

Comitato 3e32: «sentenza vergognosa: cittadini condannati e amministratori archiviati»

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(Il video della protesta del 2010)

L’AQUILA. Sei mesi di carcere e 200 euro di multa (pena sospesa) per aver invaso il Consiglio regionale e danneggiato il cancello d’ingresso.

E’ questa la condanna inflitta lunedì mattina dal giudice onorario Angelo Caporale ai quattro imputati che sono finiti a processo per quella invasione datata 23 dicembre 2010. 

Si tratta di Enrico Maria Ciccozzi, Nino Benito D'Innocenzo, Giovanni De Gasperis e Mauro Zaffiri.

Il pm aveva chiesto l'assoluzione piena per D'Innocenzo e Zaffiri e la sola condanna per danneggiamento per Ciccozzi e De Gasperis. «È la prima condanna per eventi legati alle proteste post-sisma perché finora sono prevalse, giustamente, le ragioni dei cittadini, preoccupati per il loro futuro, il mio assistito, insieme agli altri tre imputati e a tantissime altre persone erano andati all'Emiciclo solo per potersi confrontare con le istituzioni, in maniera assolutamente pacifica, come hanno riferito i testimoni», spiega l'avvocato aquilano Gianmatteo Riocci, legale di fiducia di Zaffiri, che annuncia l'appello. Durante il processo hanno deposto in aula vari rappresentanti politici, come la senatrice Pd Stefania Pezzopane, all'epoca assessore comunale, l'ex deputato del Pd Giovanni Lolli, il vice presidente dell'Emiciclo, Giovanni D'Amico, anche lui del Pd, e il direttore amministrativo del Consiglio, Paolo Costanzi, quest'ultimo nell'udienza di oggi.

 Quel giorno erano decine i manifestanti che occuparono il Consiglio ma, a conti fatti, solo in quattro oggi pagano le conseguenze di quel gesto. 

Il comitato 3e32 parla di «ingiustizia vergognosa» e ricorda il clima nel quale si consumò quella manifestazione di protesta: gli animi erano esasperati di fronte all'ennesima presa in giro del Governo sulla restituzione dei tributi, centinaia di aquilani, insieme ai rappresentanti delle categorie e delle istituzioni locali, decisero di occupare le stanze della regione e dell'allora commissario Chiodi, per chiedere equità di trattamento fiscale. Grazie a quella protesta infatti, il Governo, all'ultimo minuto, approvò un emendamento sulla riduzione e rateizzazione delle tasse da restituire, un risultato strappato grazie alla presenza ed alla determinazione di tutti. Un risultato che però oggi costa caro perchè nell'incredulità generale, il giudice onorario Caporale ha condannato i quattro nonostante diversi rappresentanti della Regione stessa avessero testimoniato il fatto che non ci sia stato nessun reale danneggiamento.
«Questa condanna è ancora più grave», commenta ancora il 3e32, «se si considera che è stato invece archiviato il procedimento relativo alle intercettazioni dell'ex assessore Lisi, in cui ci si rallegra per gli affari del terremoto, mentre poi condanna e criminalizza il movimento che in questi anni si è battuto per la giustizia e la trasparenza della ricostruzione».
Gli avvocati difensori hanno annunciato il ricorso in appello: «siamo convinti», hanno detto, «che in secondo grado si ribalterà questo verdetto».
Il 3e32 contesta inoltre il fatto che a fronte di decine di manifestanti solo questi quattro alla fine siano stati imputati, perché «scelti arbitrariamente dalla questura, senza alcuna identificazione, ma solo perchè ritenute "persone note", e cioè perchè attive nelle assemblee e nelle riunioni. A questo punto condannateci tutti, ma sappiate che noi continueremo comunque a batterci contro ogni ingiustizia e speculazione, e per una ricostruzione certa e trasparente».
Erano in molti a sperare che questa vicenda si chiudesse a favore degli imputati, come accaduto nelle settimane scorse nel processo contro le carriole
e quelle contro i manifestanti di Roma.