LICENZIAMENTI

Sviluppo Italia Abruzzo spa, dopo le promesse scattano i licenziamenti

Sindacati inferociti: «ci avevano dato rassicurazioni»

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(Un vecchio video del 2011)

 


ABRUZZO. L’11 dicembre 2013 il liquidatore di Sviluppo Italia Abruzzo spa, Luca Labricciosa, alle ore 00.11 per mezzo di una mail ha annunciato le procedure di avvio di licenziamento dei dipendenti.

Tra le motivazioni ci sarebbe «il mancato accordo sulla riduzione del costo del lavoro».
Si tratta di un provvedimento per certi versi inaspettato ed oggi contestato dalle Rappresentanze sindacali aziendali che non credono alla giustificazione, anche perché l’accordo era in vista, se non già siglato.
Sviluppo Italia Abruzzo spa è società pubblica ricadente nel controllo di Invitalia, la società che agisce su mandato del Governo e che per effetto del decreto del 2007 doveva essere assorbito dalla Regione Abruzzo, nella fattispecie essere acquistata e dunque assorbita dalla società regionale Abruzzo Sviluppo.
Lo scorso 6 dicembre le Rsa hanno presentato all'Azienda l'ipotesi di accordo ricevuta dalla stessa azienda il 20 Novembre. L’assemblea dei lavoratori svoltasi il 2 dicembre aveva apportato modifiche marginali così come da disponibilità manifestata dall' Azienda.
Su tali modifiche si è aperto un confronto tra le parti al termine del quale il liquidatore - sentito anche il parere del consulente del lavoro, Tiziano Giansante, - ha espresso parere favorevole alla firma dell'accordo ed ha incaricato le Rsa di provvedere alla stesura definitiva e perfezionata del testo.
Al termine dell'incontro le Rsa sono state ricevute dall'assessore Alfredo Castiglione che ha preso atto degli accordi raggiunti esprimendo il proprio assenso.
Dunque secondo i sindacati l’accordo era ad un passo e nulla faceva presagire i licenziamenti che poi sono scattati inesorabili anche perchè la legge imporrebbe la salvaguardia dei livelli occupazionali.
Secondo i dipendenti la società è stata lasciata a se stessa e abbandonata e non inserita in un disegno strategico, «senza alcuna visione da parte di chi dovrebbe occuparsi dello sviluppo economico, con dipendenti che diventano creditori, con fornitori che aumentano il proprio credito, con un patrimonio immobiliare che, invece di essere messo a servizio dell’attività o della liquidazione, si impoverisce progressivamente anche per la perdita di credibilità degli interlocutori».
I dipendenti –riferiscono- hanno manifestato la massima volontà e disponibilità alla collaborazione, «consapevoli che attraverso il rilancio della società passa la salvaguardia del posto di lavoro e della qualificazione professionale».
Dicono di essersi dichiarati, ormai da oltre un anno, «disponibili a rivedere la propria retribuzione allo scopo di fare la propria parte e contribuire, nell’ambito di un progetto complessivo, al raggiungimento dell’economicità attraverso la riduzione dei costi aziendali».
Di fatto però Invitalia (la controllante) ha sostenuto per oltre due anni la società nonostante non ne fosse più proprietaria, attraverso la rinuncia ad esercitare le proprie ragioni di creditore e contribuendo al finanziamento della società, anche per il tramite di commesse significative (le uniche), con lo scopo di remunerare i dipendenti.

LA VENDITA AD UN EURO ALLA REGIONE
La vendita della società Sviluppo Italia Abruzzo SpA ad Abruzzo Sviluppo SpA al costo simbolico di 1 euro era, anzi doveva essere, finalizzata alla salvaguardia dei posti di lavoro dei dipendenti di Sviluppo Italia Abruzzo.
Solo per questa ragione –ricordano oggi i sindacati- Invitalia si sarebbe privata di un ingente patrimonio immobiliare presente nel bilancio della sua ex controllata e valutato da alcune perizie in almeno 7 milioni di Euro.
«Nonostante i buoni presupposti, a pochi mesi dalla cessione», ricordano i sindacati, «si è subito palesata l’inadeguatezza del progetto e già dalla primavera del 2012 Sviluppo Italia Abruzzo si è trovata senza le necessarie risorse finanziare per far fronte agli impegni».
L'azionista unico, in seduta straordinaria, ha deliberato, in data 21 dicembre 2012, lo scioglimento anticipato della società e la conseguente messa in liquidazione. L’assemblea ha inoltre conferito al liquidatore designato ogni più ampio potere per provvedere all'esercizio provvisorio dell’attività ed al compimento di ogni atto necessario per la conservazione del valore dell’impresa.
Dalla data di messa in liquidazione la situazione lavorativa dei dipendenti non si è modificata (se non con il ricorso alla CIG in deroga da febbraio a maggio), gli stipendi non sono pagati con regolarità (ad oggi il debito è di 4 mensilità, considerando anche la 13^) e non esiste ancora, a distanza di oltre 12 mesi, alcun piano, né di ristrutturazione, né di rilancio, né di liquidazione.
Ed ora dopo i licenziamenti il malumore aumenta ed il veleno serpeggia ed i dipendenti che si sentono traditi. Oggi si domandano a chi abbia giovato l’azzeramento del valore patrimoniale di Sviluppo Italia Abruzzo, presupposto necessario per la cessione del pacchetto azionario ad 1 euro.
Per quale motivo sul Bilancio d’esercizio 2011 di Abruzzo Sviluppo S.p.A. gli amministratori affermano di aver fatto “un buon affare”?
Ad oggi chi potrebbe impedire per esempio che in un prossimo futuro gli immobili siano venduti ed i dipendenti abbandonati a loro stessi?