#9DICEMBRE

L’Italia si ferma, la protesta sbarca anche in Abruzzo

Lunedì prossimo presidio in piazza Duca

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ABRUZZO. Cresce la mobilitazione per la protesta del movimento apolitico pronto a fermare l’Italia dal prossimo 9 dicembre.
L’evento è partito dalla Rete: ci si sta organizzando anche grazie al passaparola e ai social network e solo lunedì mattina, con la conta dei partecipanti ci si renderà conto delle reali dimensioni del fenomeno. Il tutto è nato da una costola del movimento dei ‘forconi’ che l’anno scorso e anche nelle ultime ore hanno paralizzato l’Italia al grido di ‘rivoluzione pacifica’.
Gli organizzatori sono agguerriti e in Abruzzo si stanno già muovendo per richiedere le autorizzazioni alle questure competenti. In regione sono previsti presidi dei camionisti all’uscita autostradale Val Vibrata dalle 23.30 dell’8 dicembre, e a Pescara si terrà un sit in dalle prime ore di lunedì in piazza Duca D’Aosta.
Lo scopo della manifestazione è, spiegano gli organizzatori sulle pagine Facebook dedicate all’iniziativa, è quello di chiedere le dimissioni dell'attuale classe politica, presidente della Repubblica compreso. «Non è una pacchiana esagerazione che ci spinge a questo», spiegano, «ma l'aver capito che governo, partiti, sindacati ed altre istituzioni lavorano insieme, contro il popolo che dovrebbero rappresentare e proteggere, per conto delle oligarchie finanziarie che in Italia, come in tutta Europa, dettano legge portando i popoli alla miseria. La Grecia è il segnale d'allarme di quello che nel giro di poco tempo ci aspetta, come la Spagna ed a seguire tutti gli altri stati. La nostra Costituzione viene disattesa proprio da chi ne dovrebbe essere garante».

Il gruppo chiarisce di non essere una organizzazione politica nè di categoria. Vietato portare bandiere di partiti o associazioni di categoria: l’unico vessillo che potrà sventolare è il tricolore. «Siamo il popolo oltraggiato», dicono gli ideatori, « quello che produce ma quello che non produce perchè lo stato lo ha messo in tale condizione. Siamo il popolo dei precari, dei senza futuro, di quelli che sperano in un qualcosa di meglio per le generazioni future».
E poi ancora: «siamo quelli che credono nella forza delle idee, a prescindere se queste possano essere espressione di una presunta “destra” o “sinistra”; al popolo che lavora non servono le etichette ma serve che i problemi, e sono tanti, siano risolti da gente onesta».
Cosa si vuole ottenere, è spiegato nel ‘manifesto’: «che l'attuale classe politica, presidente della repubblica compreso, istituzioni infiltrate dai partiti ladroni, si dimettano ed abbandonino le posizioni».
Da quel momento vi sarà «un periodo transitorio» in cui lo stato sarà guidato «da una commissione retta dalle forze dell'ordine trascorso il quale si procederà a nuove votazioni». Durante questo periodo di transizione bisognerà «ristampare la lira per finanziare senza creare debito la spesa produttiva statale. Ci sarà la rescissione di tutti i trattati che ci vincolano con l'Europa delle banche»

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