Abruzzo. Sequestro beni a Oliveri, l’avvocato: «deciso senza sentire la difesa»

Provvedimento eseguito dalla Dia ad imprenditore oleario

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CATANZARO. «Il sequestro di beni per 325 milioni di euro è stata applicata senza sentire la difesa».
Lo afferma in una nota l'avvocato Giuseppe Fonte, difensore di Vincenzo Oliveri, in relazione al sequestro di beni avvenuto ieri dalla Dia a carico dell'imprenditore oleario.
Il sequestro preventivo dei beni è scattato ieri mattina in esecuzione di un decreto emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria in accoglimento di una proposta del direttore della Dia, Arturo De Felice. I beni sequestrati consistono, tra l'altro, in 18 società, 39 immobili, disponibilità finanziarie in 52 banche ed in titoli Agea, l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura, concernenti nel diritto alla percezione degli aiuti comunitari per un valore di oltre 16 milioni di euro.
«L'accoglimento – contesta l’avvocato - della proposta di prevenzione patrimoniale per Vincenzo Oliveri, tuttavia necessita di un'immediata verifica giurisdizionale. La misura, infatti, è stata applicata 'inaudita altera parte'. Aderendo, il Tribunale di Reggio Calabria ad un'opzione procedurale legislativamente possibile, sebbene discutibile, rispetto al diritto dei miei assistiti di difendersi provando, ha ritenuto di accogliere la proposta all'esito di una camera di consiglio senza la presenza della difesa».
Il Tribunale di Teramo, viceversa, ritenuto competente per territorio dalla Dia in base al criterio della residenza del proposto, ha rigettato la misura per Antonio Oliveri, fratello di Vincenzo.
La Procura di Reggio Calabria ha presentato appello.


«Una misura, si badi bene», spiega ancora l’avvocato Forte, «avente identica struttura giuridica, dopo la fissazione di una camera di consiglio partecipata nella quale è stata data alla difesa la possibilità di difendersi provando».
«Siamo più che certi - conclude il penalista - che il Tribunale di Reggio Calabria, attesa la procedura adottata, darà alla difesa di Vincenzo Oliveri, con immediatezza, la possibilità di anticipare l'udienza di trattazione della causa».
Il sequestro preventivo di beni per un valore di 325 milioni di euro è stato disposto dal Tribunale di Reggio Calabria sia perchè il loro ammontare sarebbe vistosamente sproporzionato, secondo gli accertamenti svolti dalla Dia, rispetto alle capacità reddituali dell'imprenditore e sia perchè i beni aziendali e personali sono stati considerati provento del reimpiego di capitali illeciti.
Il sequestro di beni disposto dal Tribunale di Reggio Calabria nei confronti dell'imprenditore rappresenta, in termini di importo, la metà di quanto la Dia aveva richiesto.