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Pd: parte il Congresso. Sfida a 4. Renzi favorito?

Le primarie per il segretario di terranno l’8 dicembre

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ROMA. E’ iniziata ieri, con la formale presentazione delle candidature accompagnate dai documenti programmatici, la corsa verso il Congresso del Pd che si terra' l'8 dicembre in coincidenza con le primarie per la scelta del segretario.
I candidati sono quattro: Pippo Civati, Gianni Cuperlo, Gianni Pittella e Matteo Renzi.
Hanno ottemperato alla raccolta delle firme necessarie all'ufficializzazione delle candidature: 1.500-2.000 in almeno cinque regioni, o in alternativa 100 firme di componenti dell'Assemblea nazionale.
E' Renzi a godere del favore dei pronostici. Un assaggio delle potenzialita' del sindaco di Firenze lo si e' avuto con la raccolta delle firme di sostegno tra i parlamentari piddini: oltre 200. Tra loro, ex bersaniani o non allineati (Alessia Morani, Alessia Rotta, Vanna Iori), oltre 80 di AreaDem (la corrente di Dario Franceschini), il senatore ex dalemiano Nicola Latorre, i veltroniani Vinicio Peluffo e Walter Verini, i lettiani Francesco Sanna e Francesco Boccia. Rispetto alle primarie di un anno fa per la premiership Renzi ha sfondato l'area del consenso tra i parlamentari, le segreterie regionali al nord (anche l'Emilia Romagna e' con lui) e al sud.
Cuperlo si dice convinto, invece, che il Congresso puo' riservare delle sorprese a proprio favore.

«Io mi sono candidato a guidare il Pd», spiega, «non perché lo prevede il regolamento ma perché, dovremmo averlo imparato, il governo da solo non basta. È giusto competere per guidare il Paese, ma bisogna costruire il consenso dal basso sulle riforme che si vogliono mettere in campo e il partito serve a questo. Penso che il Pd sia la più grande speranza di riscossa per questo Paese, ma bisogna mettere al centro i problemi delle persone»
Civati, che non ha votato la scorsa settimana la fiducia al governo Letta, si ritaglia lo spazio piu' a sinistra tra i quattro candidati: attenzione ai nuovi movimenti, al rapporto con Sel di Nichi Vendola, alle nuove generazioni di militanti piddini che hanno occupato i Circoli quando e' fallito l'obiettivo di eleggere Romano Prodi al Quirinale.
Positivo anche il quarto in corsa, l’eurodeputato Pittella: «penso a un Pd europeo ed europeista, che si collochi nella famiglia del socialismo europeo e si batta per cambiare l’Europa di oggi andando verso gli stati uniti di Europa. A un Pd che recuperi una visione unitaria dello sviluppo italiano, tra generazioni, tra classi sociali, tra territori con un’attenzione particolare al Mezzogiorno. A un Pd che superi l’attuale conformazione romanocentrica e torni nella piazze, in prossimità dei cittadini. Basta autoreferenzialità».