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Acqua. Chiodi:«è tempo che i Comuni ammettano colpe. Gestione idrica non riguarda la Regione»

L'intervento del presidente al festival dell'acqua

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ABRUZZO. Il servizio idrico? E’ una cosa che riguarda i Comuni e dove la Regione non può e non deve entrarci.
I Comuni sono gli azionisti del servizio che è stato gestito molto male per esclusivi fini elettorali e politici a discapito della qualità del servizio. Ed ora siamo qui con debiti milionari a ripianare…E’ più o meno questo il senso del lungo intervento del presidente della Regione, Gianni Chiodi, al Festival dell’Acqua in corso a L’Aquila, in un dibattito sul futuro dei servizi idrici.
Il momento che l’Abruzzo sta vivendo sul tema è quello di un lungo viaggio che arriva al capolinea e che è costretto a fare i conti (amari)… con i conti in rosso e con bilanci che addirittura i controllori sospettano siano stati truccati. Ci sono le società interamente pubbliche e lottizzate dalla politica che ora devono fare i conti con un nuovo organismo che secondo la Regione nascerà ufficialmente entro quest’anno.
«Vogliamo passare come la regione dei Parchi e dell’ambiente e abbiamo il più basso tasso di depurazione dell’acqua in Europa. Dopo aver toccato sanità e rifiuti, per la Regione è il momento dell’acqua».
«Dopo aver risolto la questione sanità ed aver evitato il rischio di default per il settore dei rifiuti ora dobbiamo pensare all'acqua. Perché in Abruzzo tutti i servizi pubblici erano vicini al collasso, mentre nelle Marche o in Emilia funzionano? Me lo sono chiesto: cosa hanno in comune questi servizi? Che sono gestiti dal pubblico? Non è così, perché ci sono aziende pubbliche come la Gran Sasso Acqua, che funzionano. La realtà e che abbiamo avuto un sistema politico e amministrativo in Abruzzo che ha utilizzato i servizi pubblici locali per massimizzare risultati nei consenso elettorale. Nella sanità e nei rifiuti avevamo numeri da spavento».
«La gestione del servizio idrico, la sua sostenibilità da un punto di vista economico e la sua efficienza nell'erogare servizi al cittadino, rappresentano i punti più difficili da affrontare in questo particolare momento storico», ha aggiunto Chiodi, «dobbiamo coniugare le aspettative dei cittadini/utenti con la massima efficacia, efficienza ed economicità di azione possibile per i soggetti Gestori del Servizio idrico integrato ma ci troviamo in una situazione di vera emergenza. Siamo in un punto di non ritorno. I gestori hanno accumulato negli anni debiti enormi, con una gestione non oculata, molto spesso con contropartite di stampo esclusivamente clientelare. La Regione Abruzzo non può commissariarli, ma li pone di fronte alle loro responsabilità. Se potessi commissariare le aziende dei servizi pubblici lo farei, come abbiamo fatto per la sanità, dove abbiamo chiuso sei ospedali. Il problema è che a volte pagano in termini di consenso, quelli che hanno ricevuto il cerino acceso e non quelli che hanno creato il danno. Dobbiamo tutti fare un “mea culpa” – ribadisce Chiodi - assumiamoci la responsabilità di dire che in passato ci sono stati comportamenti che non potremo mai più permetterci. I privati entreranno se il pubblico dimostrerà di non saper gestire, quindi la responsabilità è prima di tutto delle aziende che hanno ora il compito di rimettere in linea le gestioni. Qui la regione Abruzzo non c'entra niente, non possiamo certo pensare che possa entrare a compensazione di situazioni debitorie».
«C'è una sola cosa da fare», ha proseguito ancora Chiodi, «mettere in equilibrio i conti. E' vero che con il sistema idrico la situazione è complessa proprio perché non è possibile commissariare. Ma diciamolo chiaramente: si tratta di un sistema che troppo spesso, per anni, ha inteso utilizzare il servizio pubblico per alimentare e massimizzare posizioni di consenso elettorale. Questo non è più consentito».
«Chiediamo loro, a questo punto, soluzioni per mettere in equilibrio i conti e procedere con una gestione ordinaria che non vada ad aggravare la situazione debitoria», ha aggiunto Chiodi, «solo così sarà possibile evitare l'ingresso dei privati. In tutto questo, tuttavia, è bene sottolinearlo, non può essere attribuita alcuna responsabilità alla Regione che punta, invece, ad offrire un servizio di qualità agli utenti attraverso l'ottimizzazione delle risorse, sia idriche che economiche e per questo ha previsto, come noto, un ATO unico».

L'assessore ai lavori pubblici, Angelo Di Paolo, nel suo intervento ha toccato vari punti sostanziali tra cui infrastrutture, tutela delle acque, responsabilità dei Comuni e riforma del sistema idrico integrato.
«Una riforma molto importante e rivoluzionaria - ha spiegato l'assessore - portare gli Ato da 6 a 1 innova un sistema non virtuoso ed inefficiente per far posto alla economicità e all'efficienza . Ultimo step necessario per definire la riforma dell'Ato Unica sarà l'approvazione da parte della Giunta regionale dello Statuto dell'Ersi (Ente regionale per il servizio idrico integrato)».
Il presidente Chiodi ha parlato della «performance di Gran Sasso Acqua spa (Gsa)» che, pur avendo gestito la drammatica situazione del sisma del 2009, «ha realizzato investimenti per 23 milioni, la più grande opera pubblica in città, anche se nascosta e ridotto i costi di gestione attraverso un accordo sindacale interno».
Il presidente, Americo Di Benedetto, ha ricordato come Gsa «abbia perso il 60% del fatturato a causa del sisma e i contributi ricevuti dallo Stato e dalla Regione sono stati tutti investiti nelle reti cittadine, con bilanci certificati». Di Benedetto chiama i sindaci aquilani e abruzzesi a farsi protagonisti: «Se i gestori in crisi falliscono, i debiti ricadono sui Comuni azionisti, che andranno in dissesto finanziario e saranno dunque commissariati». L’appello è per la costituzione di un unico gestore regionale, sul modello dell’Ambito unico.