IL CASO

Abruzzo. Trasferimento Rosci: «tornato a Viterbo per motivi di ordine pubblico»

Il sottosegretario alla Giustizia: «sta bene e non ha mai avuto problemi di salute»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3136




ROMA. Il caso di Davide Rosci è arrivato oggi in Parlamento a seguito di una interrogazione del deputato di Sel Gianni Melilla.
Il giovane esponente di sinistra, ex candidato alle comunali di Teramo con Rifondazione Comunista, è stato condannato in primo grado a 6 anni di reclusione per gli scontri di Roma dell'ottobre 2011
Rosci il 5 ottobre scorso è stato nuovamente trasferito dal carcere di Castrogno (Teramo) a quello di Viterbo nonostante la richiesta di restare nella sua città d’origine per poter incontrare il padre, gravemente malato.. Rifondazione parla di «accanimento» contro l’esponente del Movimento Antifascista.
«Il trasferimento è avvenuto», ha spiegato questa mattina il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, rispondendo alla interrogazione di Melilla, «per esigenze di giustizia». Ovvero Rosci ha dovuto affrontare proprio a Teramo nelle scorse settimane alcune vicende processuali che lo hanno visto però assolto.
«Una volta cessate queste necessità», ha spiegato ancora Ferri, «è stato disposto il ritorno a Viterbo, anche in conformità con la prassi e con altri casi nei quali ci siano ragioni di pericolo pubblico e manifestazioni a favore del detenuto».
Come ha confermato il sottosegretario, infatti, Rosci non può restare a Castrogno perché sarebbe alto «il rischio» di manifestazioni all’esterno del carcere in suo favore. Il 22 febbraio scorso fu proprio la direzione del carcere teramano a chiedere il trasferimento in altra sede avendo avuto la notizia di «possibili manifestazioni di protesta esterne per esprimere solidarietà al leader di Azione antifascista di Teramo».
Per questo Rosci è stato spedito a Rieti. Anche lì, però, ci fu la segnalazione di possibili manifestazioni di protesta e così il detenuto è stato spostato a Viterbo. Il 28 giugno scorso il ritorno a Teramo, non definitivo, ma proprio per permettere di partecipare a dei processi.
«Il 5 ottobre venute meno le esigenze di giustizia Rosci è stato portato a Viterbo», ha confermato il sottosegretario. «Tra l’altro a Teramo anche a settembre si sono ripetute manifestazioni a suo sostegno, creando problemi per l’ordine pubblico».
A questo punto, stando alle parole di Ferri un ritorno in Abruzzo sembra improbabile perché «non possono essere seguite deroghe alla prassi per non creare disparità con altri detenuti».

Insoddisfatto della risposta il deputato Melilla: «Rosci per la Costituzione di questo paese è tecnicamente un innocente avendo ricevuto solo una condanna di primo grado Per altri procedimento è stato assolto. Il padre è in condizioni salute gravissime che gli impediscono di andare a Viterbo». Per Melilla, inoltre, «è molto grave che un diritto costituzionale, quello cioè di esprimere, nell'ambito delle leggi vigenti, le proprie idee politiche possa "turbare" l'ordine pubblico.
Gli scioperi della fame di Davide Rosci sono stati decisi dal coordinamento nazionale dei detenuti per protestare contro le condizioni disumane delle carceri italiane sovraffollate e prive di ogni capacità di recupero dei detenuti, come invece recita la Costituzione.
Lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano proprio oggi ha inviato alle Camere un messaggio di grande preoccupazione sulla situazione delle carceri italiane».
Melilla ha chiesto nuovamente di rivedere la scelta della Direzione Penitenziaria e di far tornare Davide Rosci nel carcere di Teramo «per ragioni umanitarie, al fine di consentire ai genitori di Davide di poter avere una relazione gestibile dal punto di vista logistico e finanziario con il figlio.
Mi auguro che il Ministero riveda la sua scelta e metta fine ad una posizione di vero accanimento nei confronti del giovane che secondo la legge italiana è ancora un innocente in attesa di giudizio».