RIFIUTI

Abruzzo. Rifiuti, «con l’impianto ‘Refolo’ a rischio il turismo a Roccaraso»

Le proteste del consigliere comunale di minoranza Di Padova

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ROCCARASO. «La vocazione turistica di Roccaraso, frutto di sacrifici e investimenti portati avanti negli anni, non può essere distrutta con un colpo di spugna da un progetto per il trattamento dei rifiuti con annesso gassificatore, che rischia di compromettere irrimediabilmente il futuro del nostro territorio».
Ne è convinto il consigliere comunale di minoranza Denis Di Padova che sferra un duro attacco nei confronti della Regione. Ieri il presidente Gianni Chiodi aveva parlato con toni trionfalistici dell’esperimento abruzzese nel comune montano, primo in Italia, che «azzera le discariche, trasforma i rifiuti in energia e fa risparmiare fino al 50% sulla Tares».
L’impianto (leggi tutti i dettagli) si basa sull'impiego di energia meccanica per polverizzare, attraverso una macchina chiamata mulino, il rifiuto precedentemente triturato e selezionato.
Il materiale che ne esce, se non è riciclato nelle filiere dei consorzi come materia prima, diventa CSS, ovvero combustibile per generare energia termica da utilizzare poi in impianti di valorizzazione energetica, centrali elettriche policombustibili e centrali di gassificazione.
Per Chiodi con questo progetto l’Abruzzo aspira al «modello Scandinavo» che destina il 50% dei rifiuti al riciclo e l'altro 50% alla valorizzazione energetica.

«ROCCARASO E LA VOCAZIONE TURISTICA»
«Il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, non può o meglio non dovrebbe, dare sostegno ad un'iniziativa come questa, senza conoscerne e valutarne tutte le conseguenze», contesta Di Padova.
«Roccaraso, subito dopo la guerra, come prima cosa ha avviato la ricostruzione di quattro strutture alberghiere, ha legato la sua storia, la sua crescita economica al turismo, e l'ambiente è stato sempre parte integrante e sostanziale di questa crescita. Partendo da questo presupposto, mi meraviglio di come il presidente della Regione, che dovrebbe conoscere le peculiarità e le risorse a cui è legato imprescindibilmente il nome di Roccaraso, venga a sostenere un progetto di industrializzazione che nulla ha a che fare con il nostro territorio».
Sotto il profilo tecnico, in qualità di capogruppo di minoranza, Di Padova ha richiesto tutti gli atti relativi alla sperimentazione: «l'amministrazione comunale», spiega il consigliere, «con nota del 17 settembre, ha differito i termini per la consegna a 90 giorni, impedendo, di fatto, di poter approfondire i tanti interrogativi che ancora restano senza risposta».

ANALIZZARE TRE CAMPIONI DI PRODOTTO
Una risposta, però, il consigliere la attende dal prefetto a cui ha inviato una lettera per segnalare «l’irregolarità» e quindi la sua impossibilità «di svolgere l'azione di controllo legata alla funzione di consigliere comunale.
Di Padova fa sapere inoltre che richiederà tre campioni di prodotto per poterli fare analizzare, «a nostre spese», da un laboratorio abruzzese. Questo per accertare se siano rispettati i parametri relativi al contenuto di cloro e mercurio che sono all'origine di formazione di diossina.
«L'unica certezza al momento», va avanti l’esponente della minoranza, «è che il brevetto di questo impianto di trattamento è di una società di Catania, il noleggio per le attrezzature delle lavorazioni è stato fatto ad un'impresa di Catania, la direzione tecnica dell'impianto è stata affidata ad un consulente di Catania e le analisi chimiche sono state affidate, tramite il CNR, all'Istituto di Chimica e Tecnologia dei Polimeri di Catania».