STORIA E SEGRETI

L’altro 11 settembre: 40 anni fa il Golpe in Cile e la fine di Allende

Sul web in migliaia postano il suo discorso all’Onu

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5165


CILE. Il Cile celebra il quarantesimo anniversario del golpe dell'11 settembre 1973 ancora profondamente diviso sulla figura di Augusto Pinochet.
Il presidente Sebastian Pinera, vicino alla destra, ha affermato durante una cerimonia nel Palazzo della Moneda che Salvador Allende fu deposto perche' aveva «distrutto la legalita' e lo stato di diritto». L'ex presidente Michelle Bachelet, socialista, gli ha ribattuto che «i crimini sono di responsabilita' di chi li commise» e la dittatura militare «provoco' la morte di 40.000 persone».
Il colpo di stato cileno del 1973 rimane un evento storico tra i piu' oscuri e controversi del secolo scorso e lo scontro politico impedisce di dare giustizia e verita' a migliaia di sopravvissuti e di familiari delle vittime. Il golpe, guidato dal generale Augusto Pinochet, destitui' il socialista Salvador Allende che, eletto democraticamente tre anni prima, mori' in circostanze ancora sconosciute durante l'attacco dei militari al palazzo della Moneda. La tesi ufficiale sostiene che Allende si fosse suicidato, mentre gli oppositori cileni e internazionali avevano parlato di omicidio. Anche il ruolo degli Usa nel colpo di stato rimane una questione controversa, ma recenti documenti declassificati provano il grande interesse degli Usa ed il coinvolgimento della Cia anche da prima delle elezioni di Allende. Recenti studiosi ritengono tuttavia che il ruolo della Cia sia stato fondamentale nel fomentare il golpe.


Allende non era ben visto dagli States di Nixon e registrazioni recentemente declassificate provano le volontà ostile della superpotenza nei confronti del Cile dove aveva moltissimi interessi economici.
In queste ore il web ricorda Allende pubblicando il discorso pronunciato da Salvador Allende all'assemblea generale dell'ONU il 4 dicembre 1972 durante il quale denunciò non solo l'ostilità degli Usa ma segnalò la mancanza di controllo sulle multinazionali e il loro ruolo «nefasto».
«Ci troviamo davanti a un vero scontro frontale tra le grandi corporazioni internazionali e gli Stati», disse. «Questi subiscono interferenze nelle decisioni fondamentali, politiche, economiche e militari da parte di organizzazioni mondiali che non dipendono da nessuno Stato. Per le loro attività non rispondono a nessun governo e non sono sottoposte al controllo di nessun Parlamento e di nessuna istituzione che rappresenti l'interesse collettivo. In poche parole, la struttura politica del mondo sta per essere sconvolta. Le grandi imprese multinazionali non solo attentano agli interessi dei Paesi in via di sviluppo, ma la loro azione incontrollata e dominatrice agisce anche nei Paesi industrializzati in cui hanno sede. La fiducia in noi stessi, che incrementa la nostra fede nei grandi valori dell'umanità, ci dà la certezza che questi valori dovranno prevalere e non potranno essere distrutti».