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G20 SPACCATO SULLA SIRIA, MA UNITO CONTRO EVASIONE «SCAMBIO DATI FISCO ENTRO 2015»

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SAN PIETROBURGO (RUSSIA). Due giorni di colloqui hanno sottolineato le differenze, senza far emergere quel fronte unitario che si sarebbe sperato, soprattutto rispetto alla Siria. James Franey ha seguito gli avvenimenti del vertice ed ora ne parliamo insieme.

Nial O'Reilly, euronews: Non c'è mai stato alcun segno di un possibile consenso sulla questione dell'azione militare in Siria. Ma si è scorto qualche spiraglio per un compromesso tra Usa e Russia e naturalmente gli altri Paesi che si oppongono all'intervento militare?

James Franey, euronews: Non c'è stato affatto consenso tra le posizioni opposte. In effetti il presidente Putin ha detto che continuerà a rifornire di armi il regime siriano, a prescindere dall'esito del rapporto degli ispettori dell'Onu. Il presidente Obama che dovrà affrontare un voto parlamentare il 9 settembre prossimo e non è stato chiaro se in caso di sconfitta andrà lo stesso avanti con il proposito di un attacco armato.

Nial O'Reilly: Il clima della cena di giovedi sera era piuttosto pesante, con qualche raro e freddo scambio tra il presidente Obama e il presidente Putin. In queste condizioni cosa potranno fare i due leader per la Siria?

James Franey: Il primo ministro David Cameron ha detto che gli Stati Uniti e i loro alleati, come i britannici, non dovrebbero esternalizzare la loro politica estera e ha usato la parola "moralità" riferendosi a un eventuale veto russo al Consiglio di sicurezza. Questo mostra come il presidente Obama e i suoi alleati ragionino sulla Siria, e cioè che una risoluzione del Consiglio di sicurezza non è necessaria per un intervento. Usa, Gran Bretagna e Turchia condividono la dottrina della "responsabilità di proteggere", che giustifica un intervento armato con motivi umanitari e valutano questo elemento come un precedente che sul piano del diritto internazionale permette una azione anche senza risoluzione dell'Onu.

Nial O'Reilly: Il dossier siriano ha oscurato altri argomenti chiave del vertice. I leader del G20 potranno dire di aver fatto progressi in campo economico?

James Franey: I leader del G20 hanno firmato un calendario, un cronoprogramma si potrebbe dire, per reprimere l'evasione fiscale. L'obiettivo è di avere in funzione entro la fine del 2015 un sistema automatico per la condivisione di informazioni. I paesi del G20 in teoria dovranno firmare le modifiche ai trattati per permettere questi scambi in materia fiscale. Niente di concreto, ma c'è chi spera nei progressi che possono farsi nei prossimi due anni.