OPERE E OMISSIONI

Snam e rischio sismico, tempo quasi scaduto ma la Regione non difende la sua legge

Impugnativa del Governo nazionale, la regione sta a guardare

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

3699




SULMONA. Tra alcuni giorni scadranno i termini affinché la Regione Abruzzo possa costituirsi in difesa della legge regionale n. 14 del 7 giugno 2013.

Si tratta della legge che consente la realizzazione delle centrali di compressione al di fuori però delle aree sismiche di prima categoria e previo studio di dettaglio della risposta sismica locale.
Anche questa legge è stata impugnata dal Governo nazionale dinanzi alla Corte Costituzionale e proprio sul punto che subordina la costruzione di tali impianti alla preventiva analisi e valutazione della sismicità del territorio.
«Sarebbe molto grave se anche in questo caso la Regione Abruzzo rinunciasse a difendere una sua legge», commentano i Comitati cittadini per l’ambiente, «votata alla unanimità, la cui finalità non è certo quella di impedire la realizzazione di infrastrutture energetiche di carattere nazionale, bensì quella di far sì che ciò avvenga nel rispetto delle prerogative che sono proprie della Regione e soprattutto tenendo conto della particolare natura del proprio territorio».
«Le Regioni», insistono dal comitato, «sono pienamente legittimate a legiferare in questo campo perché l'energia e il governo del territorio - come sancisce l'art.117 della Costituzione - sono materie per le quali è prevista la potestà legislativa concorrente sia dello Stato che delle Regioni. Inoltre, è la stessa legge nazionale che disciplina questo settore - la n.239 del 2004 - a stabilire che le scelte vanno fatte tenendo presente "un adeguato equilibrio territoriale nella localizzazione delle infrastrutture energetiche, nei limiti consentiti dalle caratteristiche fisiche e geografiche delle singole Regioni"».


E proprio la sua elevata sismicità è una delle più importanti "caratteristiche fisiche e geografiche" dell'Abruzzo.
«Sarebbe stato», continua il comitato, «del tutto illogico e, quindi, incomprensibile soprattutto dopo il disastroso terremoto del 6 aprile 2009 e il processo alla Commissione Grandi Rischi, se la Regione, tenendo conto del principio di precauzione, non si fosse preoccupata di disciplinare, in relazione alla sismicità del territorio, l'insediamento di impianti molto pericolosi come i grandi gasdotti e le centrali di compressione: la Legge antigasdotto del 19 giugno 2012 e quella sulle centrali di compressione del 7 giugno 2013, vanno proprio in questa direzione».
Il vice presidente del Consiglio Regionale, Giovanni D'Amico, ha richiamato il governatore Gianni Chiodi alle sue responsabilità istituzionali, evidenziando la necessità e la «logicità» della costituzione in giudizio. «Temiamo però fortemente», ammettono i cittadini, «che Chiodi farà il bis e cioè che neppure questa volta difenderà una legge votata dall'intero Consiglio Regionale, così come non ha difeso la precedente legge antigasdotto, spianando in questo modo la strada alla sua bocciatura, nel luglio scorso, da parte della Corte Costituzionale».