RIFORME?

Informazione. Stampa e diffamazione: direttori concordi: «no al carcere»

Audizione in commissione giustizia alla Camera

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ROMA. No al carcere per i giornalisti , anche se e' chiaro che nessuno vuole sottrarsi alle proprie responsabilita', consapevoli che un conto e' l'errore, un conto e' agire con dolo.
Lunga audizione ieri in commissione giustizia della Camera, dei direttori delle principali testate giornaliste italiane sulla riforma della diffamazione a mezzo stampa. Diverse le prese di posizione sui nodi principali: sanzioni, reponsabilita' oggettiva del direttore e rettifica, tenendo conto delle differenze che esistono fra carta stampata e Tv.
«In un Paese civile», ha detto in il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, «il carcere non dovrebbe essere previsto per i reati d'opinione, e ritengo che questa potrebbe essere l'occasione per un riesame complessivo della responsabilita' del direttore e dell'attivita' di controllo che che si e' fortemente complicata, ma ubbidisce a una legge scritta quando i giornali uscivano una volta al giorno, avevano poche pagine e il direttore poteva leggere tutto».
«Il settore dell'editoria ha caratteristiche talmente specifiche che non e' assimilabile alle altre imprese», ha detto, fra l'altro il direttore de 'Il Giornale', Alessandro Sallusti, che, d'accordo sull'eliminazione della pena detentiva, ha comunque aggiunto: «non siamo una casta ne' vogliamo sottrarci a responsabilita' di carattere penale. Qualora venga dimostrato che un giornalista scriva il falso sapendolo con lo scopo di trarne beneficio o di danneggiare li' siamo in un diverso campo».
«Il direttore di un tg risponde anche di quello che dicono gli ospiti in onda», ha sottolineato Bianca Berlinguer, direttore del Tg3 e sull'istituto della rettifica ha osservato: se giudicata esauriente non si deve andare oltre. Berlinguer ha anche sottolineato che quando si querela un tg, si querela il direttore, il giornalista e il conduttore che ha introdotto la notizia. «L'azione giudiziaria coinvolge tre persone e non ha senso», ha aggiunto.
Per il vicedirettore de 'Il Fatto Quotidiano', Marco Travaglio, il carcere e' un falso problema. Salvaguardano l'impianto normativo sulla diffamazione a mezzo stampa, a suo giudizio bisognerebbe distinguere fra il reato d'opinione, che non deve essere tale, e l'attribuzione di un fatto falso e infamante. E' stata la direttrice di Sky, Sara Varetto, a porre l'accento sul cambiamento che riguarda anche il ruolo del direttore, con una pluralita' di estate che fanno capo ad uno stesso giornale e con i relativi siti online, per cui e' impossibile controllare tutto. Sulla necessita' di distinguere fra l'intenzionalita' della diffamazione o meno ha insistito Maurizio Belpietro di 'Libero', altrimenti un reato colposo diventa doloso «ed e' un'assurdita'». 


Per il direttore del Tg2, Marcello Masi, non si puo' escluder dal dibattito l'informazione sul web che domani avra' un peso maggiore. «E', dunque, necessario porre le basi per un confronto». Far passare per 'la cruna dell'ago' della rettifica obbligatoria chi ha intenzione di querelare e' una delle proposte avanzate dal direttore di Tgcom, Alessandro Banfi. Anche il direttore dell'Asca, Gianfranco Astori, ha insistito sull'omesso controllo sottolineando come ormai l'informazione non sia piu' legata, come un tempo, ad un prodotto finito. Il direttore dell'Agi, Roberto Iadicicco ha messo l'accento sulla necessita' di interpretare alla luce della realta' le proposte di legge in materia di diffamazione a mezzo stampa, non mancando di sottolineare la specificita' delle agenzie di stampa che passano notizie a ritmo continuo - l'Agi 1000 al giorno sulla rete nazionale e 600 sulla regionale - e per le quali il valore della rettifica e' comunque quello di una notizia minore. Quanto alla responsabilita' oggettiva dei direttori, Iadicicco ha ricordato che il sistema organizzativo - come la certificazione di qualita' Iso 9001 adottata dall'Agi - consenta di aumentare il controllo della catena di comando nel passaggio delle notizie, scritte comunque dai giornalisti professionisti distribuiti su tutto il territorio.