MEDICI

Chirurghi ortopedici in sciopero: assicurazione obbligatoria (premi anche da 18mila euro l’anno)

Adesione al 90%: sul tavolo la responsabilità per gli interventi andati male

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 ROMA. Chirurghi che ormai temono di entrare in sala operatoria.
Denunce in continuo aumento anche se la maggior parte finisce archiviata. E 'spinta' ai pazienti a puntare sui risarcimenti che ormai arriva quasi direttamente in corsia.
 A fronte di premi assicurativi ormai alle stelle e governi che 'latitano' lasciando 'soli' i camici bianchi. Per questo i circa settemila ortopedici italiani hanno deciso di incrociare le braccia per 24 ore, in un sciopero nazionale inusuale che segue l'analoga quanto clamorosa protesta dei colleghi ginecologi dei mesi scorsi. Una adesione di circa il 90% degli specialisti, che ha fatto saltare oltre 2mila interventi programmati e migliaia di visite ambulatoriali (garantite solo le emergenze): «Ci dispiace di creare disagi ai pazienti, ma non siamo più in grado di entrare in sala operatoria con serenità», dice Michele Saccomanno, presidente di Nuova Ascoti, il sindacato degli ortopedici che ha indetto la protesta, sostenuta anche dalle società di ortopedia e dagli ortopedici ospedalieri (Siot e Otodi) e dal Collegio nazionale chirurghi (Cic).
«Siamo i più colpiti e ci sentiamo i portabandiera di questa battaglia - spiega Saccomanno - e se il ministro Lorenzin si rifiuterà ulteriormente di avere un confronto con noi siamo pronti anche ad azioni eclatanti».


 Lo sciopero arriva il giorno dopo la scadenza per l'emanazione del nuovo regolamento sulle assicurazioni, previsto dal decreto Balduzzi per il 30 giugno, «che non è arrivato».
 Peraltro dal 13 agosto tutti i professionisti, medici compresi, saranno obbligati ad assicurarsi «ma le assicurazioni non sono obbligate a farlo» e le polizze possono arrivare «anche a 18mila euro l'anno» a fronte di massimali che comunque non sarebbero in grado di coprire risarcimenti elevati. In più «il chirurgo con il bisturi» lamentano gli ortopedici, per la giustizia «é come chi causa un incidente stradale o il malvivente che sfregia la sua vittima con il coltello», perché in Italia manca la definizione di 'atto medico' (come nelle sole "Polonia e Messico", ricorda Saccomanno). Tutti fattori che pesano su chi già esercita rendendo la situazione «insostenibile», anche per i conti pubblici, visto che per la medicina difensiva, sottolinea Saccomanno «si buttano ogni anno tra i 13 e i 15 miliardi di euro».
 E che frenano «i giovani medici - spiega anche Carlo De Roberto, presidente degli ortopedici ospedalieri - che temono di entrare in sala operatoria, e che spesso non scelgono più certe brache chirurgiche tanto che fra qualche anno non avremo più specialisti ortopedici».