CRISI E INDUSTRIA

Elettrodomestici, è crisi da riorganizzazione. A rischio 1425 dipendenti della Indesit

Settimana decisiva per incontri a Roma

Redazione Pdn

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FABRIANO (ANCONA).  Settimana cruciale quella che comincia oggi per la vertenza Indesit Company.
Dopo la rottura delle trattative sul piano da 1.425 esuberi in Italia, mercoledì 3 si apre il tavolo al ministero dello Sviluppo economico.
Le posizioni dell'ad Marco Milani e di Fiom, Fim e Uilm restano distanti, e il caso Indesit diventa una vertenza pilota per tutto il settore elettrodomestico, dove altri colossi, come Whirlpool, puntano a delocalizzare pezzi di produzione.
L'estate peraltro si preannuncia 'calda' anche in altri comparti produttivi, da Tnt a Geox, a Buitoni. Alla Indesit, ha ripetuto oggi la segretaria della Cgil Susanna Camusso, «Governo e Confindustria dovrebbero dire che non si può fare così!».
 La situazione del gruppo (62 mln di utile nel 2012) «non è figlia della crisi economica, è una riorganizzazione finalizzata ad andarsene, ed è insopportabile».
 A preoccupare i lavoratori, soprattutto a Fabriano, dove i presidi sono continuati nonostante la messa in libertà (retribuita) decisa venerdì dalla multinazionale, è proprio il trasferimento in Turchia e Polonia delle produzioni della catena del freddo, che Indesit ritiene «non competitive».
 Con la conseguente chiusura degli impianti di Melano e Teverola (Caserta). L'ad assicura che non ci saranno licenziamenti, e che la riorganizzazione, sostenuta da investimenti per 70 mln, è finalizzata a rafforzare le produzione di alta gamma in Italia. Una lettura che non convince gli operai in stato di agitazione - «é una delocalizzazione inesorabile, qui non resterà più niente» - né le istituzioni locali.
Il presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca ha proposto a Zanonato la creazione di una piattaforma nazionale di ricerca e innovazione che dia agli apparecchi domestici e professionali «la possibilità di intercettare i bisogni di consumatori con nuove e mutate esigenze».
 Una struttura che «potrebbe sorgere proprio a Melano».


 Qui dopo il fermo si torna al lavoro domani, decisi a forme di protesta dure, fino allo sciopero nazionale del 12 luglio. Domani sera una fiaccolata organizzata dal parroco don Andrea Simone si snoderà dal centro di Fabriano alla fabbrica, presenti il vescovo mons. Giancarlo Vecerrica e il sindaco Giancarlo Sagramola. In mattinata Fiom, Fim e Uilm fanno il punto con Cna, Cgia e Confcommercio; poi, coordinamento dei delegati delle imprese meccaniche di zona legate al bianco. La mappa della crisi intanto si allarga a macchia d'olio. La Whirlpool ha annunciato che chiuderà lo stabilimento di Spini di Gardolo, a nord di Trento, che dà lavoro a 450 persone, per portare la produzione in parte in provincia di Varese ed in parte in Polonia. Domani a Trento riunione d'emergenza della giunta provinciale.
E anche la l'azienda calzaturiera Geox, una delle realtà industriali più brillanti del Nord Est, ha annunciato un piano di 90 esuberi nella sede centrale di Montebelluna. Inciampa nella crisi il grande spedizioniere Tnt che ha aperto la procedura di mobilità a livello nazionale per 854 lavoratori, dei quali 267 nelle sedi del Piemonte. Dopo lo sciopero della scorsa settimana una seconda giornata di stop è indetta per martedì 2 luglio. Ultima arrivata tra le vertenze quella per lo stabilimento Buitoni Di Sansepolcro (Arezzo), il più grande del gruppo Newlat. Il gruppo ha annunciato 300 esuberi e la chiusura di alcuni stabilimenti. Il 10 luglio è previsto un incontro a Reggio Emilia.