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Elezioni amministrative, vince ancora l’astensione. Roma calo record

Affluenza a 48,5% (-11%). Nella Capitale 44,9%

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ROMA.  Alla fine è l'astensione la vera vincitrice di questa tornata amministrativa. O, secondo alcuni, lo sciopero del voto, che esprimerebbe in maniera inequivocabile la sfiducia degli elettori verso la politica. Ma al di là delle interpretazioni, il 48,5% di affluenza a livello nazionale (-11 punti sul primo turno) parla chiaro, nel senso che più di 1 elettore su 2 - tra i quasi 4,9 milioni di quelli interessati da queste comunali - ha preferito non recarsi al seggio.
A Roma è andata anche peggio, con una percentuale di affluenza ridotta al 44,93%, vale a dire quasi 8 punti in meno rispetto al primo turno. Un dato sul quale il premier Enrico Letta ha invitato tutti «a fare una riflessione».
 A livello statistico il calo di affluenza al ballottaggio è un dato acquisito ormai da anni, ma ad attirare l'attenzione degli addetti ai lavori sono le dimensioni del fenomeno. Anche se è bene ricordare, ad esempio, l'andamento delle comunali di maggio 2012, quando si è raggiunto il 47,46% in 18 municipi siciliani, con i picchi di Palermo e Trapani, che chiusero il secondo turno rispettivamente con il 39,73 e il 39,84%, non lontani da Genova (39,08%) e Monza (44,1%). Questa volta l'astensione ha vinto in tutte le 11 città capoluoghi andate al voto, con percentuali comprese tra il lumicino di Ancona, 41,85% (-16 punti percentuali rispetto al 58,19 del primo turno) e il 59,26% di Brescia (-6 punti). 


Ma il dato è che dopo Ancona spicca la Capitale, che incamera in questa tornata amministrativa il secondo peggior risultato.
Tutte a due cifre le flessioni delle altre città: Avellino, con un'affluenza del 53,91%, ha perso rispetto al primo turno più di 23 punti percentuali, Barletta (49,44%) è andata sotto di oltre 25 punti, Iglesias (57,89%) ha fatto segnare un meno 8, Imperia (52,98%) più di 13, Lodi (52,79%) quasi 11 punti, Siena (54,98%) oltre 13, Treviso (58,61%) quasi 5 e Viterbo oltre 16 punti. Lo sciopero del voto intanto, oltre ad essere oggetto di disamina di gran parte dei candidati, soprattutto quelli perdenti, viene messo sotto esame anche dal premier Letta, che afferma: «é un segnale d'allarme, credo che bisogna fare tutti una riflessione».
 La scarsa affluenza è sul banco degli imputati anche per lo sconfitto Gianni Alemanno, per il quale «il punto è quello di capire l'astensionismo: il 44% non si era mai visto. Anche nel primo turno, nonostante la varietà dei candidati, c'é stata una grande astensione e questa gente - ha esortato - va ritrovata».
 C'é poi chi pensa che anche al Campidoglio sia il caso di varare una giunta di larghe intese: «credo che sia necessario - propone il senatore Pdl Francesco Giro - fermarsi a riflettere e pensare di sperimentare anche in Campidoglio un governo di larghe intese che unisca anziché dividere le forze in campo, uscite assai malconce dalle urne in termini di capacità vera e concreta di rappresentanza politica».


 Preoccupato il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti (Pd): «nessuno può sottovalutare il tema dell' astensione, che non riguarda - ha sottolineato - questo o quel partito, ma la politica. Adesso sulla base di una vittoria così diffusa in Italia, sarebbe bene che tutti, compresi noi del Pd, cominciassimo a interrogarci un po' più a fondo sul significato di questo voto, perché tanta gente non è andata a votare».