IL FATTO

Tonnellate di soia 'bio' al pesticida sequestrate dalla Finanza

Operazione 'green war' riguarda anche Abruzzo, Lombardia, Marche, Emilia Romagna, Sardegna, Molise

Redazione Pdn

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PESARO. Si chiama 'clormequat', ed è un potente pesticida, cloruro di clorocolina, che attraverso la catena alimentare può danneggiare la salute umana.
In forti concentrazioni questo fitoregolatore ha contaminato 800 tonnellate di semi di soia provenienti dall'India e 340 tonnellate di panello e olio di colza turchi spacciati per 'biologici' e sequestrati dalla Guardia di finanza di Pesaro e dall'Ispettorato repressione frodi del ministero delle Politiche Agricole in tre aziende di Cremona, Brescia e Pesaro. Sei le regioni interessate: Marche, Emilia Romagna, Sardegna, Molise, Abruzzo, Lombardia. L'ipotesi di reato a carico degli indagati è di associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio


Il sequestro di oggi è l'ultimo nell'ambito dell'operazione 'Green War' coordinata dalla procura di Pesaro: un'inchiesta iniziata mesi fa e che ha già portato al blocco di 1.500 tonnellate di mais ucraino e 76 tonnellate di soia indiana: 30 gli indagati, ma perquisizioni sono ancora in corso tuttora in Lombardia.
Il consumo di prodotti biologici, ricorda Coldiretti, è cresciuto del 7,3%: quasi un italiano su due mette un prodotto bio nel carrello della spesa, convinto di alimentarsi in modo più corretto. Ma come ogni mercato emergente, c'é chi ne approfitta per realizzare guadagni illeciti. La merce appena sequestrata avrebbe un valore commerciale di 600 mila euro: invece andrà distrutta perché con quei livelli di contaminazione, soia e semi di colza (destinati ai mangimifici) e olio di colza (per l'alimentazione umana) non possono essere venduti, né come biologici né come prodotti convenzionali. A Brescia le Fiamme gialle hanno messo i sigilli alle tubature di un'azienda che lavora olio di colza, a Pesaro sono tornati in un'impresa bio dove nell'aprile scorso era stato sequestrata una partita di mais sospetto.
I titolari si erano difesi esibendo la certificazione di qualità delle granaglie ottenuta dalle autorità maltesi, ma secondo gli investigatori, è proprio il meccanismo dei controlli, «l'intreccio fra controllati e controllori» l'anello debole della sicurezza alimentare. 


«Serve una normativa europea più stringente sulla tracciabilità» afferma il comandante della Gdf di Pesaro Francesco Pastore. Altrimenti, le aziende «scorrette possono finanziare società estere compiacenti per introdurre in Italia merce falsamente biologica».
In Ucraina e Moldavia ad esempio, sono state individuate coltivazioni di soia in cui le piante vengono irrorate di clormequat per impedire che germoglino, e ottenere così una maggiore quantità di seme. Finora, con 'Green war' sono state recuperate 2.700 tonnellate di prodotti falsi bio, per un valore complessivo di 1,2 milioni.