IL FATTO

Abruzzo/Cameraman cacciato dal Consiglio comunale di Spoltore, Matricciani: «nessuna censura»

Il presidente del Consiglio ricostruisce quanto accaduto venerdì scorso

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SPOLTORE. «Nell’Amministrazione di Spoltore e nel Consiglio Comunale della Città, che mi onoro di presiedere, non è in gioco alcun diritto democratico e non è in atto alcuna forma di censura».
Inizia così l’intervento di Lucio Matricciani, presidente del Consiglio che ricostruisce quanto accaduto venerdì scorso in Consiglio. Ecco il resto del suopensiero.

Per assicurare la massima trasparenza e per consentire ai cittadini di essere informati e aggiornati sui dibattiti e sui provvedimenti adottati dall’assemblea, i lavori consiliari sono ripresi integralmente e trasmessi in diretta streaming ormai da molti anni e si possono seguire attraverso il sito istituzionale del Comune. In rete è disponibile anche l’archivio con tutte le sedute registrate e lasciate nella forma integrale dalla società che si occupa delle riprese.
Per quanto riguarda la seduta del 23 maggio, a mio avviso un atteggiamento di chiusura ed intransigenza c’è stato da parte del cameraman Antonio Del Furbo. Durante l’intervento del vicesindaco Enio Rosini, dopo aver notato che in aula una persona stava effettuando riprese, senza prendere la parola al microfono ho mandato nella zona riservata al pubblico un vigile urbano affinché informasse il cameraman del regolamento, vigente da anni e non redatto dalla nostra Amministrazione, che per le riprese audiovisive prevede la richiesta di un’autorizzazione (anche verbale) e l’accreditamento dei giornalisti presso la Presidenza del Consiglio. L’agente della Polizia municipale è tornato affermando che il cameraman in questione aveva riferito di essere un inviato di PrimaDaNoi.it, di non aver bisogno di nessuna autorizzazione e che avremmo semmai dovuto cacciarlo fisicamente. Un atteggiamento borioso e sprezzante, non esito ad aggiungere di sfida, verso le istituzioni democratiche del Comune di Spoltore. A quel punto sono intervenuto al microfono rivolgendomi al cameraman per sollecitare l’applicazione del regolamento. Il signor Del Furbo, evidentemente in vena di fare il furbastro, ha continuato a mostrarsi arrogante e a sostenere che a lui non interessava affatto la norma sull’accreditamento per le riprese audio/video. Solo allora ho fatto intervenire vigili urbani e carabinieri per farlo allontanare, perché continuava imperterrito a ripetere di voler riprendere come e quando gli pareva. Non funziona così, caro direttore Biancardi. Non funziona così in nessuna Istituzione dello Stato e lei lo sa, peccato che faccia finta di non saperlo.
Riguardo alla difesa del cameraman arrivata dal consigliere M5S Carlo Spatola Mayo, è quasi patetico il tentativo di strumentalizzazione che lo stesso consigliere 5 stelle fa della vicenda, ma è altrettanto patetico chi si vanta di essere stato difeso dal grillino. Se c’è in Italia un movimento politico che allontana ogni giorno e da ogni evento i giornalisti italiani sappiamo qual è, non c’è bisogno di ricordarlo. 

Informo lei e il consigliere Spatola Mayo, se dovesse esservi sfuggito, che l’accreditamento per i giornalisti è richiesto addirittura nel corso di manifestazioni in piazza del M5S, che di solito lo rilascia solo ai rappresentanti della stampa straniera e che è persino arrivato a convocare conferenze stampa senza possibilità per i giornalisti di fare domande, possono stare lì solo ad ascoltare. Non ci risulta che il consigliere Carlo Spatola Mayo abbia mai preso le distanze dall’avversione e dalla repulsione nutrite verso la stampa dal suo leader e dal suo movimento. Questo non la scandalizza caro Direttore Biancardi, vero? Lei è invece scandalizzato da quel che accade a Spoltore.
Mi fa piacere, Direttore, che abbia a cuore la nostra Città, peccato che il suo interesse si manifesti solo quando si tratta di vicende e situazioni che secondo lei dovrebbero mettere in cattiva luce l’Amministrazione Comunale, ma non tema, non si preoccupi, mi consenta di tranquillizzarla sul fatto che la democrazia a Spoltore non è mai mancata e non subirà mutilazioni di alcun genere. E i cittadini lo sanno benissimo, così come sanno benissimo che sono liberi di criticarci e di bacchettarci quando e nelle forme che reputano più opportune, se il nostro operato non dovesse rispondere alle esigenze della democrazia e del bene pubblico. I cittadini non animati da velleità e strumentalizzazioni ad hoc alimentate dalla politica di quart’ordine, sanno anche distinguere la critica, sia pure pungente, dall’ingiuria e dalla diffamazione, cosa che invece a volte non riesce altrettanto bene ai politicanti di basso profilo e a certa stampa.
Il nostro primo obiettivo è sempre stato e resterà il bene della collettività e per questo continueremo a lavorare ed impegnarci ogni giorno, per onorare il mandato avuto dai cittadini.

Lucio Matricciani, presidente del Consiglio comunale di Spoltore

L’INTERESSE PUBBLICO E LA BUROCRAZIA MIOPE
Una precisazione prima di tutto: per quanto riguarda l’operatore Antonio Del Furbo chiarisco al presidente del Consiglio che non era stato inviato dal mio giornale: lui è un freelance che lavora in proprio e PrimaDaNoi.it riprende talvolta il suo lavoro, svolto in totale libertà.
Non posso essere dunque responsabile dei suoi toni «sprezzanti», come li definisce lei, sebbene io li possa in realtà condividere. L’interesse pubblico di un Consiglio comunale come quello di venerdì avrebbe dovuto spingere a ‘chiudere un occhio’ sulla burocratica mancanza di un permesso di riprendere.
Ma non perché sia intollerante ai regolamenti: per quello che mi riguarda penso che imporre autorizzazioni per documentare un consesso pubblico sia indegno, se esiste una norma va cancellata perché anticostituzionale. Se c’è già chi riprende, poi, l’autorizzazione è solo da burocrati miopi.
Se poi ancora le forze dell’ordine intervenute per allontanare il cameraman ribadiscono che l’operatore può tornare in aula senza problemi la faccenda diventa ancor più inquietante.
Sulla democrazia per quanto mi riguarda non accetto lezioni da alcuno né tantomeno da chi è tenuto moralmente e politicamente a fornire risposte o partorisce sortite poco consone alla partecipazione e alla critica. Purtroppo è chiaro sempre più che certi amministratori continuino a confondere le istituzioni con chi le gestisce (cioè loro stessi) . L’eventuale critica, o in estremo il disprezzo, non è affatto per le «istituzioni democratiche» ma per come queste vengono utilizzate e gestite, comprimendo o mortificando proprio quelle stesse istituzioni che più che democratiche diventano oligarchiche.

a.b.

+++ QUI IL VIDEO DEL MOMENTO DELLA CACCIATA