ECONOMIA E DEBITI

Il signoraggio ritorna in Parlamento: un tema da affrontare nel prossimo futuro

Il video fa il giro del web

Redazione Pdn

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ROMA. Grazie al deputato del Movimento 5 Stelle, Carlo Sibilia, si è tornato a parlare in Parlamento del “mistero” signoraggio. Come tutti i misteri hanno vita lunga sul web che riesce a condire i dibattiti con i virus del complottismo e dell’inquinamento (più o meno voluto).
Però se ne parla ed il video gira ed è stato visto già centinaia di migliaia di volte da tantissime persone molte delle quali, si presume, siano giovani visto anche la bassa età media del seguito del M5S.
Che cos’è il signoraggio?
La nozione di macroeconomia si riferisce alla possibilità di fare reddito per un governo attraverso la possibilità di creare moneta in condizioni di monopolio. La banca centrale stampa le monete attribuendole un valore nominale maggiore rispetto al suo reale valore.
Una moneta d’oro di 10 grammi vale di per sé 300 euro (perché tanto è per ipotesi il valore dell’oro) ma una banconota da 500 euro non vale di per sé tanto (infondo è solo carta…). Il valore aggiunto che la banca “soggettivamente” aggiunge al valore intrinseco è il signoraggio che di fatto genera un guadagno (ma anche un debito) dal nulla che si scarica nella realtà sui cittadini.
Emanuele Campiglio su uno dei blog de Ilfatto quotidiano spiega il fenomeno e corregge un tantino le affermazioni del deputato Sibilia.
«Il credito è moneta», spiega Campiglio, «specialmente nelle economie moderne, capita ben poche volte di vedere qualcuno acquistare una casa con una valigetta di banconote. Ciò che circola è piuttosto credito bancario che viene utilizzato comunemente per acquistare beni e servizi, pagare i dipendenti della propria azienda, comprare macchinari e via dicendo. I pagamenti si realizzano cioè sotto forma di scrittura contabile, passaggi da un deposito bancario ad un altro. In altre parole, il credito è moneta».


E poi c’è i concetto che il credito bancario è creato dalle banche private. «Le banche non stampano banconote (in questo senso Sibilia sbaglia quando afferma che “gli istituti privati stampano moneta”)», spiega ancora Campiglio, «le banconote – così come le riserve, che insieme al denaro contante costituisce la “base monetaria” – sono create dalle Banche Centrali. Ma la base monetaria non è che una piccola parte della moneta aggregata che caratterizzano un’economia (l’offerta M3 nell’Unione Europea). Il resto dell’offerta di moneta – grande parte di essa – è creato dalle banche private nel momento in cui concedono prestiti. Facciamo un esempio. Supponiamo che io vada in banca a chiedere un prestito, e la banca me lo conceda (merce rara di questi tempi!). Quello che succede è che la banca espande entrambi i nostri stati patrimoniali. Io avrò un deposito (nell’attivo) e un debito verso la banca (nel passivo). In modo simile ma opposto, la banca avrà un credito nei miei confronti (nell’attivo) e un deposito messo a mia disposizione (nel passivo). Io utilizzerò poi quel deposito immettendo il credito in circolazione nel sistema economico».


Secondo gli studiosi quel credito è di fatto una sorta di creazione di moneta cioè di fatto la reale possibilità concreta di spendere. Da una parte però c’è la creazione del credito e dall’altra del debito che moltiplicato per miliardi di volte genera forse anche parte dei guasti del moderno capitalismo.
Il professore Claudio Moffa altro studioso ricorda invece che «dal 1995 ad oggi sono stati presentati molti progetti di legge di partiti di ogni tendenza – unico grande assente il PD – finalizzati a riprendere il maltolto dal governo Amato, quel Dl 333 del 1992 che trasformò l’industria di Stato in Spa, privatizzando indirettamente anche la Banca d’Italia. AN e Rifondazione Comunista, la Destra di Storace e l’IdV di Lannutti, Buontempo e il Pdl di Berlusconi (una legge, la 262/05, peraltro approvata e mai applicata), tutti hanno proposto obbiettivi quali la ri-nazionalizzazione più o meno soft della Banca d’Italia, il reddito di cittadinanza, l’emissione diretta di moneta da parte dello Stato tramite la riesumabile Zecca».


«Più volte del resto», scrive oggi Moffa, «Grillo ne aveva parlato, e oltre a lui Berlusconi, che nel giugno 2012 aveva accennato alla possibilità-necessità per lo Stato di tornare a battere moneta, non solo Euro (l’art. 105 del Trattato di Maastricht lo potrebbe permettere, laddove recita che la BCE ‘autorizza’ l’emissione dell’Euro) ma anche la Lira. Berlusconi si è fermato alla soglia della campagna elettorale. Adesso però, grazie a Grillo, la questione signoraggio e banche entra con un discorso chiaro e forte in Parlamento, sentito probabilmente da fasce di popolazione molto più ampie, sia perché 5 stelle ha comunque un grande seguito, sia perché la crisi è ancora più acuta. Tutti sanno, anche se molti fanno finta di non sapere, che nessuna, dicesi nessuna delle misure proposte dai due partiti di governo per superare la crisi, potrà essere realizzata veramente (non come provvedimento effimero ma come svolta definitiva) a meno che lo Stato italiano non ritorni padrone dell’emissione monetaria e del suo reddito, come lo fu, sia pure attraverso quel che sembra essere stato un doppio binario di emissione (la Bd’I ente di diritto pubblico, e i “Biglietti di Stato a corso legale”) dal 1936 al 1992».


E che il signoraggio esista, lo diceva un uomo delle Banche, Beniamino Andreatta, ricorda Moffa.
«Signoraggio? Reddito da signoraggio? Che sono queste fantasie, queste ‘farneticazioni’? Puntualmente questo è il ritornello che viene riproposto ogni volta che il tema sfora i confini ristretti di qualche piccolo gruppo di auritiani (il professore abruzzese Giacinto Auriti che è stato un precursore in materia). La minoranza è tollerata (si fa per dire)», spiega il professor Moffa, «ma se rischia di diventare maggioranza, allora partono i missili al contrattacco: come alcuni siti e ‘esperti’ di rete in queste ore, che assicurano che il signoraggio è una invenzione clerico-fascista, o comunque una bufala».
«Ma negare il fatto del signoraggio con battute idiote e con ironica supponenza è un esercizio tanto assurdo quanto inutile», conclude Moffa, «esso si scontra del resto – come dicevo agli inizi - anche con il mero principio di logicità: un falsario, un banchiere privato e/o lo Stato, una volta che stampano banconote e le immettono sul mercato guadagnano, eccome, dalla differenza tra il costo tipografico e il valore stampato sulla banconota stessa. E’ ovvio che il falsario va impedito di compiere la sua truffa. Meno ovvio sembrerebbe che tale divieto venga applicato anche al Banchiere privato. Eppure è proprio così: solo lo Stato ha diritto di emissione monetaria e dunque di incassarne il reddito, perché esso rappresenta (quale che sia la sua natura e il suo governo) il Popolo, e perché la massa monetaria circolante è-deve essere la proiezione del Lavoro di tutti cittadini che ne fanno parte».

 

I PROPRIETARI DELLA BANCA D'ITALIA