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IL PENTITO: «PORTAI 200 CHILI DI ESPLOSIVO PER LA STRAGE DI CAPACI...». IL VIDEO

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IL PENTITO: «PORTAI 200 CHILI DI ESPLOSIVO PER LA STRAGE DI CAPACI...». IL VIDEO 
Parla Santino Di Matteo, il primo pentito che accusò gli esecutori materiali dell'attentato in cui morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Fu proprio a causa della sua collaborazione con i magistrati che i "Corleonesi" uccisero suo figlio minore.
La testimonianza di Di Matteo è stata raccolta da Servizio Pubblico, il programma di Michele Santoro, ogni giovedì su La7. Grazie alla sua collaborazione, i magistrati hanno capito molto di più della strage di Capaci. Il pentito è poi stato ospite in studio ma non è stato mai mostrato il suo volto. L’uomo ha raccontato che suo figlio fu rapito (e poi ucciso) dopo due mesi che iniziò a collaborare.
«Prima della strage di via D'Amelio Antonino Gioè mi chiese uno dei due telecomandi che erano stati utilizzati a Capaci perché doveva consegnarlo ai fratelli Graviano». Di Matteo ha riferito che queste sue rivelazioni erano state verbalizzate nel '93, subito dopo l'inizio della sua collaborazione, ma che non ebbero alcun seguito. Le indagini sull'agguato a Paolo Borsellino avevano infatti imboccato la pista, poi rivelatasi un depistaggio, indicata dal falso pentito Vincenzo Scarantino.

Parla Santino Di Matteo, il primo pentito che accusò gli esecutori materiali dell'attentato in cui morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Fu proprio a causa della sua collaborazione con i magistrati che i "Corleonesi" uccisero suo figlio minore.La testimonianza di Di Matteo è stata raccolta da Servizio Pubblico, il programma di Michele Santoro, ogni giovedì su La7. Grazie alla sua collaborazione, i magistrati hanno capito molto di più della strage di Capaci. Il pentito è poi stato ospite in studio ma non è stato mai mostrato il suo volto. L’uomo ha raccontato che suo figlio fu rapito (e poi ucciso) dopo due mesi che iniziò a collaborare.«Prima della strage di via D'Amelio Antonino Gioè mi chiese uno dei due telecomandi che erano stati utilizzati a Capaci perché doveva consegnarlo ai fratelli Graviano». Di Matteo ha riferito che queste sue rivelazioni erano state verbalizzate nel '93, subito dopo l'inizio della sua collaborazione, ma che non ebbero alcun seguito. Le indagini sull'agguato a Paolo Borsellino avevano infatti imboccato la pista, poi rivelatasi un depistaggio, indicata dal falso pentito Vincenzo Scarantino.