Abruzzo/Controllo sul web a Spoltore, durante il Consiglio cacciato dall’aula un cameraman

«Non ha il permesso di filmare»

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SPOLTORE. Doveva essere (e lo è stato) il Consiglio comunale dedicato alla delibera contestata sulla "spia" assoldata dal Comune per stanare i diffamatori del web.
Un provvedimento che sembra istituire una sorta di "ronde virtuali" per il controllo del territorio (virtuale) e che prescrive la valutazione del pensiero e delle opinioni dei  cittadini nei confronti degli amministratori pubblici.
Ma quello di ieri è stato anche il Consiglio in cui l’amministrazione spoltorese ha mostrato la sua chiusura, intransigenza e censura. Una amministrazione che ha mostrato chiaramente la distanza dai cittadini e segnato la sua posizione che non ha niente a che fare con il rispetto delle libertà altrui e che limita fortemente il diritto dei cittadini di sapere.

L’operatore di Zone d’ombra tv, Antonio Del Furbo, è stato infatti cacciato dall’aula del Consiglio comunale, la più alta espressione cittadina di Democrazia perché «non autorizzato a riprendere». In sostanza lì poteva starci, gli ha spiegato il presidente del Consiglio Lucio Matricciani, ma prima avrebbe dovuto chiedere una autorizzazione scritta. Insomma, sbattuto fuori per un cavillo burocratico? O per altro?

Nemmeno l’importanza della seduta, che ha affrontato un tema sul quale si sta dibattendo da giorni, ha suggerito a Matricciani che forse sarebbe stato opportuno non censurare le riprese.
«Dopo circa mezz'ora dall'inizio del Consiglio comunale sono stato allontanato», racconta Del Furbo. Al primo punto all'ordine del giorno, su richiesta dell'opposizione, c'era appunto la cosiddetta "delibera bavaglio". «Abbiamo aspettato l'inizio dei lavori», racconta ancora l’operatore, «e filmato un battibecco tra il capogruppo del Pdl Marina Febo e il presidente dell'assemblea Lucio Matricciani. L'opposizione ha proposto di discutere la contestata delibera. Dopo una prima resistenza da parte di Matricciani è stata accolta, grazie all'intervento del segretario della presidenza, la richiesta del Pdl. Si sono discussi però quattro degli undici punti proposti dalla minoranza». 

A quel punto, mentre il vice sindaco stava rispondendo alle domande, il presidente Matricciani ha dato l'ordine ai vigili di far spegnere la telecamera. Del Furbo ha provato a contestare: «mi cacci, l'argomento è d'interesse nazionale e, tra l'altro, in una sala pubblica. Inoltre, durante il consiglio comunale era presente una telecamera che si occupava della diretta streaming. A quel punto sono intervenuti i carabinieri che mi hanno allontanato e portato all'esterno della sala chiedendo i documenti. Nel momento dell’allontanamento Carlo Spatola Mayo del Movimento cinque stelle ha preso la parola dichiarando la propria contrarietà all'atto di forza riservatami».
Le forze dell'ordine, appena fuori dalla sala, hanno riconosciuto la ragione dell’operatore. «Secondo vigili e carabinieri», racconta ancora Del Furbo, «avevo tutto il diritto di rimanere dentro e filmare».

Se il videomaker aveva il diritto di rimanere perchè allora è stato cacciato? Le forze dell'ordine sono state costrette ad eseguire un ordine illegittimo?

Continuare ad appigliarsi a "norme", "autorizzaioni", "permessi" che ostacolano la partecipazione e la circolazione di idee e informazioni significa imporre di fatto un potere che non ha nulla di democratico che annienta il diritto dei cittadini di partecipare, valutare e criticare coloro i quali hanno votato per rappresentarli.
Del Furbo spiega di non aver capito il motivo per il quale è stato allontanati dopo trenta minuti e non immediatamente dall'aula del consiglio. «Forse perché», ipotizza, «lo scivolone del presidente Matricciani sul cambio delle priorità da discutere all'ordine del giorno lo ha infastidito talmente tanto da prendersela con noi. Forse. Non ho capito il perché dell’ allontanamento nonostante ci fosse una telecamera per la diretta streaming: non avrei potuto raccontare cose diverse da quelle dei colleghi. Strano essere cacciati dall'assemblea e poi sentirsi dire dalle forze dell'ordine di essere liberi di poter rientrare a filmare. Forse i primi ad essere "beneficiati" dalla legge bavaglio della giunta Di Lorito siamo stati noi?»
Questo tipo di "cultura politica" rimane un pessimo spettacolo: che lo si veda o no.