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Tangenti in Parlamento? Del Grosso (M5s) in aula: «chi sa parli». Poi cita De Andrè

Melilla (Sel): «fatto di gravità inaudita»

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ROMA. «Chi sa parli». E’ stato questo l’appello lanciato ieri alla Camera dal deputato abruzzese del Movimento 5 Stelle, Daniele Del Grosso.
Il parlamentare grillino è tornato a parlare del servizio delle Iene nel quale un presunto assistente parlamentare ha svelato (mantenendo il proprio anonimato) che le lobbies delle slot machine e del tabacco, ma anche dei farmaci, pagherebbero alcuni parlamentari italiani per alterare i voti delle Commissioni a loro vantaggio. A questi politici, «sia di centrodestra che centrosinistra» arriverebbero buste mensile, da 1.000 a 5.000 euro, a seconda dell’importanza del parlamentare di turno.
«Invito questo governo a fare chiarezza», ha commentato Del Grosso, «e invito coloro che sanno a parlare perché l’accaduto, qualora risultasse vero, ed è molto probabile che così sia, è sinonimo di corruzione all’interno di questi palazzi e forse solo ora capiamo con maggiore precisione il motivo per cui i famosi 98 miliardi sono stati abbuonati ai gestori delle slot machine».
Il riferimento è a quei soldi, per l’appunto poco meno di 100 miliardi, che alcune concessionarie di slot machine avrebbero dovuto allo Stato secondo una indagine della Finanza. Ma il Governo non sembra interessato a riscuoterli.
Poi la citazione in aula, sempre da parte di Del Grosso, di una canzone di De Andrè (Don Raffaè): ‘e lo Stato che fa s'indigna, s'impegna poi getta la spugna con gran dignità’. «Non quella spugna non la getteremo mai».
Subito dopo ha preso la parola anche Gianni Melilla (Sel): «siamo in presenza di un fatto di una gravità inaudita e siccome si tratta di una trasmissione pubblica la notizia di reato andrebbe perseguita. Non siamo in grado di stabilire se quella denuncia corrisponda al vero ma è evidente che bisogna fugare ogni dubbio, perché o è un fatto rilevante politico oltre che penale o è una volgarissima diffamazione».