LA SENTENZA

Uliveto e Rocchetta non sono «acqua della salute». Censurati gli spot

«Viene attribuito in modo improprio proprietà nella cura delle malattie»

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PUBBLICITA’. Uliveto e Rocchetta non sono «acque della salute».
La frase, utilizzata da anni negli spot tv è stata ritenuta scorretta dal Comitato di controllo del Giurì dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria http://www.iap.it/it/cdc/2013/c0372013.htm intervenuto a seguito di una segnalazione inviata da Il Fatto Alimentare.
Il messaggio, apparso su diversi quotidiani come La Sicilia, il Corriere della sera e la Repubblica, risulta ingannevole perché attribuisce in modo del tutto improprio «proprietà nella prevenzione e nella cura di malattie come ad esempio osteoporosi, calcolosi urinaria». Anche il riferimento nel messaggio alla Federazione Italiana Medici di Famiglia risulta arbitrario perché si tratta un’associazione di natura sindacale che «attribuisce alle promesse pubblicitarie il vaglio di un riscontro scientifico inducendo il pubblico a fare affidamento su qualità curative dei prodotti che essi non possiedono».
Anche lo slogan “acque della salute” è ingannevole perché lascia intendere che Uliveto e Rocchetta siano prodotti «specificamente utili per la prevenzione e la cura di malattie». Secondo la sentenza si tratta di indicazioni salutistiche che «non hanno trovato esplicita autorizzazione ministeriale e sono quindi anche sotto questo profilo improprie».


Come riferisce il Fatto Alimentare già nel 2004 il Giurì si era espresso sugli spot sostenendo che «non appare conforme all'art. 2 del Codice è che Uliveto e Rocchetta siano qualificate come "le" acque della salute perché la determinazione insita nell'articolo comporta inevitabilmente che le due acque in questione acquisiscano un carattere di superiorità, che non vi è prova che esse possiedano rispetto alle moltissime altre acque minerali che affollano il mercato italiano. In questa sede non è rilevante il profilo comparativo insito nel fatto che, a differenza delle altre, Uliveto e Rocchetta siano "le acque della salute", ma è rilevante il profilo della ingannevolezza di un'affermazione che, per la sua struttura lessicale, ha un contenuto di cui non è dimostrata la verità».
Come chiarisce Il Fatto alimentare la sentenza è del 2004 ma «i distratti manager di Rocchetta e Uliveto hanno forse dimenticato la decisione e hanno continuato ad utilizzare lo slogan togliendo l’articolo “le”. La furberia è stata smascherata solo dopo la nostra segnalazione e, forse adesso lo slogan dovrebbe essere definitivamente cancellato. Speriamo».