LA POLEMICA

Abruzzo/Ricostruzione L’Aquila, Cialente pronto a dimettersi: «lo Stato se ne frega»

«A Roma sono un fastidio, mi guardano come quello che frega, come il furbo»

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L’AQUILA. Il prefetto ha cercato ieri il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente.
Dopo la riconsegna della fascia tricolore in segno di protesta, Francesco Alecci voleva sapere se il primo cittadino era intenzionato a dimettersi subito, se la sua fosse una resa. «Me ne andrò se la situazione non cambierà», ha replicato Cialente. «Se fra quindici giorni sarà tutto così venga lo Stato, gli lascio il mio ufficio. Ci pensino loro alla città».
Il sindaco ha incontrato a Roma diversi parlamentari vicini al governo «che sono preoccupatissimi per la situazione gravissima che si è creata all'Aquila».
«Siamo arrivati ad un punto di non ritorno, se non arrivano i fondi vado via», ripete da giorni come un disco rotto. Dopo la riconsegna della fascia tricolore al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e la rimozione delle bandiere dalle sedi comunali, Cialente è stato convocato oggi dal prefetto che con il questore, Giovanni Pinto, sono stati indicati dal sindaco come rappresentanti sul territorio «di uno Stato che si disinteressa completamente dell'Aquila. Lo sblocco della situazione si basa su due tre atti e sul miliardo supplementare da inserire nel decreto».


La questione che più preoccupa è che i fondi promessi più volte da Roma non arrivano, la ricostruzione è bloccata, dopo oltre quattro anni dal tragico sisma che ha fatto 309 morti, la gente é esasperata e il sindaco insofferente. Da qui la decisione di ieri di inviare la sua fascia alla portineria del Quirinale attraverso un impiegato comunale. E poi ha dato mandato di togliere la bandiera italiana da ogni sede comunale.
In una conferenza stampa tenuta insieme ai suoi assessori che ha raggiunto anche toni accesi il primo cittadino si è scagliato contro «lo Stato che si disinteressa dell'Aquila», minacciando le dimissioni.
«Se entro 15 giorni non arrivano i fondi più volte promessi, me ne andrò, all'Aquila vengano Napolitano, Letta ed i sottosegretari a parlare con la gente, noi non ce la facciamo più».
Cialente che ha informato la stampa di aver subito un'aggressione da parte di alcuni cittadini, si è scagliato contro il prefetto, Francesco Alecci, e il questore, Giovanni Pinto, «cioé la rappresentanza dello Stato nel nostro territorio, non hanno assolutamente capito il clima di rabbia e disperazione che si respira in città, non risponderò alle loro segnalazioni su situazioni di disagio neppure per cortesia».
I due rappresentanti istituzionali hanno per ora preferito non rispondere al primo cittadino. A Cialente non hanno risposto neppure i vertici del governo e dello Stato tirati in ballo. 

«Vogliamo sapere se L'Aquila è concretamente una questione nazionale - ha tuonato ancora - Siamo stufi di andare col cappello in mano a pietire i nostri diritti». 
Ed ancora: «Ormai a Roma sono un fastidio, mi guardano come se fossi quello che va a fregare, il furbo». Dopo aver atteso invano che le promesse da Roma sull'invio di fondi, tra cui il miliardi di euro supplementare in un decreto a firma di Napolitano, potessero trovare attuazione, è la seconda protesta (nella prima aveva accusato che "la burocrazia romana sta uccidendo L'Aquila") contro Roma in pochi giorni del sindaco, una iniziativa che cade il giorno dopo le manifestazioni nazionali che si sono svolte all'Aquila nel week end, su tutte la due giorni del neo ministro dei Beni e le attività culturali Massimo Bray e il raduno nazionale degli storici dell'arte italiani che sfilando per il centro storico distrutto hanno auspicato un intervento immediato del governo. A proposito del ministro Bray, Cialente ha spiegato che «é venuto a visitarci a titolo personale ma per quello che ha visto avrebbero dovuto convocare un Consiglio dei ministri straordinario».
Finora poche sono state le reazioni alla protesta del sindaco: Tomaso Montanari, lo storico dell'arte ideatore della manifestazione di ieri "L'Aquila 5 maggio", ha condiviso il grido di allarme sottolineando che «con il tricolore ammainato sul centro dell'Aquila diventa visibile ciò che abbiamo detto . L'Art. 9 della costituzione a L'Aquila é da 4 anni sospeso. Questa è la dimostrazione più evidente che la Repubblica ha abdicato al dovere di ricostruzione». 

 

DEL CORVO: «CIALENTE SI E’ ACCORTO DELLA GESTIONE BARCA»
«Finalmente anche il Sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, si è accorto di quanto è stata drammatica la gestione Barca per la ricostruzione della città – dichiara in una nota il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo – la protesta del sindaco, non può che essere accolta e condivisa. Del resto, le lettere a mia firma, indirizzate anche alle più alte cariche della Stato, per sottolineare la condizione drammatica in cui versa la ricostruzione, a seguito dell’amministrazione Barca, in questi ultimi mesi sono state costanti e ripetitive. Un grido accorato per chiedere di sollecitare degli interventi immediati, per il grande problema del Genio Civile e non solo. Anche la Provincia dell’Aquila, sarà in prima linea per cercare di trovare una sinergia con il nuovo Governo Letta, perché la ripresa della città, è l’obiettivo di tutti, indistintamente».
DEL CORVO: «CIALENTE SI E’ ACCORTO DELLA GESTIONE BARCA»

 

«Finalmente anche il Sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, si è accorto di quanto è stata drammatica la gestione Barca per la ricostruzione della città – dichiara in una nota il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo – la protesta del sindaco, non può che essere accolta e condivisa. Del resto, le lettere a mia firma, indirizzate anche alle più alte cariche della Stato, per sottolineare la condizione drammatica in cui versa la ricostruzione, a seguito dell’amministrazione Barca, in questi ultimi mesi sono state costanti e ripetitive. Un grido accorato per chiedere di sollecitare degli interventi immediati, per il grande problema del Genio Civile e non solo. Anche la Provincia dell’Aquila, sarà in prima linea per cercare di trovare una sinergia con il nuovo Governo Letta, perché la ripresa della città, è l’obiettivo di tutti, indistintamente».

DE MATTEIS: «SOBRIETA’ E CONCRETEZZA NON APPARTENGONO A CIALENTE»

«Cialente e Barca hanno fallito: ora è necessaria una sobrietà e una concretezza che non appartengono a questo sindaco», dice invece il vice presidente vicario del Consiglio regionale Giorgio De Matteis. «Abbiamo chiesto un Consiglio comunale straordinario per affrontare realmente e seriamente questi problemi. Già da giorni Casini e Alfano sono stati sollecitati, affinché nel Governo ci sia un’azione immediata che si concretizzi con disponibilità finanziarie reali e con un rappresentante dell’Esecutivo che si occupi della ricostruzione con attenzione e con reale volontà di soluzione dei problemi, in particolare nell’individuare ogni strumento che possa dare risposta all’esigenza di risorse finanziarie aggiuntive immediate. A ciò bisognerà aggiungere, nella nuova strategia che stiamo disegnando per superare il fallimento di Cialente, una modalità efficace ed efficiente degli uffici comunali, in questo momento paralizzati e incapaci di poter dare risposte ai cittadini che attendono ormai, esasperati, la ricostruzione della loro città».