LA POLEMICA

Montesilvano. Quote rosa, quando Di Mattia diceva: «lotterò per avere 3 donne in giunta»

Rifondazione tira fuori un vecchio filmato della campagna elettorale

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MONTESILVANO. È trascorso giusto un anno dal 3 maggio 2012.
Quel giorno Attilio Di Mattia, nell’intervista confronto tra i candidati sindaco promossa da “Libertà e Giustizia” alla domanda sulla parità di genere in Consiglio comunale fece una promessa chiara.
La domanda, posta a lui come agli altri candidati fu: quante donne ci saranno nella vostra giunta?.
Il sindaco Di Mattia rispose: «lotterò veramente con le unghie perchè ci siano almeno 2 donne su 6» e proseguendo aggiunse che ne avrebbe volute 3 su 6, la metà. Alla prova dei fatti il sindaco nominò su 7 assessori 1 sola donna (Stefania Di Nicola alla Cultura).

Ma distanza di un anno, dopo aver dimissionato tutti gli assessori, la giunta bis è tutta al maschile. Dopo varie sollecitazioni  il primo cittadino ha promesso che rimedierà presto («tra qualche settimana o tra qualche mese, non lo so».)
«Non ci possiamo accontentare», commentano da Rifondazione Comunista Amanda De Menna, Viola Arcuri, Corrado Di Sante e Michele Castellano che hanno ritirato fuori il video di un anno fa, «di vaghe promesse su una nuova nomina fra qualche settimana o qualche mese. Il sindaco ha solo pochi giorni per porre rimedio e far fare uno scatto alla città».
Rifondazione conferma che presenterà un ricorso per far rispettare una norma, «filosoficamente opinabile, ma pur sempre una legge dello Stato Italiano, che tra l'altro non è a favore dei soliti noti o potentati, bensì nasce come tutela alla secolare discriminazione che le donne subiscono».
«È ridicolo ed offensivo di fronte all’attuale giunta», vanno avanti Menna, Arcuri, Di Sante e Castellano, «parlare del criterio del merito e della competenza. Il sindaco e i partiti della maggioranza transgenica che va da Sel-Pdci all’Udc hanno utilizzato, un unico metro quello delle preferenze, legittimo ma che poco ha a che vedere con i curriculum tanto sbandierati. In Italia abbiamo cifre scandalose sulla rappresentanza delle donne nei posti decisionali della politica, dell'economia e del lavoro. Una stima plausibile è che impiegheremmo più 50 anni per raggiungere la parità. Le quote rosa non devono essere viste come una soluzione definitiva, ma strumento, anche temporaneo, che favorisca la rimozione di quegli ostacoli che evidentemente esistono oggi al raggiungimento di una piena parità di genere».

Il sindaco Di Mattia ha affermato che nessuna delle consigliere comunali, nè delle donne che lui ha contattato hanno accettato la nomina di assessore. Ma Rifondazione dubita: «non crediamo che nessuna donna nell'intera comunità montesilvanese si sia resa disponibile, si poteva sempre ricorrere ad una personalità esterna come è stato fatto per l’assessore Germano D’Aurelio».