SPENDING REVIEW

Governo. Abolizione Province, Letta: «bisogna farlo». Ok bipartisan dai partiti

Ma per il Pd serve accortezza

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

8229




ROMA. Si approssima a grandi passi l'ora zero delle Province.
Il count down per la loro abolizione, in verità nell'aria ormai da tempo, ha preso ufficialmente il via ieri alla Camera con le parole del presidente del Consiglio Enrico Letta, che nel suo discorso di investitura ha ufficializzato la cancellazione definitiva degli enti.
E non rimarrebbe neanche in vita un'ipotesi di ente di secondo livello, a cui stava lavorando ormai mesi fa con un dl l'ex ministro per la Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi, naufragato il 10 dicembre scorso in Commissione Affari Costituzionali del Senato.
Ma le Province, attraverso il presidente dell'Upi Antonio Saitta, non demordono, e rilanciano chiedendo di far parte della Convenzione Costituzionale.

«VANNO ABOLITE»
Ieri alla Camera il presidente del Consiglio non ha usato giri di parole e ha affermato che «le Province vanno abolite», anche se per agevolare questo processo «si può pensare a una riorganizzazione delle Regioni».
Tranchant il parere di alcune forze politiche, come il Pdl. Daniela Santanché al termine dell'intervento di Letta ha tenuto a ricordare che «l'abolizione delle Province era nel programma del Pdl e a questo punto spero che il premier tenga a fede a quanto detto oggi in Aula nel suo discorso di investitura».
Deciso ma con qualche sfumatura il parere di Lorenzo Dellai, capogruppo alla Camera di Scelta Civica ed ex presidente della Provincia autonoma di Trento. «Per le Province ordinarie è giunto il tempo di un ripensamento», ha spiegato. «La strada giusta è l'abolizione ad eccezione però dei territori montani, dove il tema dell'area vasta è ancora non risolto. Bisognerà pensare a qualcosa di più innovativo delle comunità montane».
Qualche paletto lo mette anche Mauro Guerra, deputato Pd e coordinatore nazionale dei Piccoli Comuni Anci: «l'abolizione delle Province va accompagnata con una riorganizzazione delle gestioni associate dei piccoli Comuni, perché non si può semplicemente togliere di mezzo le Province assegnando le loro funzioni ai piccoli Comuni, e parlo di cose importanti, come la manutenzione delle strade, l'edilizia scolastica di 2/o grado e la pianificazione territoriale».

LE PROVINCE CERCANO DI RESISTERE
Intanto le Province cercano di resistere e chiedono, per bocca del presidente dell'Upi Antonio Saitta, di poter dire la loro in sede di Convenzione Costituzionale. «Ci aspettiamo che la Convenzione affronti il tema del riordino istituzionale partendo dai dati reali della spesa pubblica italiana», ha esortato Saitta. «Se si decide di abolire le Province, che sono l'1% della spesa pubblica, e non si interviene sulle Regioni e sugli enti strumentali, che sono i veri centri di costo del Paese, che almeno lo si dica con onestà ai cittadini»