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Bagarre alla Camera. Colletti (M5S): «questo sembra il governo della trattativa Stato-mafia»

Deputati Pd e Pdl insorgono

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ROMA. Secondo intervento in aula in pochi giorni per Andrea Colletti (M5s) e seconda bagarre in aula.
Dopo la denuncia dei ‘pianisti’ in aula fatta nei giorni scorsi oggi le dure parole del deputato abruzzese sono state fortemente censurate prima dal Pdl e poi a ruota dal Pd.
Colletti aveva espresso la sua dichiarazione sulla fiducia al governo Letta anticipando il voto contrario.
«Futuro presidente del Consiglio Letta, Noi vi conosciamo! Noi sappiamo chi siete!», ha esordito Colletti, «ed è quindi inutile mettere delle facce nuove solo per far vedere che è in atto un cambiamento. Quando in una parete c’è la muffa, la soluzione è rimuoverla, non passarci sopra la vernice. Perché la muffa, subito dopo, ritorna ancora peggio di prima. E questo siete voi, una mano di vernice su di un muro già irrimediabilmente rovinato».
«Questo Governo odora di democristianità. Odora di intrecci di comitati d’affari quali CL e Compagnia delle Opere. Visto il Ministro dell’Interno che ha scelto, o che è stato obbligato a scegliere, possiamo ben dire che questo sembra il Governo della trattativa Stato-Mafia. Del bavaglio alla magistratura ed alle opposizioni politiche. Questo, siamo sicuri, sarà il Governo del salvacondotto giudiziario a Silvio Berlusconi. Sappiamo», ha proseguito Colletti, «anche perché Napolitano ha scelto lei. Lei è l’esemplificazione della trasversalità, degli accordi alle spalle dei cittadini. E d’altra parte Lei è lo stesso che ha affermato che era meglio votare Berlusconi che il M5S. Lei è lo stesso che venerava un certo Giulio Andreotti, prescritto per concorso esterno ad associazione mafiosa. Lei è anche il nipote di Gianni Letta, braccio destro di Berlusconi, amnistiato per finanziamento illecito dei partiti; indagato da varie procure d’Italia. Tipico intreccio familistico del potere in Italia».
Accenni anche alla fondazione Vedrò di Enrico Letta che «riceve finanziamenti da aziende praticamente pubbliche come Eni ed Enel. Da ex monopolisti pubblici come Autostrade per l’Italia ed altri ancora».


«Ed allora», ha aggiunto il deputato abruzzese, «quando dovrà prendere decisioni difficili, a chi risponderà? Ai cittadini oppure alle grandi aziende che generosamente la finanziano? Insomma, Lei riassume quello che è lo status quo in Italia. La preservazione degli interessi di pochi contro gli interessi della collettività».
Preannunciando una dura opposizione Colletti è stato poi interrotto dal presidente perché il tempo a sua disposizione era scaduto.
Nella parte non ascoltata in aula Colletti ha detto «sinceramente, speriamo, ma non crediamo, che possiate fare qualcosa di positivo per il Paese. E se ciò dovesse davvero succedere, se quindi riuscirete a fare gli interessi dei cittadini invece che delle lobby che vi sostengono, noi vi appoggeremo convintamente. Ma se, come crediamo, farete gli interessi dei pochi, noi saremo pronti a stanarvi ed a denunciare pubblicamente ciò che siete e rappresentate».
Dura la risposta di Pd e Pdl che hanno censurato fortemente sia il presidente dell’aula in quota Movimento 5 Stelle e sia il contenuto del discorso di Colletti «perché certe parole in aula non si possono dire» e perché «sono state offese le istituzioni» hanno detto Ettore Rosato (Pd) e Barbara Saltamartini (Pdl)