INTRECCI INTERNAZIONALI

Valter Proietti, dal salvataggio dell’Atr ai legami con sanità e petrolio

Domenica sera l’inchiesta di Report

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ABRUZZO. «Chi è Valter Proietti? Che c’entra con la società Ibos II e con il gruppo Idi – San Carlo della congregazione dei Figli dell’Immacolata»?
La domanda se l’è posta Emanuele Bellano che nella sua inchiesta andata in onda domenica sera su Report è incappato nell’imprenditore titolare della Oma Sud, oggi in crisi, che alcuni mesi fa firmò un accordo presso la Provincia di Teramo per rilevare la Atr di Colonnella, azienda a sua volta andata in crisi e sull’orlo del fallimento.
L’inchiesta giornalista è partita da tutt’altro ambiente, quello della sanità, che si è poi intrecciato con quello del petrolio da estrarre in Congo per poi arrivare all’imprenditore romano che ora ha interessi anche in Abruzzo.
Report ha ricordato che il gruppo sanitario Idi-San Carlo di Nancy, di proprietà della Congregazione dei Figli dell'Immacolata Concezione, è sull'orlo del fallimento. Fornitori, medici e infermieri non vengono pagati da mesi. Le attrezzature mediche sono fuori uso e non vengono riparate per mancanza di liquidità. Il gruppo ha accumulato 600 milioni di euro di debiti. Anche il Vaticano è intervenuto: Benedetto XVI con uno dei suoi ultimi atti prima di dimettersi ha commissariato la congregazione nominando tre responsabili a cui ha affidato il compito di salvare l'Idi.
La procura di Roma ha appena disposto l'arresto dei manager che hanno gestito gli ospedali negli ultimi anni: padre Franco Decaminada, Domenico Temperini e Antonio Nicolella.


Tra le attività che avevano messo in piedi c'era anche un business nella ricerca e sfruttamento di petrolio in Congo.
Hanno costituito due società una a Kinshasa, in Congo, e una in Lussemburgo. Proprio mentre la crisi degli ospedali si faceva più acuta varie centinaia di migliaia di euro sono rientrate in Italia dal Lussemburgo finendo a una società campana, quella appunto di Valter Proietti.
Dentro il gruppo anche un ex militare del gruppo speciale “Gladio”. «La IBOS II congolese», spiega Emanuele Bellano nella sua inchiesta, «ha una gemella, la IBOS II LUX. Ha sede in Lussemburgo e tra gli amministratori, anche qui, c’è l’ex consulente della Congregazione, Antonio Nicolella. Proprio dai conti della IBOS II lussemburghese, a fine 2012, partono una serie di bonifici verso l’Italia. Il primo è datato 14 dicembre, finisce sul conto della filiale UNICREDIT a Roma, in via Guidubaldo dal Monte, intestato a un certo Valter Proietti. In Lussemburgo, in via Stumper 18, c’è un importante studio legale e qui dovrebbe esserci la sede della IBOS II».
«A indicare il fiduciario lussemburghese, dove domiciliare la IBOS II è stato l’avvocato Francesco Rosi», continua il servizio, «il quale però è anche l’avvocato della congregazione nei contenziosi con la Regione Lazio per i rimborsi delle convenzioni. Anche per lui la domanda rimane la stessa: chi è Valter Proietti?»
«Mai sentito. Non so chi sia», risponde l’avvocato.


«Nel giro di qualche giorno», conclude il giornalista, «il denaro inviato dalla IBOS 2 di Nicolella alla sede romana di Unicredit viene girato su un terzo conto, quello intestato alla società Oma Sud e finalmente riusciamo a capire chi è Valter Proietti. É un imprenditore romano, proprietario e amministratore della Oma Sud. Ha un passato in Alenia, società del gruppo Finmeccanica, e oggi è specializzato nella produzione di aerei. Proprio con Alenia, la società Oma Sud partecipa alla costruzione del C27J, un aereo da trasporto, in forza all’aeronautica militare. Da luglio l’azienda, ha problemi di liquidità».
«Ma perché i soldi di una società lussemburghese, legata ad una congolese che è legata alla Congregazione che gestisce l’ospedale in convenzione a Roma, finiscono dentro ad una società che partecipa ad un progetto militare?», si domanda Milena Gabanelli, «sappiamo che questa Oma Sud è in difficoltà, ma anche l’Idi lo è. E tutti e due hanno trovato un finanziatore, che è lo stesso: la Centrale Finanziaria; presidente Elia Valori, vicepresidente Tarak Ben Ammar. Sarà una coincidenza? Intanto la Procura di Roma sta cercando di capire dove sono finiti i 600 milioni di euro che mancano dalla cassa dell’ospedale».