SERIE A

Delfino Pescara. Sebastiani vuole i giovani e Bucchi risponde: «gioca chi se la sente»

Il tecnico dei biancazzurri non ha digerito l'ennesimo naufragio dei suoi a Parma

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PESCARA. È un Pescara in completo disarmo quello che prosegue gli allenamenti in vista del match di sabato con la Juventus. La forza dell'avversario e soprattutto l'estrema fragilità del castello di sabbia biancazzurro lasciano propendere per un facile successo bianconero, con il primo obbiettivo degli adriatici che sarà ovviamente quello di non subire una clamorosa imbarcata come all'andata. Il solo 6-1 subito all'Adriatico spronerebbe qualsiasi squadra ad una prova d'orgoglio. Quasiasi appunto eccezion fatta questo Pescara che ha ormai definitivamente dimostrato con i fatti di essere una compagine priva della tecnica, del furore agonistico, della tenuta fisica e del carattere per poter tenere testa 90 minuti ad una compagine della massima divisione. Figurarsi se questa squadra si chiama poi Juventus, reduce dal pesante 2-0 col Bayern Monaco e vogliosa di vendicarsi già sabato in campionato.
In settimana il patron Daniele Sebastiani ha parlato di scarsa grinta da parte dei propri giocatori, auspicando da qui alla fine del campionato un impiego massiccio dei giovani di proprietà del Delfino: «se qualche giocatore non se la sente è giusto che si faccia da parte. Ora largo ai nostri giovani, Federico Di Francesco è solo il primo».
«Ho visto una squadra senza voglia di lottare» – chiude Sebastiani – «e se bisogna fare ogni domenica queste magre figure allora tanto vale mettere in campo i nostri giovani».
La proprietà intanto continua a guardarsi intorno a caccia del nuovo Ds, visto e considerato il quasi certo addio di Daniele Delli Carri. Sembra sia stato contattato anche Stefano Capozucca, che si aggiunge ai nomi dei vari Lupo, Sensibile ecc circolati nelle ultime settimane.

CHRISTIAN BUCCHI QUASI RASSEGNATO
«Non è possibile vedere una squadra così rassegnata come quella vista a Parma sabato» – ha raccontato il tecnico Christian Bucchi alla ripresa degli allenamenti di ieri al Centro Sportivo Vestina di Montesilvano – «non tollero tutto questo perché siamo in Serie A, il massimo a cui un giocatore può aspirare. È stato sbagliato lo spirito».
Ma com'è possibile evitare da qui a fine campionato un autentico calvario sportivo? Il tecnico biancazzurro Bucchi tenta di dare una spiegazione: «io sono arrivato a gennaio all'Ancona qualche anno fa in una situazione nella quale noi eravamo già retrocessi e sull'orlo del fallimento. Ciò nonostante ci siamo tolti soddisfazioni importanti come vincere col Bologna, far retrocedere l'Empoli e perdendo partite incredibili dopo aver lottato alla pari ad esempio 4-3 con la Lazio».
«Avevamo una squadra formata da “cani randagi”» - attacca amareggiato Bucchi – «ma tutti noi avevamo una voglia matta di farci vedere e di dimostrare di meritare un'altra possibilità in Serie A. Non abbiamo mai perso la dignità di uomini e calciatori. A Parma potevamo perdere 3-2 o 2-1 ma non in questo modo senza lottare».
Le responsabilità, secondo il tecnico, andrebbero equamente divise tra tutti: «la colpa è anche mia perché non ho trasmesso la giusta carica. Ho visto una rifinitura a Parma meravigliosa, certo di fare una grande gara al Tardini, poi sappiamo tutti com'è andata. Questo non accadrà più perché voglio vedere una squadra che lotta sempre al di là del risultato».
Ottime intenzioni e volontà che però si scontrano inevitabilmente con la dura realtà di una squadra e di una società evidentemente non pronte alla Serie A: «d'ora in poi giocherà solo chi se la sente. Non escludo nulla. Se vedrò che qualcuno ha mollato chiamerò a giocare anche i ragazzini».

Andrea Sacchini