L'INTERROGATORIO

Abruzzo/Il "Conte" Masciarelli: «mi avvertirono dell’arresto ed ho avuto consulenze con Deutsche Bank»

«Ho patteggiato per motivi familiari, non ho ammesso colpe»

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ABRUZZO. Nel lunghissimo interrogatorio (processo Sanitopoli) di Giancarlo Masciarelli, ex presidente della Fira e considerato “inventore della cartolarizzazioni” sono state dette moltissime cose, molte importanti, altre gravi che non sembra siano state riportate dai media nei giorni scorsi.
Masciarelli è da sempre considerato il dominus delle cartolarizzazioni per averle sperimentate per primo in Abruzzo (precisando che ovviamente non è stato lui ad inventare le complesse operazioni di ristrutturazione del debito) ed è stato l’anello di congiunzione tra vecchia giunta Pace e quella nuova di Del Turco.
Nella sua deposizione assistita dall’avvocato Roberto Milia, Masciarelli è stato sempre preciso, calmo, prolifico, estremamente preciso, collaborativo e tecnico spiegando e rispiegando passaggi spesso molto complessi.
Alla fine, però, la sensazione che si ha è quella di aver raccontato uno spettacolo che tutti hanno visto dalla platea, raccontandolo battuta per battuta e momento per momento, senza mai illustrare i retroscena, i dietro le quinte o quello che effettivamente succedeva “dietro” prima della scena ufficiale. Nessuna ammissione di colpa, pur avendo patteggiato una pena di 3 anni e 4 mesi per gli scandali Fira e Sanitopoli. Non ha svelato nulla di particolarmente importante o pesante per nessun imputato nel maxiprocesso su presunte tangenti alla sanità.

LA REGIONE DISTRATTA CHE NON CONTROLLA
Su una cosa Masciarelli ha battuto molto per cercare di ricostruire la sua immagine dopo le accuse della procura: il ruolo della Fira, le sue competenze ed i doveri imposti alla società pubblica che presiedeva.
Dunque è stato ribadito più volte che non era certo la Fira che avrebbe dovuto controllare le prestazioni delle cliniche private per valutare la congruità dei posti letto o la inappropriatezza dei ricoveri. La Fira era impegnata esclusivamente in una operazione finanziaria.
Fatto peraltro inconfutabile visto che altre parti della “filiera Sanità” dovevano farlo, come per esempio le commissioni ispettive o le stesse Asl in prima battuta.
«Il commissario alla sanità», ha detto Masciarelli, «dopo 8 anni riapre il contenzioso e dice vediamo se possiamo recuperare quei soldi. Le dico un fatto: le prestazioni saranno anche autocertificate, sarà anche particolare la procedura ma se queste prestazioni non fossero state date non ero certo io
a doverle controllare ma le Asl. Allora mi domando perché la Regione poi decide di controllare solo 8 anni dopo? Lo fa perchè c'è questo procedimento (l’inchiesta, ndr), non lo fa mica perchè ritiene che sia nei suoi doveri farlo».
Una notizia data in anteprima da PrimaDaNoi.it e che è stata venduta insieme al fumo del risanamento del debito sanitario mentre nessuna inchiesta interna ha mai chiarito il perchè dei mancati controlli e di chi fossero le responsabilità di questa ‘dimenticanza’.
Sulla famosa certificazione dei debiti delle Asl imposta in tre giorni, Masciarelli ha poi detto che non si trattava di certificare e controllare le prestazioni in tre giorni ma di «deliberare in tre giorni» tanto è vero che un manager approvò la delibera però non riconoscendo una parte dei debiti da cartolarizzare (non performing).
Masciarelli ha poi parlato dei suoi contatti con Antonio Rizzo (oggi testimone nell’inchiesta sul Monte Paschi) ed i rapporti con le banche che poi entrarono nell’operazione cartolarizzazione.
L’ex presidente Fira non ha nemmeno avuto problemi a spiegare che molte parti delle delibere, dei contratti e degli allegati alle delibere sulle cartolarizzazioni erano state predisposte dagli studi legali delle banche e che da quanto è emerso in aula non furono controllate dall’ente pubblico Regione ma solo spiegate a voce all’assessore di turno.
Questo perché, ha spiegato Masciarelli, per poter mandare avanti la procedura per gli Swap bisognava attenersi a regole rigide e modelli predisposti dalle banche che non accettavano “variazioni sul tema” e pretendevano le loro garanzie.

MASCIARELLI E LE CONSULENZE DELLA DEUTSCHE
Un altro aspetto interessante dell’interrogatorio è emerso grazie ad alcune domande del pm Giuseppe Bellelli che ha chiesto se Masciarelli avesse avuto rapporti professionali con la Deutsche Bank di cui l’ex presidente Fira ricorda solo Fabio De Concilio.
«Sì ho avuto contratti con Deutsche, più che io, società che fanno capo a me. Si è trattato di rapporti puramente professionali che non hanno nulla a che vedere con la veste istituzionale, la Regione o le cartolarizzazioni», ha precisato più volte Masciarelli dicendo di capire il tenore della notizia e di capire dove il pm volesse andare a parare…
Secondo quanto riferito da Masciarelli le consulenze sono state formalizzate nel settembre 2006 con Deutsche «insieme a Banca Intesa e Nomura» che hanno chiesto ad una società riconducibile allo stesso Masciarelli di dare consulenze circa «asset debitori di alcuni loro clienti».
La società incaricata è stata la “Gv & partners srl” con pagamento a giugno 2007.
Poi riferito al pm Masciarelli ha detto: «Nulla a che fare con “Ideazione srl”, “OperAttiva” con “OperAzione” e altre società», sgomberando il campo forse ad altri ipotizzati dubbi.
«Non ci sono altri rapporti. Il contratto di consulenza è moto chiaro e molto limpido. Ci sono tutte le relazioni del caso ed esulano da qualsiasi attività istituzionale».
Il contratto di collaborazione arriva un anno dopo le operazioni della seconda cartolarizzazione e un mese prima degli arresti per l’inchiesta Fira. Tra le contestazioni del processo Sanitopoli c’è anche quello della scelta senza gara della banca che ha poi fatto l’enorme operazione finanziaria della seconda cartolarizzazione.

MASCIARELLI: «MI HANNO AVVERTITO DELL’ARRESTO»
Altro episodio “inedito” sdoganato in aula è stata la solita fuga di notizia che precede ogni arresto eccellente.
Ed in quel caso, siamo nell’ottobre 2006, quello dell’ex presidente della Fira era un arresto eccellente anche perché l’inchiesta sui finanziamenti Docup dell’Europa erogati dalla Regione non si sapeva bene fino a che livello sarebbe arrivata e tutti avevano un po’ paura e stavano al balcone a guardare o cercavano di sapere.
Masciarelli ha così dichiarato più volte nel suo interrogatorio di essere stato avvertito del suo arresto dopo aver, tra l’altro, cercato di sapere se c’erano pericoli che avvenisse prima dell’estate.
«Dopo le perquisizioni di febbraio 2006», ha detto , «chiesi a Del Turco se potesse acquisire informazioni circa eventuali arresti. Lui mi disse ‘non preoccuparti’. Poi mi disse che aveva incontrato Trifuoggi in occasione delle festività pasquali che lo aveva tranquillizzato. Per questo fui molto grato a Del Turco e gli promisi un pranzo».
In quel periodo Masciarelli aveva diverse importanti questioni familiari in evoluzione e voleva essere sicuro che un arresto non pregiudicasse alcune di queste vicende private. Per questo ha raccontato che quel pranzo si tenne molti mesi dopo, alla fine di settembre 2006 e cioè pochi giorni prima dell’arresto Fira. Fu quella la famosa “cena del Capretto” alla quale parteciparono Quarta, Mazzocca, Bucciarelli, Del Turco, Di Stanislao, Cesarone ma anche due collaboratori di Fira Cirone e Cirulli.
Masciarelli ha così raccontato come qualche giorno prima dell’arresto Lamberto Quarta lo avesse avvisato mentre era con Mazzocca e Cesarone (forse presente anche Bucciarelli) nella biblioteca dell’assessorato.
Masciarelli su questo versante è apparso molto prolifico e collaborativo: ha fatto nomi e chiarito circostanze ripetendole più volte e via via con particolari nuovi.
«Mi ha avvertito Lamberto Quarta che ha detto di averlo saputo da Pino Mauro al quale lo aveva riferito Camillo De Stefanis che a quel tempo era il consulente tecnico d’ufficio della procura per il processo Fira. Ma me lo dissero anche altre persone, era una notizia che circolava molto…»
«Me lo disse anche Enzo Cantagallo che aveva incontrato Camillo De Stefanis e mi disse che tra due giorni sarebbe scoppiato un casino».
Masciarelli ha poi spiegato che «era Pino Mauro che lo andava dicendo a tutta la Regione. Lo aveva detto a Quarta sapendolo dal consulente della procura come più volte detto in tutti i miei interrogatori. Mauro mi odiava perché era stato presidente di Fira prima di me ed io misi in evidenza che la Fira durante la sua gestione aveva fatto perdite, una cattivissima gestione che aveva fatto perdere parecchi denari pubblici. Misi a nudo tutti i falsi in bilancio e le problematiche che c’erano. Lui mi odiò. Nella mia gestione invece la Fira ha ottenuto 5 mln di utili. Adesso questi utili sono finiti perché sono stati divorati un’altra volta. Ripeto tutto proveniva dalla procura… sono fatti oggettivi».

IL PRESIDENTE: «PERCHE’ HA PATTEGGIATO»?
Dopo oltre quattro ore di chiarimenti, dati tecnici e ricostruzioni formali dalle carte di operazioni e passaggi molto complessi il presidente del Collegio Camillo De Sanctis ha voluto fare una domanda «di carattere personale».
«Senta», ha detto, «lei è stato così preciso, competente e puntuale ma perché ha patteggiato, in quale aspetto si censura o ha ritenuto di aver sbagliato?».
Dopo un primo tentativo di risposta generica ed evasiva («ho voluto fare troppo e questo non è ben visto in questo ambiente e l’avevo sottovalutato») il presidente lo ha incalzato e Masciarelli ha spiegato che per ragioni familiari ha preferito patteggiare perché non poteva sottoporre la sua famiglia ad un processo lungo ed estenuante anche perché il suo obiettivo era quello di riprendere a lavorare tranquillamente come poi effettivamente ha fatto, anche se nessuno gli ha chiesto conto dei suoi successi postumi alle disgrazie giudiziarie.
Masciarelli ha poi contestato chi aveva osato definire il patteggiamento «ammissione di colpa» preferendo quella di «applicazione pena» come a scrollarsi di dosso parte del concetto di “condanna” che però è insito ugualmente nei fatti.
A sentire Masciarelli la Regione oggi grazie a lui non paga di più ma solo i debiti accumulati prima del 2005, lui non si è arricchito e non ha mai preso soldi, non ha ricchezze né conti correnti sparsi in giro e per essere stato competente e iperattivo ha dovuto patteggiare 3 anni e 4 mesi.

Alessandro Biancardi