L'UDIENZA

Abruzzo/Processo a Del Turco, nuovo scontro sulle foto: «quello non è Angelini»

E la stampa nazionale assolve (di nuovo) l’ex governatore

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PESCARA. Ancora le foto al centro della nuova udienza del processo Sanitopoli, ripreso questa mattina nell’aula 1 del tribunale di Pescara.
Lunedì il perito della difesa, Giacomo Gloria, aveva dichiarato che quelle immagini non sarebbero state scattate il 2 novembre 2007 (giorno della presunta consegna della tangente), bensì un anno prima. Oggi nuovo punto messo a segno dalla difesa che ha sollevato nuovi dubbi su quelle immagini che la procura aveva invece ritenuto molto importanti.
Ad analizzarle è stato questa mattina il consulente chiamato dalla difesa di Del Turco, Maurizio Arnone, per 15 anni responsabile della polizia scientifica di Roma. Secondo l'accusa le foto ritraggono Angelini che va a casa dell'ex presidente della Regione a consegnargli una tangente. Il perito ha sostenuto che la persona delle foto, in particolare quella ritratta all'ingresso dell'abitazione di Collelongo, non e' l'ex imprenditore della sanita'. Questo perche' la figura risulta alta tra 1.72 cm. e 1.78 cm., mentre Angelini ha dichiarato di essere alto 1.69cm. Arnone ha spiegato di essere giunto a queste conclusioni utilizzando il metodo della sovrapposizione delle immagini con i parametri dell'asta metrica e del riallineamento dell'asta con la figura, e tenendo conto dei contributi correttivi.
La tesi del consulente ha surriscaldato gli animi e scatenato scambi di battute tra l'ex patron di Villa Pini e l'avvocato Giandomenico Caiazza, difensore di Del Turco. Angelini ha sostenuto che la foto lo ritrae mentre sta salendo un gradino e quindi risulta piu' alto di qualche centimetro. A margine dell'udienza il perito ha invece detto che la persona della foto «sembra che fosse sotto il gradino».
L'ex imprenditore ha anche rilasciato una dichiarazione spontanea sostenendo di essere lui la persona ritratta sull'uscio della casa di Del Turco e mostrando a tal proposito il giaccone che indossava nell'immagine.
Questo - ha detto Angelini indossandolo - e' il giubbino. E' lo stesso che avevo lì». Il tribunale ha poi disposto l'acquisizione del giaccone.

LA STAMPA NAZIONALE RIASSOLVE DEL TURCO
Intanto in questi giorni anche la stampa nazionale è tornata sul processo Sanitopoli e che accaduto già nei mesi scorsi si punta tutto sulla inconsistenza dell’inchiesta e l’assoluzione (mediatica) di Del Turco. Hanno parlato del processo, tra gli altri, Il Giornale, La Stampa e l’Unità che hanno ribadito (come avevano già fatto in passato) come tutte le accuse siano cadute. Dalla procura nessun commento e si va avanti col processo che sarà ancora lungo.
Sul giornale di Sallusti si legge di un «processo farsa», di una «inchiesta senza stracci di prove», fatta «a senso unico» contro l’ex governatore della regione e di foto che «decisive sembrano esserlo a questo punto per l'innocenza di Del Turco» ma anche di «vergogna di scatti post datati a imperitura memory card».
Innocentista anche la posizione assunta in un articolo da L’Unità secondo cui «il castello di carte è venuto giù», e «la prova regina», «la pistola fumante con la quale la Procura di Pescara ordinò l’arresto dell’ex governatore nel luglio 2008, è crollata». Il riferimento è sempre alle foto.
Il giornale fa anche una lista delle «manchevolezze del pm» come quella di non aver mai acquisito i telepass dell’auto che la Regione aveva messo a disposizione per Ottaviano Del Turco o visionato tutta la memoria della macchina fotografica di Angelini.

«ORMAI HO PERSO TUTTO»
Oggi in una intervista pubblicata su Repubblica Del Turco si dice «convinto che il nostro lavoro sulle prove prodotte dall'accusa abbia fatto prendere al processo un altro giro», capace di dimostrare «la mia innocenza».
«Ora - dice - sono un socialista riformista apolide in attesa di giudizio. Oggi - spiega - alla luce di quello che la mia difesa ha dimostrato, quel giudizio lo ribadisco».
Vincenzo Maria Angelini (ex patron della clinica privata Villa Pini) «era un uomo disperato e di fronte alla prospettiva di salvare se stesso non gli restava che una possibilità. Offrire in pasto il sottoscritto alla Procura di Pescara». E, prosegue Del Turco, anche se ora Angelini è coimputato «non ha conosciuto né il carcere, né gli arresti domiciliari, né l'obbligo di dimora. Non è stato recluso dal mondo per sei mesi. Né ha dovuto subire l'umiliazione pubblica, la damnatio memoriae».
«Sul mio conto sono state effettuate 104 rogatorie tutte con esito negativo», afferma l'ex governatore, «non è stato ancora individuato un solo centesimo dei 6 milioni di euro che avrei ricevuto».
«Non credo agli abbagli collettivi - prosegue. - Io penso che la Procura si sia convinta della genuinità delle accuse di Angelini sulla base di un pregiudizio politico diffuso che, in quell'estate del 2008, assediava la mia giunta».

«INDAGINI SUPERFICIALI O DEVIATE, CSM SI ATTIVI»
E ancor prima dell’arrivo di una assoluzione che sconfessi l’operato dell’accusa c’è chi chiede l’intervento del Csm. Come Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi che sul proprio profilo Facebook ha scritto: «ci sono casi che richiedono a ciascuno di noi più coraggio. Uno di questi si chiama Del Turco. La sua vicenda politica è diventata dramma personale e simbolo di ciò che non deve accadere in un paese civile. Non deve mancarci il coraggio per condannare indagini che si stanno rivelando superficiali se non addirittura deviate. A Del Turco l'onore va restituito ora - aggiunge il segretario socialista -. A chi ha indagato, il CSM potrebbe intanto fare qualche domanda. Ad Ottaviano - conclude Nencini - il nostro abbraccio».