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Abruzzo Engineering ibernata, in stallo da anni senza via d’uscita

Ieri riunione a Pescara ma nessuna novità

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ABRUZZO. Passate le elezioni riesplode il malumore ed il malcontento dei dipendenti di Abruzzo Engineering che non vedono alcun futuro lavorativo davanti a loro.
La storia della società mista Regione-Selex (Finmeccanica) è semplice e si divide in due fasi: la prima, dalla sua fondazione alla caduta del governo di Del Turco (il quale aveva messo al vertice il suo braccio destro Lamberto Quarta), la seconda parte, dalla elezioni di Chiodi ad oggi.
I due tempi sono, se si può dire, opposti e diversi in tutto. Durante la giunta Del Turco la società era florida e piena di commesse anche se per via diretta, specie da parte della Regione. Tutto sembrava filare liscio anche se le commesse di fatto finivano alla Selex. Con l’arrivo di Chiodi sono iniziati ad emergere i problemi, come per esempio il contenzioso con la stessa Selex che vanta 20mln di crediti e che Chiodi ha congelato innescando un giudizio che dovrà sbrogliare la situazione. A “caldo” il governatore denunciò pesanti irregolarità e presunte truffe in un Consiglio regionale straordinario che non ha più avuto alcun seguito disponendo la liquidazione della società.
Da allora –lamentano i dipendenti- Chiodi non si è più interessato alla società della Regione lasciandola in cattive acque e legata a commesse estemporanee e ad hoc disposte con questo o quel provvedimento straordinario anche grazie al terremoto e alla emergenza collegata.


Ieri la segreteria Fisascat Cisl ha organizzato una riunione presso la Cisl di Pescara «per comunicazioni urgenti e relativa discussione sulla situazione». Il malcontento è esploso e si sono riproposti temi e frasi che sono le stesse di due anni fa a testimoniare che nulla è cambiato.
«Chiodi che fa? Bisogna inchiodarlo alle sue responsabilità», dice un dipendente infuriato. E Cialente? «Il Comune non ha molti poteri». Così come la Provincia di L’Aquila che si è defilata l’altro giorno e Del Corvo dopo tentativi sterili di rianimare la società ha dovuto alzare le mani e attendere la Regione.
Ennesima riunione e nulla di fatto, ancora nuove speranze e tozzi di pane buoni per sopravvivere un altro po’ per il resto è nebbia fitta come sempre.
Sul piatto rimangono insoluti da anni i problemi legati alla chiarezza sull’impiego di decine di milioni di fondi pubblici, il futuro dei lavoratori già in parte in cassa integrazione ed il futuro di questa società pubblica che la politica bipartisan vuole salvare a tutti i costi mentre la Regione per ora continua a distrarsi.