IL PORTO DELLE SABBIE

Abruzzo/Dragaggio Pescara, Testa: «analisi Sidra confermano la bontà del nostro operato»

«Peccato per i 15 mesi persi»

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PESCARA. La Sidra, società che ha il compito di effettuare il dragaggio, tramite un laboratorio di Rimini, ha realizzato 36 carotaggi, 120 campionamenti e 10mila analisi sul materiale da dragare.
Nei giorni scorsi i risultati sono stati inviato alla Arta che dovrà validarli e renderli noti. Mercoledì, però, il sottosegretario Guido Improta si è già sbilanciato sostenendo che non sono state rilevate tracce di Ddt e agenti inquinanti e che «il 60-70 per cento dei sedimenti (circa 120 mila metri cubi di materiale), è classificato come materiale non trattabile, quindi compatibile con il ripascimento del litorale di Pescara, Ortona e Martinsicuro». Dunque posizione nettamente opposta a quella certificata dalla Procura dell’Aquila nel dicembre 2011 che bloccò i lavori del dragaggio appena avviato.
Cauto ottimismo si respira in città. L’ex commissario straordinario Guerino Testa sostiene che se l’Arta nei prossimi giorni confermerà la bontà delle analisi del laboratorio di Rimini «vorrà dire che la squadra composta dal sottoscritto quale commissario straordinario, l’Arta, il Rup, il Ministero dell'Ambiente, la Protezione civile, il Comune, la Regione e la Camera di commercio, aveva effettuato un buon lavoro. Un lavoro, ricordo, che aveva condotto in pochi mesi alle operazioni di dragaggio dell'avamporto, poi bloccate per la presunta presenza di ddt nella zona del porto da dragare».
Dunque Testa che sottolinea la «soddisfazione per l’imminente avvio dei lavori di escavo» e rivendica allo stesso tempo la bontà dell’operato del team da lui messo in piedi per le operazioni di rimozione del materiale accumulato sui fondali del porto.
«Spiace constatare – precisa Testa – che è stato necessario attendere tanto tempo prima di arrivare a questa verità. Sono passati 15 mesi da allora, 15 mesi di stop a discapito della marineria pescarese e degli operatori commerciali, e non solo. Oggi siamo esattamente al punto in cui eravamo allora, con conseguenze che sono state a dir poco devastanti per la città».


Pescara, a causa di quello stop, ha perso il collegamento via mare con la Croazia e per gli operatori commerciali e marittimi si è aperta una fase drammatica. Hanno dovuto affrontare le difficoltà legate a un porto impraticabile e non dragabile a causa del ddt che oggi non comparirebbe più.
«Certo, la scienza potrebbe rispondere che situazioni del genere sono possibili», continua Testa, «perché è sufficiente modificare i campioni da analizzare per avere risultati diversi. Ma quanto accaduto lascia comunque sbigottiti perché, per colpa del ddt che oggi sarebbe scomparso, sono trascorsi 15 mesi di grandi tensioni e sono stati spesi milioni di euro di fondi pubblici. È ovvio – aggiunge Testa - che sono pienamente soddisfatto per i risultati raggiunti dal Governo su questa vicenda, tuttavia non posso non esprimere amarezza per il tempo sprecato. Spero che non sia avvenuto tutto inutilmente e che il porto saprà rinascere dopo tutte queste vicissitudini».
Testa si chiede anche se tutto questo poteva essere evitato: «tra l'altro», continua l’ex commissario straordinario, «le ultime analisi hanno anche dimostrato che il nostro lavoro fosse certificato dal punto di vista ambientale, contrariamente agli allarmi lanciati da più parti sulla tossicità dei fanghi da dragare, e anche questo aspetto la dice lunga sul pressappochismo che caratterizza molti scienziati improvvisati che hanno preso la parola sul porto solo per il gusto di dire qualcosa mortificando la città e danneggiandone l’immagine in piena stagione balneare».
Comunque, se tutto dovesse filare liscio il dragaggio dovrebbe partire ufficialmente ad inizio aprile mentre in questi giorni si stanno facendo dei lavori per garantire la transabilità del canale.
Restano vive le perplessità di questi primi lavori di alcuni armatori secondo i quali la messa in sicurezza dell’avamporto non servirebbe a molto dal momento che, anche se riuscissero ad uscire dal porto non potrebbero poi rientrare per via dei bassissimi fondali del bacino interno (dove ormeggiano e fanno rifornimento e scaricano il pesce). Per questo qualcuno sostiene che la programmazione del dragaggio dovrebbe partire dal bacino vecchio (o interno).