IL FATTO

Abruzzo/Assoluzione D’Alfonso, adesso per l’ex sindaco comincia la corsa in Regione

Pd euforico: «è il nostro asso nella manica»

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PESCARA. Il pm Gennaro Varone che ha indagato su di lui aveva chiesto 6 anni di carcere e l’interdizione dai pubblici uffici.
Ma ieri, dopo la sentenza di assoluzione da tutti i capi di imputazione, per Luciano D’Alfonso è cominciata una nuova stagione politica. Prima che lui commentasse il verdetto, i vertici del Partito Democratico avevano già lanciato la sua candidatura alle prossime regionali.
Il primo è stato il segretario provinciale aggiunto del Pd, Antonio Di Marco: nell’aula 1 del tribunale, ai microfoni di Rete 8, ha detto quello che tutto il centrosinistra pescarese sognava di sentire da tempo. Luciano torna in pista. Per le politiche, ormai, non c’è più tempo e c’è anche chi si è fatto due calcoli ed ha amaramente sentenziato: se questa notizia fosse arrivata due mesi prima D’Alfonso sarebbe entrato sicuramente in Parlamento.
Dunque la nuova vita politica di uno dei sindaci più amati che Pescara ricordi è stata ribattezzata lì dove per due anni D’Alfonso e la sua difesa hanno duellato contro chi lo voleva promotore di una associazione a delinquere.
Quell’aula poteva essere la sua tomba politica, perché ad incombere c’era l’interdizione dai pubblici uffici. Alla fine l'evento per lui più nefasto si è rivelato quello della sua rinascita. Lui ieri mattina non c’era. Ha preferito aspettare la notizia più importante chiuso in meditazione in un convento fuori città, lui che ha presenziato a tutte le udienze, anche con il braccio ingessato e il volto tumefatto a seguito di una caduta in bicicletta.
Ma ieri no: ha preferito lo stesso rituale seguito dopo l’arresto e i 9 giorni trascorsi ai domiciliari. Tra i banchi del tribunale, ieri mattina l’ex sindaco è stato prima riabilitato con l’assoluzione, poi festeggiato da amici e sostenitori e infine candidato alla Regione. Perché se è vero che ci saranno le primarie, come da tradizione del Pd, c’è da aspettarsi «una elezione per acclamazione» per dirla con le parole di Moreno Di Pietrantonio, capogruppo del Pd in Comune.

L’ABBRACCIO AI SUOI SOSTENITORI SU FACEBOOK
D’Alfonso dalla pagina Facebook ha scritto poche parole ai suoi sostenitori: «Vi ringrazio tutti immerso nel vostro affetto. Ci ritroviamo presto. Luciano». In poche ore una pioggia di ‘mi piace’ (circa 600), commenti positivi da gente comune e esponenti della politica locale. Il lait motiv di chi lo incoraggia è è sempre quello: adesso si riparte.

PD: «E’ IL NOSTRO ASSO NELLA MANICA»
Per tutta la giornata si è registrata una pioggia di note di partito, comunicati stampa. E non sono mancate critiche alla magistratura.
L'ex presidente del Senato Franco Marini, abruzzese doc e nume tutelare del Pd regionale, festeggia per l’amico ma anche per il partito che ritrova «un grande sindaco pienamente al nostro fianco nell'impegno a favore della Regione». Ha raccolto il guanto di sfida il Governatore in carica Gianni Chiodi che, a questo punto, si sfiderà con D’Alfonso alle prossime regionali: «spetta al Pd candidarlo ma sono contento perchè a me piace vincere sul campo e non a tavolino».
L'onorevole dell'Udc, Pierluigi Mantini ha lanciato un monito alla magistratura affinchè «agisca con prudenza» e lancia un appello a D’Alfonso-candidato con l’ipotesi di una coalizione allargata. «La sua assoluzione è una buona notizia per gli abruzzesi, una speranza per tutto l'Abruzzo», ha commentato il consigliere regionale dell'Udc Antonio Menna.
Il segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci, ha ricordato che quell'indagine, assieme ad altre, ha stravolto la geografia politica di Pescara e dell'Abruzzo, mettendo in ginocchio il Pd e consentendo al centrodestra, «per le dinamiche legate al rapporto fra provvedimenti cautelari e consenso, di governare diffusamente nel nostro territorio a partire proprio dalla citta' di Pescara. In questi anni abbiamo risollevato il partito grazie alla passione di tanti dirigenti, amministratori e militanti: ora abbiamo un asso nella manica».

«CHI RISARCIRA’ LA CITTA’?»
«Chi risarcirà la città?», domanda invece il segretario cittadino Stefano Casciano. «Pescara cinque anni fa era in pieno fermento, era al centro di un grande progetto politico che aveva già dato i suoi frutti. Oggi scopriamo, infatti, che per accuse non sussistenti un governo democraticamente eletto è stato cacciato dalla guida della città, cambiandone radicalmente la storia».
«Credo che sia stata una sentenza liberatoria che supera le sofferenze affrontate con dignita' e determinazione come pochi avrebbero saputo fare», ha detto il presidente della Provincia di Chieti Enrico Di Giuseppantonio.

«SOSTENERE CHE LA MAGISTRATURA FUNZIONI E’ UNA IPOCRISIA»
Il Pdl l’ha buttata sulla critica alla magistratura: «L'assoluzione», ha detto il candidato senatore Gaetano Quagliariello, «segue di quasi quattro anni e mezzo un arresto 'spettacolare' sulla cui tempistica sollevammo all'epoca diversi interrogativi e a seguito del quale la vicenda processuale ha stentato a lungo ad avviarsi. E ancora una volta non regge alla prova del dibattimento una indagine ampiamente pubblicizzata e che ha segnato la vita democratica della città di Pescara e dell'intero Abruzzo». Quagliariello chiede «per quanto tempo ancora la sinistra coltiverà la sua sindrome di Stoccolma, senza comprendere che l'uso della giustizia come arma impropria di lotta politica non e' un problema del centrodestra ma una minaccia alla democrazia nel nostro Paese, indipendentemente dai colori e dalle casacche che si indossano».
Il consigliere regionale Chiavaroli si dice contento per la vicenda umana di D’Alfonso ma continua: «trovo insopportabile il coro ipocrita di quelli che, soprattutto a sinistra, sostengono in queste ore che in Italia (e In Abruzzo) la giustizia funziona e che occorre avere fiducia a priori nella magistratura. Non credo che arresti preventivi, processi lunghi 4 anni, assenza di prove ritenute concrete, siano un esempio rassicurante di buona giustizia».
L’assessore regionale Carlo Masci invita ad una urgente e seria «riflessione sul sistema giudiziario». Per Masci il risultato del processo per presunte tangenti rischia «di stravolgere la democrazia, perché questo processo ha prodotto il risultato di tensioni e turbamenti. Le sentenze si rispettano, ma questa ci da un segnale importante».

FLI: «ORA MASCIA RIFLETTA SULLA PROPRIA LEGITTIMITA’»
«L’assoluzione con formula», commenta il deputato di Fli Daniele Toto (che in queste ore festeggia l’assoluzione dei due parenti nell’ambito dello stesso processo) «restituisce a un uomo politico di non comune livello la più totale dignità pubblica, vulnerata da affrettate ipotesi delittuose che la magistratura giudicante, dopo un giudizio approfondito sotto ogni profilo probatorio, ha ritenuto destituite di fondamento, ristabilendo così la piena verità».
Infine una stoccata al governo attualmente in carica a Pescara e arrivato dopo l’arresto del sindaco: «Dopo l’assoluzione dell’ex sindaco D’Alfonso», sostiene Fabio Di Paolo, coordinatore cittadino di Fli, «l’attuale maggioranza, che l’onda emotiva suscitata dalla vicenda giudiziaria ne ha permesso l’insediamento al governo della città, deve ora riflettere sulla propria legittimazione morale e politica».