INQUINAMENTO

Abruzzo. Wwf: «rischi altissimi per l’Adriatico»

Wwf: «rischi altissimi per l’Adriatico»

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TERAMOLI. E' fermo l'impianto di estrazione di idrocarburi Campo Rospo Mare situato al largo delle coste molisane.
La conferma arriva dall'assessore comunale all'Ambiente di Termoli, Augusta Di Giorgi, che questa mattina si è recata in porto per seguire da vicino tutte le fasi successive all'emergenza dovuta alla fuoriuscita di greggio durante le fasi di pompaggio del petrolio.
Questa mattina gli operatori dell'Agenzia regionale per l'Ambiente (Arpa, omologa dell’abruzzese Arta) si sono recati sulla piattaforma per effettuare dei prelievi di campioni di acqua di mare da analizzare e verificare se ci sia ancora della sostanza inquinante nello specchio d'acqua.
«L'impianto è stato stoppato per consentire la riparazione del giunto - ha commentato la Di Giorgi -. Si è praticamente rotta una manichetta tra l'altro nuova in quanto era stata sostituita tre mesi fa, composta da tre pezzi. Una delle giunture si è allargata, facendo fuoriuscire il greggio che, con la temperatura del mare di circa 10 gradi, la sostanza si è solidificata. Con delle attrezzature già in dotazione della piattaforma ed in possesso della stessa Guardia costiera questa scia che si era creata è stata ripulita attraverso l'utilizzo di barriere. La stessa nave utilizzata per il trasporto degli idrocarburi è riuscita a bloccare l'allargamento della sostanza in mare. Si tratta di un'imbarcazione molto sicura che ha un doppio scafo ed è stata collaudata dalla Capitaneria di Porto di Termoli».
Nel pomeriggio l'assessore Di Giorgi si recherà di persona sulla piattaforma Campo Rospo Mare per verificare il lavoro svolto e quanto c'é ancora da fare. Inoltre l'amministratrice ha intenzione di assicurarsi che non ci sia pericolo di inquinamento e che l'allarme sia effettivamente rientrato.
«Quello che apprenderò oggi pomeriggio con la visita alla piattaforma - ha concluso la Di Giorgi - lo illustrerò in una conferenza stampa che organizzerò entro questa settimana. In ogni caso sono confortata dall'immediato intervento della Capitaneria di Porto che ha posto in opera tutte le possibili cautele nell'intervento».
Intanto il Wwf Abruzzo, che ieri ha fotografato dei gabbiani sporchi di una sostanza oleosa simile al catrame, torna a lanciare l'allarme sulla questione petrolio, perché «decisioni poco prudenti potrebbero gravemente condizionare in peggio il futuro economico della regione e la salute dei cittadini per molti decenni».
«Gli incidenti, come purtroppo la casistica ampiamente dimostra in tutto il mondo - ha spiegato il presidente regionale dell'associazione, Luciano Di Tizio, assieme a Augusto De Sanctis, Fabrizia Arduini e Loredana Di Paola -, sono sempre possibili e non soltanto quelli di minima entità. Proviamo soltanto a immaginare le conseguenze di un fatto analogo durante la stagione balneare, senza dimenticare comunque i danni per la pesca e, più gravi di tutti, quelli per l'ecosistema marino».
Nel sottolineare che «il petrolio è una miscela di prodotti ognuno dei quali procura danni diversi e pericolosi», gli ambientalisti hanno ricordato che «il mare Adriatico è chiuso e poco profondo, enormemente delicato. La proliferazione dei pozzi e il transito delle petroliere - hanno affermato - sono fattori di rischio gravissimi in una situazione già fragile. Riflettano coloro che sono chiamati ad esprimersi sull'autorizzazione ad ulteriori concessioni o al potenziamento di quelle esistenti».
«Sia il progetto 'Rospo mare' che quello 'Ombrina mare' erano stati rigettati dal decreto Prestigiacomo - hanno concluso - ma il ministro Passera li ha fatti rientrare dalla porta principale. Non serve un incidente per capire la pericolosità, perché le stesse operazioni di perforazione sono altamente impattanti, come certificato e documentato da tutta la bibliografia».