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Abruzzo. Berlusconi contestato: 14 indagati per violenza privata e manifestazione non autorizzata

Nuovo processo in vista per gli aquilani

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L’AQUILA. E’ arrivata in questi giorni l’ennesima serie di notifiche relativa ad uno dei processi penali nati per le manifestazioni post-terremoto.
Questa volta si tratta della manifestazione del 9 novembre 2010, organizzata in occasione di una delle tante visite-spot dell'allora primo ministro Silvio Berlusconi. Gli imputati sono 14. Le accuse: per tutti, manifestazione non autorizzata; violenza privata («consistita nel circondare e bloccare» l’autovettura del vice-commissario alla ricostruzione Cicchetti) a carico di 6.
«Ricordiamo bene quella giornata, una delle tante in cui provammo a far sentire la nostra rabbia ed esasperazione verso chi ha utilizzato il nostro territorio solo per la propaganda e per i propri affari», ricordano i cittadini del collettivo Case Matte. «Come sempre ci fu impedito di manifestare davanti al Dicomac e pertanto il presidio fu organizzato alla rotonda delle Fiamme Gialle».
«Allora, come adesso», vanno avanti, «ritenevamo vergognoso che non si potesse manifestare liberamente il proprio dissenso sotto la sede dei commissari alla ricostruzione (il Dicomac, Direzione Comando e Controllo appunto). Per questo provammo ad avanzare verso la caserma della Guardia di Finanza, ma venimmo respinti con una violenza del tutto ingiustificata dalle forze dell’ordine».
Durante il presidio, arrivò l’automobile di servizio di Antonio Cicchetti, nominato un paio di mesi prima vice-commissario alla ricostruzione. Una nomina alla quale i manifestanti si erano già opposti con forza ritenendola «in perfetta contiguità con la cricca Bertolaso-Letta. Cicchetti, è bene ricordarlo, tra le altre cose, è colui che ha causato l’indebitamento di due milioni di euro del Comune de L’Aquila per la mala gestione della Perdonanza nel biennio 2002-2004».
Ovviamente si alzarono fischi, urla e contestazioni, «ma non capiamo», protestano oggi i cittadini, «come questo possa essere definito violenza. Lo rivendichiamo pienamente e lo rifaremmo».
Secondo Case Matte quando a protestare sono stati esponenti della classe politica locale, «i parametri di giudizio sono stati ben diversi. Le accuse per l’occupazione dell’autostrada sono state lasciate cadere subito, e quando il sindaco ha organizzato il presidio al Dicomac, sulla questione delle tasse, ovviamente le forze dell’ordine l’hanno autorizzato senza problemi (non era stato permesso neanche ai familiari delle vittime). Questo processo è l’ennesimo atto di repressione contro chi ha provato ad esprimere il proprio dissenso verso la scellerata gestione post-terremoto, ed ora si vede criminalizzato. Ormai siamo all’assurdo: i cittadini che si sono battuti per difendere il proprio territorio da cricche e criminalità sono pieni di denunce, mentre Letta, Bertolaso e chi aveva il compito di vigilare, vengono premiati, difesi, o promossi a capo della Protezione Civile». I cittadini porteranno in aula i video e le testimonianze per dimostrare cosa è avvenuto.