L'INCHIESTA

Lo scandalo dei veleni di Bussi domenica a Report

I veleni nelle acque e la discarica dei veleni più grande d’Europa

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ABRUZZO. Domenica prossima 23 dicembre 2013 andrà in onda l'inchiesta di Report sui siti di bonifica abruzzesi, Bussi e Saline-Alento
Il programma di inchieste giornalistiche di Milena Gabanelli analizzerà la grave situazione di inquinamento ambientale dei fiumi della regione,  il Pescara, il Saline e l'Alento, sarà all’interno della puntata intitolata “acqua passata”  firmata dal giornalista Piero Riccardi.
Oltre ai siti abruzzesi la puntata si occuperà del Fiume Sacco in Lazio, altro sito nazionale di bonifica.
Il Wwf ha contribuito con i giornalisti della trasmissione fornendo anche documenti.
«La situazione drammatica dei fiumi abruzzesi ritorna alla ribalta nazionale», dice Augusto De Sanctis, referente acque del Wwf, «sul Pescara, sul Saline e sull'Alento l'autore dell'inchiesta ha potuto constatare con i suoi occhi lo stato di gravissimo inquinamento, con discariche abusive che continuano ad appestare i corsi  d'acqua. Ovviamente quello di Bussi si pone come uno dei più terribili  casi europei di contaminazione delle acque, con la falda profonda  inquinata fino a 100 metri di profondità da decine di sostanze tossiche
e cancerogene, come Cloroformio, Dicloroetilene, Tetracloruro di  carbonio, Tetracloroetilene, Tricloroetilene e con la contaminazione dei  pozzi S. Angelo che rifornivano l'acquedotto».

Secondo l’associazione il tema delle bonifiche è ampiamente sottovalutato nell'agenda politica nonostante gli impatti ambientali e sanitari siano ormai largamente conosciuti. Solo quando esplodono casi come quelli dell'Ilva, in incubazione da decenni,  ci si sveglia dal torpore.
«Lo studio Sentieri dell'Istituto Superiore di Sanità ha accertato che esiste un impatto sulla salute dei cittadini che abitano nei siti contaminati italiani», ha ricordato De Sanctis, «purtroppo questo studio ha
analizzato la situazione di 44 dei 57 siti nazionali escludendo i due siti abruzzesi. Le strutture regionali, dalle ASL all'Agenzia Sanitaria Regionale, non paiono in grado di saper dare risposte concrete ed efficaci su queste tematiche. Questo la dice lunga sul grado di considerazione dei problemi ambientali e dei conseguenti impatti sanitari dei cittadini delle strutture poste a tutela dell'ambiente e della salute».

Ma chi pensa che uno scandalo così, fatto di un secolo di scarichi velenosi “segreti” a due passi dal paese e dopo anni di silenzi delle istituzioni, sia già abbastanza grosso si sbaglia, perché forse la vicenda Bussi si porterà dietro una vergogna ancora maggiore che potrebbe realizzarsi in queste settimane. Oggi si parla molto di “reindustrializzazione” ma di fatto potrebbe nascondere il meccanismo che scarica sui soldi pubblici i costi ingentissimi delle bonifiche. Saremo noi a pagare invece dei responsabili. Nel frattempo altri soldi pubblici saranno utilizzati per agevolare la nascita di posti di lavoro in quei luoghi, con una serie di dubbi e domande ancora non risolti del tutto.