Micron, oltre 500 lavoratori in piazza. Chiodi: «vogliamo un interlocutore»

Uilm: «aprire un tavolo per scongiurare i 700 esuberi»

Redazione Pdn

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L'AQUILA. Grande manifestazione di protesta sulla vertenza Micron oggi fuori da palazzo dell'Emiciclo.
Dopo l’annuncio di circa 700 esuberi i lavoratori sono scesi in piazza per salvaguardare non solo i posti di lavoro ma una realtà produttiva importantissima per la Marsica.
Ieri l'azienda si è resa disponibile ad allargare i criteri di rotazione per tutti i dipendenti, prevedendo una rotazione minima del 20%, così da salvaguardare specifiche professionalità e progetti strategici. Nonostante l'apertura i sindacati non hanno ritenuto opportuno firmare un accordo funzionale alla migliore gestione del prossimo periodo.
Attorniato da quasi 500 lavoratori giunti da Avezzano con cinque pullman, il presidente della Regione, Gianni Chiodi, è sceso in piazza e ha parlato con il megafono ai manifestanti.
«Sto qui perché considero questa partita molto importante, gli altri presidenti di Regione non li trovate», ha detto Chiodi, bersagliato anche da alcune contestazioni.
«Ho parlato questa mattina con il sottosegretario Claudio De Vincenti - ha poi aggiunto - Mi ha detto che possiamo convocare anche un tavolo, ma senza sapere chi sono gli interlocutori non serve».
«Vogliamo l'apertura di un tavolo di settore della micro-elettronica a livello nazionale sollevando una sostanziale sfiducia verso lo scenario su cui si sta incardinato oggi il tavolo ministeriale e convocare al più presto un incontro a Roma.
«La partita Micron - ha aggiunto Chiodi - va condotta ai massimi livelli per salvaguardare lo stabilimento e l'intera forza lavoro. Il Governo, quindi, cambiando il tavolo deve aprire una partita che riguardi l'intero settore della micro-elettronica. Questa è la base di partenza per evitare la strada dello smantellamento". Sindacati e lavoratori hanno sottolineato, infatti, come la Micron rappresenti una realtà industriale al top nella produzione delle memorie con un fatturato da sei miliardi di euro. Dunque, di fatto, non sarebbe un'azienda in crisi. Il timore è che voglia investire in altri Paesi e che oggi sia solo interessata ad una soluzione industriale di basso profilo che potrà garantire una sopravvivenza di qualche anno appena. Il tavolo ministeriale così come strutturato fino ad oggi non soddisfa pienamente sindacati e lavoratori nonostante siano in corso comunque tentativi di salvaguardare l'occupazione e la struttura industriale. Il principio da cui si intende partire è la necessità di cambiare logica del tavolo ministeriale puntando al un tavolo di settore, alle politiche industriali dei semiconduttori in Italia individuando così possibilità di sviluppo dello stabilimento avezzanese».
Comunque lavoratori ed esponenti sindacali spingono verso questa soluzione che, a quanto pare, ci sarà. Successivamente Chiodi è rientrato all'Emiciclo, seguito da alcuni esponenti sindacali, e tutti assieme hanno partecipato alla Conferenza dei capigruppo.
«Noi chiediamo», ha spiegato Michele Lombardo, responsabile regionale della Uilm Abruzzo, « che a partire dalla vertenza della multinazionale americana, si apra un tavolo di settore attraverso il quale fare con il Governo una discussione di merito sulle politiche industriali dei semiconduttori in Italia. Per noi è prioritario sapere se, in un settore così strategico, il Governo rilancia sul sostegno di una politica industriale di settore, o se, per l'ennesima volta, si accetta passivamente una uscita disastrosa anche dei semiconduttori nel nostro Paese».
«E' necessario – ha commentato invece alle Politiche sociali del Comune dell'Aquila Stefania Pezzopane - che la Regione esca dal suo torpore e dalla sua indifferenza dimostrata anche questa mattina, quando il presidente Chiodi nel suo intervento ha dimostrato chiaramente di avere fino ad oggi sottovalutato la vertenza, di non avere ascoltato sindacati e lavoratori e di aver continuato da luglio ad oggi in quella sua solita litania, che tutto va bene e che non bisogna disturbare il manovratore. Ora il re è nudo, l'azienda e il suo management con cinismo e spregiudicatezza annunciano 700 esuberi, si apre il rischio di uno spacchettamento purtroppo molto simile al disastro Italtel degli anni '80. Tutto ciò può essere ancora bloccato. Sono necessari - suggerisce l'assessore - passi autorevoli di tutta la Regione, sono necessarie tutte le forze politiche in campo, visto che da solo Chiodi ha dimostrato di non saper fare».
Lo stabilimento Micron di Avezzano rappresenta una realtà produttiva di primaria importanza per la Marsica e l'Abruzzo intero e i numeri parlano chiaro: oltre 2mila dipendenti e produzione pari al 40% del PIL dell'area marsicana e ben il 10% dell'export regionale.