DISORDINE SUL RIORDINO

Riordino Province, Chieti spera ancora: «prima cade il Governo Monti e meglio è»

Camera e Senato verso il tentativo di affossamento del decreto

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CHIETI. Ci sperano veramente molto a Chieti sull’ipotesi di «affossamento» del decreto che a questo punto pare l’ultimo spiraglio per tenere in piedi la Provincia.
«Dobbiamo incrociare le dita, aspettarci che questa cosa vada per le lunghe e prima cade il governo Monti e meglio è».
Lo ha detto Marcello Michetti, presidente del Consiglio Comunale del Comune di Chieti sull'autobus durante il viaggio di ritorno da Roma. A bordo del mezzo c’erano i partecipanti al presidio di protesta e tra loro anche Cristiano Vignali che ha registrato il discorso e inviato il materiale a PrimaDaNoi.it.
L’atmosfera è quella rilassata di un viaggio dopo una giornata faticosa, non ci sono discorsi formali e c’è spazio anche per momenti di lapsus: «come si chiama ‘partito delle Libertà o Popolo delle Libertà?…non me lo ricordo nemmeno…», dice ad un certo punto Michetti.
Così mentre il Governo Monti appare sempre più in bilico e oggi si ipotizza un voto anticipato a febbraio anche a Chieti c’è chi tifa per questa alternativa perché potrebbe salvare l’autonomia della Provincia.
«Il Pdl», ha raccontato durante il viaggio il presidente del Consiglio, fornendo il resoconto dettagliato dell'incontro che c'è stato tra il sindaco Di Primo e i senatori che hanno ricevuto la delegazione teatina (tra questi c’erano anche gli abruzzesi Fabrizio Di Stefano e Giovanni Legnini), «punterà sulla pregiudiziale di anticostituzionalità per affossare il decreto».
Non sarà l’unica via. «Porteranno avanti degli emendamenti, non sostanziali e non indirizzati verso la nostra proposta dell’autonomia di L’Aquila e Chieti e l’ accorpamento di Pescara e Teramo». «Non dobbiamo demordere», continua Michetti, «i 300 emendamenti saranno probabilmente sfoltiti per presentare un pacchetto più credibile. L’importante è che producano un effetto a catena di rallentamento dell’approvazione prima al Senato e poi alla Camera».
Il presidente del Consiglio invita i passeggeri del pullman ad essere «ottimisti» perché ottimista si è dimostrato anche un deputato «incontrato per caso» (ma Michetti non vuole fare il nome anche se qualcuno glielo chiede espressamente) e che gli avrebbe confermato che «questa cosa non si farà e che alla Camera ci sarà il voto segreto». Ovvero il decreto è destinato a morire, con voto anonimo perché non si dica che i politici non vogliono tagliare i costi o non si siano battuti per la difesa dei territori.
«Dobbiamo incrociare le dita», continua il presidente una volta che il pullman ha imboccato il casello autostradale, «dobbiamo aspettare che le cose vadano per le lunghe e che questa brutta vicenda governativa si chiuda. Tempi tecnici non ce ne sono ma prima cade il governo Monti e meglio è».
a.l.