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Riordino Province, D’Alfonso: «serve sinergia tra Chieti e Pescara»

L’ex sindaco: «sfruttare le vocazioni delle due città»

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CHIETI.  Cristiano Vignali, membro del Comitato in Difesa della Provincia di Chieti ha ascoltato il parere dell’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso in merito al riordino delle Province.

D’Alfonso critica la riforma del Governo di riordinare le Province senza alcun criterio logico e interviene sulla diatriba fra Chieti e Pescara per la scelta del capoluogo in caso di inevitabile accorpamento fra le due Province. E l’ex sindaco difende il ruolo di Chieti e le sue vocazioni universitaria, sanitaria, religiosa e culturale che a suo dire rappresentano una eccellenza in Abruzzo. Auspica dunque un bonario accordo fra i due capoluoghi per la spartizione dei servizi e degli uffici, creando di fatto una Provincia con due capoluoghi come ad esempio Pesaro e Urbino.
«L’anima della riforma voluta da Patroni Griffi», spiega D’Alfonso, «vero ‘falegname’ di questa riforma è ad altissimo tasso burocrazia. E’ un adempimento burocratico che non ha la capacità di riordinare i territori, le funzioni, le economie e le infrastrutture, i flussi». Questo vuol dire che «non ha quello che serve all’Abruzzo e all’Italia per farci diventare protagonisti in Europa».
Anche i criteri assunti «sono criteri», ha spiegato ancora l’ex primo cittadino, «che i giuristi dovrebbero definire inconferenti. E’ come se il ministro dei Beni Culturali decidesse di chiudere i musei in relazione al numero degli stabilimenti balneari».
Per l’Abruzzo D’Alfonso sostiene che vada pensata una riforma istituzionale di riorganizzazione dei territori «dentro la regione e fuori». Per quanto riguarda Chieti, che pur avendo i numeri rischia di perdere il ruolo di capoluogo di provincia a seguito dell’accorpamento con Pescara «non deve essere penalizzata», ha detto ancora D’Alfonso. «Può essere trovata una forma avanzata di sinergia tra Chieti e Pescara. La politica, i consigli comunali e provinciali devono sforzarsi e pensare una forma di cucitura, guardando alle vocazioni dei territori. Chieti», ha aggiunto, «ha una grande vocazione universitaria e una straordinaria vocazione ospedaliera, industriale, economica e culturale. Va pensato un assetto che valorizzi i punti di forza di una e dell’altra».