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Elettrodotto Montenegro e Villanova-Gissi: si procede spediti ma le procure indagano

Da oggi raccolta firme contro contro il cavo sottomarino

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ABRUZZO. C’è un progetto: il cavo sottomarino che dal Montenegro deve arrivare a Pescara per portare elettricità nel Bel Paese.
C’è poi un altro progetto per un altro elettrodotto che da Villanova di Cepagatti (Pe) deve arrivare a Gissi attraversando campi e coltivazioni di pregio. Due progetti che all’inizio sembravano la stessa cosa ma che sarebbero formalmente distinti anche se complementari. Il primo della A2a, spa municipalizzata lombarda a capitale pubblico (Comuni di Milano e Brescia), il secondo di Terna.
Si tratta di due opere che non brillano per trasparenza né per concertazione. Nei mesi scorsi ci sono state polemiche e sospetti a non finire e localmente qualche comitato ha protestato perché il progetto sembrava calato dall’alto senza alcuna concertazione.
Dopo mesi di silenzio è arrivato dal ministero il Via per l’elettrodotto di Gissi mentre non si è mai fermato l’altro progetto faraonico che parte dal Montenegro ed arriva a Pescara dopo aver scartato come punto di approdo Foggia.
Circa due anni fa la procura di Pescara aprì una inchiesta che risulta ancora formalmente aperta ma che da subito non è stata tra le priorità del pm Gennaro Varone e che dunque presumibilmente non svelerà sorprese di alcun genere. Non è difficile ipotizzare una archiviazione. Nel frattempo sempre per il cavo dal Montenegro starebbero indagando diverse procure con l’ipotesi di corruzione internazionale, corruzione con cifre stratosferiche che avrebbero coinvolto alti esponenti del governo allora presieduto da Milo Dukanovic e emissari di vario genere del governo italiano presieduto da Berlusconi.
Oltre Pescara indagherebbe la procura di Firenze, forse anche Milano, per alcuni aspetti.
Di sicuro indaga la procura di Napoli con i pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock che da anni si sono infilati nell’universo Finmeccanica, cercando di districare l’ingarbugliata matassa dei mega appalti internazionali.
Una svolta importante l’avrebbe data l’arresto di Paolo Pozzessere, manager Fimeccanica. Proprio nelle carte dell’arresto figurerebbero particolari di maxitangenti internazionali con il Brasile ma anche con il Montenegro ed in questa indagine risultano indagati l’ex ministro Claudio Scajola ed un deputato del Pdl, suo fedelissimo, Massimo Nicolucci che sarebbe stato almeno dal 2009 un interlocutore privilegiato del governo italiano in Montenegro.
Nicolucci, napoletano, emerso da uno dei tanti circoli di Michela Brambilla il 19 gennaio 2009 partecipò a una missione istituzionale a Podgorica, insieme con Brambilla.
Quell’anno fu particolarmente importante per i rapporti tra Italia e Montenegro e il governo Berlusconi si spese molto per portare imprenditori italiani nel paese governato da Dukanovic, capo di stato autoritario e con alcuni problemi con la giustizia di molti paesi (Italia e Usa in prima fila) e tantissimi interessi di famiglia.
In pochissimo tempo Valentino Valentini, consigliere di Berlusconi per i rapporti internazionali, su esplicito mandato del premier, radunò 60 imprese italiane per portare capitali al di là dell’Adriatico.
I due sottosegretari Michela Vittoria Brambilla e Adolfo Urso firmarono il protocollo d’intesa. A luglio il primo ministro montenegrino Djukanovic aveva incontrato Berlusconi in Italia. Poi prima di Natale Urso e Valentini, esattamente il 20 dicembre, restituirono la visita e gettato le basi per l’accordo.
Tra i progetti messi in cantiere molte infrastrutture, trasporti (c’è da rilanciare la Bar-Belgrado) e turismo anche se un capitolo a parte merita l’energia. Una potenzialità elevata, si disse, e per questo anche Terna e l’Enel ci fecero un pensierino.
Sempre in quel periodo nacque l’associazione Italia-Montenegro che vedeva nel ruolo di raccordo Massimo Nicolucci, Marcello Di Caterina, Gerardo Soglia (deputato del Pdl ed ex presdidente della squadra di calcio del Pescara) e Pasquale Vessa, rispettivamente delle commissioni esteri, agricoltura, finanze e ambiente. Tra le imprese che hanno aderito spiccano Banca Intesa, Ferrovie dello stato, Edison, Valtur, Todini. Tra le associazioni di categoria ci sono Ance, Confagricoltura, Confturismo-Confcommercio, Consorzio Università Campania, Federalberghi Roma, Federturismo Confindustria.

REPORT:«IL CAVO DEL MONTENEGRO PROGETTO IMPOSTO DALLA POLITICA»
Nel servizio di ieri sera di Report attraverso alcune testimonianze dirette si è visto che la decisione di A2a di andare in Montenegro sarebbe stata indotta dalla politica. La società non avrebbe avuto alcun piano industriale e ad oggi il bilancio parla di perdite ingentissime dovute proprio all’esperienza nella terra di Dukanovic. Si parla per quest’anno di perdite pari a 916mln di euro.
Parte delle perdite sono dovute anche all’investimento da 500 mln di euro per acquistare la compagnia nazionale di energia Epcg. Nell’inchiesta televisiva emergono anche altre informazioni che chiariscono il perchè delle perdite per A2a come fornitori in crisi e incassi mancati per centinaia di milioni. Nel frattempo il mercato ha fiutato il pericolo e le azioni di As2 se nel 2008 valevano circa 3 euro oggi valgono 0,40 centesimi.
Nel servizio si fa riferimento anche ad un passaggio di azioni di Epcg da parte di alcuni fondi montenegrini ad A2a prima degli accordi internazionali. A guadagnare in questa storia è anche la Prva Banca, la banca del fratello di Dukanovic che beneficerebbe di 80mln di euro versati da A2a
A2a di fatto – si dice nel servizio- ha salvato la banca del fratello di Ducanovich accumulando perdite incredibili.
In alcune interviste in Montenegro alcuni esponenti parlano di accordi segreti ed interessi privati tra Berlusconi e Ducanovic.

IN ABRUZZO SI LAVORA SOTTOTTRACCIA
Intanto mentre per il cavo sottomarino si continua a lavorare sottostraccia, per l’elettrodotto Villanova-Gissi scatta la protesta capeggiata dall’Idv con Camillo Sborgia che annuncia l’inizio di una raccolta firme che arriveranno al Presidente della Repubblica, Napolitano, per dire no all’opera.
Dalle ore 9.30 di oggi sarà allestito un banchetto, in Via Conte di Ruvo, a Pescara, nei pressi della sede dell’Enel, per la raccolta firme contro l’elettrodotto lungo circa 60 chilometri.
«Ho appreso nei giorni scorsi – continua Sborgia - che Il progetto Terna ha avuto il VIA dal Ministero dell’Ambiente. Non possiamo perdere nemmeno un giorno per far sentire la nostra voce e per tentare di far capire che il progetto così come è non lo vogliamo. Ho fatto preparare un ricorso al Via da un esperto in materia. Domani comincerò la raccolta firme per sottoscriverlo e per inviare il documento direttamente al Presidente della Repubblica Napolitano. Le rassicurazioni che ci hanno dato non ci convincono, anzi la stessa Terna, in risposta ad un cittadino che chiede informazioni sul progetto, risponde: “nella progettazione di aree gioco per l’infanzia, di ambienti abitativi e scolastici e di luoghi adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere in prossimità di linee e di installazioni elettriche già presenti sul territorio, dovrà essere rispettato l’obiettivo di qualità 3 microTesla per il valore di induzione magnetica, rispettando nel contempo le fasce di rispetto di cui all’art. 6 del DPCM 8 luglio 2003».
Insomma, da queste righe si evincerebbe il rischio di esposizione ai campi magnetici, tant’è che la stessa Terna dice che per una esposizione superiore alle 4 ore i vincoli da rispettare sono molto più stringenti.
«Ma come possiamo, a questo punto, essere tranquilli?», si domanda Sborgia, «L’ambiente e la salute dei cittadini vengono prima di ogni altro interesse, soprattutto perché questo tipo di scelta ha influenze e ricadute spesso irreversibili per il nostro futuro. Non vogliamo che anche per l’elettrodotto si agisca senza tener conto della voce della gente che poi però dovrà conviverci e subirne gli effetti. Era stato chiesto da più parti, anche dalla Coldiretti», ricorda Sborgia, «che il progetto dell’elettrodotto fosse modificato prevedendo l'interramento dei cavi, con lo scopo di abbattere i rischi derivanti dal passaggio dell’elettricità nei cavi aerei. Le richieste in questa direzione sono cadute nel vuoto. Adesso basta, invito i cittadini a sottoscrivere il ricorso perché le loro firme andranno direttamente sul tavolo del Presidente della Repubblica, Napolitano».