IL PROCESSO

Stupro di Pizzoli, «abbiamo visto Tuccia con la ragazza nella discoteca»

Ascoltati in aula i testimoni

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L’AQUILA. Nuovi testimoni in aula in occasione della seconda udienza del processo con rito abbreviato al giovane campano Francesco Tuccia.

Il giovane, all'epoca dei fatti militare di stanza all'Aquila, è accusato di avere stuprato una studentessa laziale nel febbraio scorso, all'esterno di una discoteca di Pizzoli, comune a pochi chilometri dall'Aquila. Ascoltato il personale della discoteca ed in particolare l'addetto alla sicurezza, Giuseppe Galli, tra i primi a soccorrere la giovane ed a bloccare l'auto con a bordo Tuccia. Lui trovò la ragazza quasi assiderata in una pozza di sangue fuori la discoteca.
«Mi hanno fatto riepilogare tutti gli eventi - ha raccontato all'uscita dall'aula dove il processo si sta svolgendo a porte chiuse -. Dal momento in cui l'abbiamo trovata e soccorsa, al momento in cui l'abbiamo portata al riparo, abbiamo chiamato i carabinieri e l'autoambulanza e bloccato il giovane che ora viene giudicato nel processo».
Sono stati sentiti anche gli amici e commilitoni del giovane i quali hanno ripetuto quanto già affermato nei primi momenti, ovvero di aver visto Tuccia allontanarsi dentro la discoteca con la giovane studentessa e di averlo rivisto sempre all'interno del locale nel momento di riprendere il giaccone e andare via.

Al termine, il pubblico ministero, David Mancini, ha trasmesso gli atti alla Procura affinché valuti la sussistenza o meno del reato di falsa testimonianza o di calunnia. In aula, infatti, due dei giovani non hanno confermato quanto deposero subito dopo il fatto quando affermarono che, mentre era semincosciente, la giovane studentessa laziale vittima della violenza pronunciò il nome di un addetto della discoteca. Il fatto è stato invece confermato dal terzo giovane quella notte in compagnia di Tuccia.
All'esterno dell'aula di udienza vari collettiviti femministi giunti soprattutto da Roma per dare il proprio appoggio alla giovane violentata e più in generale a tutte le donne che quotidianamente subiscono violenza. Il processo, che è stato aggiornato al 10 gennaio 2013, si svolge con rito immediato e a porte chiuse. 

Sono poi state depositate alcune intercettazioni telefoniche. All' udienza non erano presenti né l'imputato, né la vittima, ma i parenti di entrambi.