LA DENUNCIA

ABRUZZO. Luco dei Marsi, raid contro immigrati: «è un poliziotto»

Site.it raccoglie le testimonianze dei feriti

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LUCO DEI MARSI. Spedizioni punitive contro gli immigrati che vivono a Luco dei Marsi.

Gli episodi si sono verificati nelle scorse settimane e la dinamica sembra essere sempre la stessa. I marocchini vengono presi alle spalle durante la notte e poi picchiati con calci e pugni ma anche spranghe di ferro. La magistratura sta indagando ma gli episodi continuano. Tra gli immigrati c’è paura. Da settimane si passavano la voce di queste spedizioni punitive, ma non tutti credevano fosse vero fino a quando non sono incappati nei picchiatori.
Il giornalista Angelo Venti, direttore di Site.it e referente abruzzese di Libera, ha raccolto le testimonianze delle vittime che hanno raccontato le aggressioni e sostengono di aver riconosciuto chi li ha picchiati. Tra loro ci sarebbe anche il figlio del primo cittadino di Luco dei Marsi, ex commissario di polizia.
«Ero in via Gran Sasso, in centro storico», racconta a Venti Hicham Ouguandar, «quando ho sentito un uomo che mi ha detto ‘fermo polizia’. Era da solo e ha tirato fuori il tesserino. Mi ha chiesto cosa avessi in tasca: avevo 170 euro e un pacchetto di sigarette e si è preso tutto. Poi sono arrivati altri tre, mi hanno spaccato la faccia. C’era anche il figlio del sindaco che si è messo il passamontagna».
Il giovane è stato colpito alla testa poi è caduto a terra ed è stato accompagnato all’ospedale dagli amici. Il medico ha poi detto che il giovane è stato colpito con una spranga di ferro.
Il giovane non ha presentato denuncia. 

Venti ha ascoltato anche un altro marocchino, Almiraia Halderaha, con regolare permesso di soggiorno e contratto di lavoro, da 5 anni in Italia. Lui ha ancora una vistosa benda sulla tempia sinistra e una mano rotta, ovvero quel che resta dell’aggressione subita il 3 novembre scorso verso mezzanotte. «Sono uscito e sono andato a trovare degli amici, ho mangiato con loro e girato un po’ per Luco. Ho perso il pullman per tornare a casa e stavo cercando degli amici per trovare un passaggio. Non ho trovato nessuno e sono andato al tabacchino. Si è fermata una macchina, c’erano tre persone. Hanno parlato tra loro. Non avevo capito che volevano menarmi. Mi hanno picchiato senza motivo. Non ricordo come mi hanno picchiato, forse qualche pugno in testa. Mi hanno messo dei punti alla testa, in ospedale mi hanno detto che mi hanno colpito con un coltello ma io non lo so. Ho perso i sensi, mi hanno svegliato i carabinieri quando sono arrivati insieme all'ambulanza».
Insieme a lui c’era anche un amico che però quando ha visto l’aggressione è scappato. «Il mio amico conosce uno di quei tre, dice che è un poliziotto di Luco». Anche un altro testimone ha riconosciuto un altro aggressore.
Una volta in ospedale il marocchino ha scoperto che non aveva più i soldi nel portafoglio, circa 200 euro. «Non so perché mi hanno picchiato, forse una rapina, forse sono razzisti».
L’uomo ha presentato una denuncia e ha raccontato che alcuni amici gli avevano raccontato: «a Luco c’è un poliziotto che picchia gli immigrati ma io non gli avevo mai creduto. Poi l’ho visto con i miei occhi…».

COISP: «CHE SIA UN TIRO AL PICCIONE?»
Il Coisp Abruzzo – sindacato indipendente di Polizia – si dichiara preoccupato dalle ‘ronde’ contro gli immigrati: «se le notizie fossero confermate», commenta il segretario Santino Li Calzi, «indicherebbero che in quelle zone vi è un senso di “insicurezza” tale, da destare preoccupazione tra gli abitanti di questi territori. Siamo contrari alle ronde innanzitutto a livello di principio in quanto la tutela dell'ordine e della sicurezza dei cittadini spetta allo Stato e non può essere delegata ad altri, sono inoltre inutili e pericolose. Certo, continua Li Calzi, i continui tagli del Governo agli organici ed ai mezzi delle Forze dell’Ordine non aiuta ad assicurare un pieno ed efficiente controllo del territorio, ma questo non deve dare adito a cercare soluzioni alternative».
Li Calzi esprime poi perplessità sul presunto coinvolgimento di appartenenti alle Forze dell’Ordine: «non vorremmo che anche questo episodio sia l’occasione per fare il solito “tiro al piccione” contro le Forze dell’Ordine. Non vorremmo che il “garantismo” tanto invocato valga solo per alcuni cittadini, in quanto non sarebbe la prima volta che dei colleghi sono stati dati in pasto all’opinione pubblica ancor prima che nei loro confronti la giustizia, anche quella interna, avesse addirittura iniziato il suo corso, per poi alla fine venire assolti da accuse ingiuste o addirittura false». 

«SILENZIO ISTITUZIONI INQUIETANTE»

«Le aggressioni squadristiche ai danni di lavoratori immigrati a Luco dei Marsi dovrebbero suscitare un'ondata di condanna unanime», commentano il segretario regionale di Rifondazione Marco Fars e il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo.

«Non vi è alcuna possibile giustificazione sociologica per pratiche di aggressione di tal genere». I due si dicono stupiti del fatto che «nessun rappresentante istituzionale del Pdl, da Chiodi all'assessore alle politiche sociali Gatti fino al presidente Pagano, al senatore Piccone e al presidente della Provincia Del Corvo, sia intervenuto con parole chiare e nette su fatti gravissimi che occupano oggi un'intera pagina di uno dei più diffusi quotidiani nazionali. Rifondazione Comunista da anni lancia l'allarme sulla polveriera che si va determinando nel disinteresse delle istituzioni nell'area del Fucino dove si concentra una forte presenza di lavoratori immigrati e un diffuso sfruttamento di lavoro nero di clandestini nell'agricoltura.

Ma una cosa deve essere chiara: nessun problema di convivenza, integrazione o microcriminalità giustifica che vadano in giro squadracce che aggrediscono, picchiano e derubano persone perchè straniere. Per l'ennesima volta come abruzzesi dobbiamo ringraziare Angelo Venti, l'associazione Libera e Site.it per aver fatto emergere fatti di gravità inaudita».