L'INIZIATIVA

ABRUZZO. Referendum anti casta. Il Prc ha raccolto 3000 firme

Il segretario Prc Abruzzo Marco Fars annuncia i primi risultati

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PESCARA. Sono state raccolte già 3000 firme per la richiesta di referendum popolare anti casta e la proposta di legge sul reddito minimo garantito.

Lo ha annunciato oggi, in conferenza stampa, il segretario del Prc Abruzzo, Marco Fars. L’iniziativa lanciata 15 giorni fa dal Prc Abruzzo ha riscosso molti consensi in numerose città abruzzesi.
I CINQUE QUESITI REFERENDARI
Fars ha chiarito il contenuto dei quesiti referendari che spaziano dall’abrogazione dell’articolo 8, all’eliminazione della diaria, al ripristino dell’articolo 18.
In particolare, il segretario di Prc Abruzzo ha spiegato che «è inaccettabile che mentre si chiedono sacrifici a chi con fatica arriva alla fine del mese, mentre i parlamentari italiani sono tra i più pagati d’Europa». Per questo la diaria grazie a cui i parlamentari godono di un doppio stipendio va eliminata. «I privilegi e gli abusi della politica suscitano l’indignazione delle persone e alimentano l’idea che tutti facciano politica per il proprio tornaconto, di gruppo, o peggio, individuale».
Rifondazione Comunista già nel 2006 presentò in Parlamento una proposta di legge per dimezzare lo stipendio dei parlamentari. Il secondo quesito referendario chiederà l’abolizione dell’articolo 8 della manovra di Ferragosto del 2011, quella che permette alle aziende di derogare al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro ed a qualsiasi legge sul lavoro, ogni volta che l’azienda ne abbia bisogno.
«Si tratta della messa a norma dell’arroganza padronale», commenta Fars, «e delle richieste di Marchionne. Abolire questa indegna norma, significa restituire una dignità ai lavoratori ed al lavoro. Meno ricatti significa più lavoro e paghe decenti».
Non manca tra le richieste, il ripristino dell’articolo 18. Il governo Monti, con i voti diPd, Udc e Pdl ha cancellato la norma che imponeva il reintegro del lavoratore licenziato, laddove una sentenza del giudice avesse giudicato quel licenziamento illegittimo, cioè privo di giusta causa o giustificato motivo.
Il 4° e 5° quesito affronteranno il nodo della riforma delle pensioni per cui il Prc chiede un passo indietro. «Il governo Monti ha allungato di 6 anni e più il tempo di lavoro, gettando nella disperazione centinaia di migliaia di persone», ha evidenziato Fars, «per le lavoratrici e i lavoratori che non ce la fanno fisicamente a lavorare fino a 67/70 anni; per coloro che sono espulsi per la crisi dai luoghi di lavoro e non riusciranno ad arrivare alla pensione, non sapendo più come vivere; per i giovani che avranno ancora più difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro, in un paese in cui la disoccupazione giovanile è al 35%; per le donne su cui continua a scaricarsi il peso del doppio lavoro, produttivo e riproduttivo. La controriforma è tanto più ingiusta perché il nostro sistema previdenziale era in equilibrio fino ed oltre il 2060! Persino Monti l’aveva ammesso nel proprio discorso di insediamento. Salvo poi, nemmeno un mese dopo, varare là più violenta controriforma previdenziale della storia del nostro paese: con l’obiettivo di fare “cassa” e distruggere la previdenza pubblica a favore dei fondi privati».

PROPOSTA DI LEGGE SUL REDDITO MINIMO GARANTITO
Infine Prc sta raccogliendo firme per la proposta di legge sul reddito minimo garantito che mira a garantire un reddito di 600 euro al mese e l’accesso ad una serie di beni e servizi alle persone con reddito che non superino 8.000 euro annui e siano iscritte alle liste di collocamento dei centri per l’impiego.
«L’Italia è l’unico Paese europeo dove non esiste un reddito minimo garantito», ha evidenziato Fars, «il reddito minimo garantito è uno strumento di contrasto al rischio di esclusione sociale, alla precarietà ed alla ricattabilità del lavoro e di sostegno alla dignità della persona. Inoltre è evidentemente uno strumento contro la crisi per tutti coloro, i precari soprattutto, che non possono usufruire degli ammortizzatori sociali».
m.b.