PESCARA. Un giro d’affari di 600 mila euro, tassi che sono a volte arrivati al 4.000 %. Piccoli imprenditori presi in trappola con piccole somme. 14 sono le vittime, 11 gli indagati, 5 gli arresti.
Questo è il quadro che ho dipinto il comandante della Guardia di Finanza Patrizio Vezzoli che ha illustrato una operazione terminata questa mattina.
LA PRESENTAZIONE DELL'OPERAZIONE (power point) 1M
E’ il dramma di cadere nel mondo dell’usura che colpisce onesti commercianti che «per poco più di mille euro, per mandare avanti la bottega, sono costretti a rivolgersi all’usuraio. Qui non stiamo parlando di grandi cifre, all’inizio ai commercianti servono solo i soldi per andare avanti», ma poi gli interessi salgono. E di molto.
Il tasso medio praticato, dalla rete di strozzini che la Guardia di Finanza ha scoperto oggi era del 200 %. A volte si saliva al 900 %, ed una volta gli usurai hanno chiesto il 4000 %.
IL CORAGGIO DI DENUNCIARE.
Erano per la maggior parte piccoli e medi commercianti o titolari di aziende edili ad essere vittime dell’organizzazione .
È stato grazie ad uno dei commercianti pescaresi indebitato fino al collo che le indagini hanno preso il via.
L’uomo, il cui nome deve per riservatezza restare sconosciuto, dopo un anno e mezzo di vessazioni ha trovato il coraggio di denunciare i suoi strozzini. L’usura è un reato infame. Ancora più infame perché approfitta delle debolezze, magari anche solo momentanee, magari di poco conto, per estorcere denaro.
GLI ARRESTATI
Le persone coinvolte e smascherate dalle indagini, in quattro casi su cinque sono imprenditori. Almeno, quella imprenditoriale era la faccia pulita che mostravano, dietro c’era lo strozzinaggio.
A seguito delle indagini sono scattate le ordinanze di custodia cautelare per 5 persone.
Tre di loro sono state condotte in carcere all’alba di oggi ed altri due hanno potuto beneficiare degli arresti domiciliari.
È stato il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pescara, Michela Di Fine, che ha ritenuto esistesse il pericolo di reiterazione dei reati di usura per Silvano Tontodimamma, Mario Palmarini e Michele Maresca a decidere del loro trasferimento in carcere. Per gli altri due Piero Bonavini e Benito Tiberi, quest’ultimo classe 1936 ed ancora incensurato, sono stati concessi gli arresti domiciliari.
Denunce a piede libero sono invece state emesse per altri sei componenti della rete che aveva la sua base operativa a Pescara e nel comprensorio con diramazioni fino Napoli e Roma.
LE ACCUSE
Il reato di usura è stato contestato a tutti gli indagati, insieme a quello di ricettazione e abusivismo finanziario. Operavano infatti come una banca ma illecitamente, con i loro tassi d’interesse che stringevano sempre di più il cappio intorno alle loro vittime.
Il colonnello Vezzoli ha illustrato tutti i pericoli di uno strisciante e nascosto sistema usuraio di piccole dimensioni: «è questo che complica l’indagine, la relativa piccola entità dei prestiti, che diventavano però velocemente, cifre importanti. Il 50% dei casi di usura toccano il piccolo quotidiano».
Fortunatamente, la Guardia di Finanza con la conclusione di questa sua indagine “Doppio Golf” ha stroncato l'intera rete. Altre ne operano in Abruzzo, ma le indagini sono in corso, ed il riserbo è d’obbligo.
LE INDAGINI. LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE
Alla denuncia fa immediatamente seguito la decisione del Sostituto Procuratore della Repubblica, Filippo Guerra di incaricare il nucleo regionale della polizia tributaria di indagare sui fatti.
Le indagini sono iniziate circa un anno fa: intercettazioni telefoniche, accertamenti sui conti correnti, sugli assegni emessi, sui movimenti bancari. La guardia di Finanza ha iniziato a costruire il castello accusatorio intorno agli strozzini.
Gli assegni sequestrati sono stati richiesti alle vittime due volte dagli strozzini. Si è aggiunta così alla lista dei reati quello di estorsione.
Ha collaborato alla fase finale delle indagini anche il nucleo della guardia di finanza di Napoli, che ha effettuato perquisizioni nella città e ha emesso delle ordinanze di custodia cautelare domiciliare per due indagati napoletani.
IL METODO USATO PER FAR CADERE IN TRAPPOLA GLI IMPRENDITORI
Le 14 vittime di questa organizzazione, tra cui 10 imprenditori, si rivolgevano a persone che “prestavano” denaro.
Piccole somme all’inizio.
Per tirare avanti. Per non restare scoperti davanti ai loro creditori. Era finito nella rete, come racconta il capitano Lucio Maltestuto, un pensionato che per «tirare avanti, semplicemente» aveva dovuto far ricorso ai prestiti che gli strozzini.
La situazione, seppur pesante, non ha visto episodi di violenza anche se, continua il capitano «nel caso di uno degli indagati, Tontodimamma, abbiamo accertato l’esistenza di gravi minacce a livello psicologico»
Alessio De Laurentiis 14/07/2006 15.27